DISAGIO ELETTROSTATICO – Micol Assaël @HangarBicocca

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Ancora una volta l’Hangar Bicocca ci permetterà di “entrare nell’opera” a livello mentale ma soprattutto fisico sradicando il concetto di relazione di spazio dell’arte.

1800 mq per quattro installazioni intense e inquietanti frutto del lavoro della giovane artista, Micol Assaël, e un’opera del tutto inedita saranno esposte il 30 gennaio – ore 19.00.

Micol, anche se non si direbbe è nata a Roma ma ha sempre vissuto all’estero, è del ’79 ed è considerata una delle voci più originali dell’arte europea degna erede degli esponenti dell’arte povera come Zorio, Anselmo, Kounellis..

Ha esposto nelle più importanti biennali e in numerosi centri museali quali: Palais de Tokyo di Parigi, Kunsthalle di Basilea, New Museum di New York, Palazzo Grassi a Venezia e l’Hamburger Bahnhof a Berlino.

Le sue installazioni tendono a modificare le strutture architettoniche esistenti. L’artista ricostruisce nuovi spazi specifici o modifica quelli già in essere attraverso un intenso lavoro meditativo che coinvolge sculture e disegni indirizzati alla trasformazione, spesso con l’utilizzo di materiali rinvenuti o stampe preesistenti.

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L’artista ha anche progettato e organizzato numerosi ambienti per esperimenti sul comportamento degli esseri umani. In queste situazioni performative i componenti del pubblico, inconsapevoli della loro condizione di soggetti, sono colpiti e trasformati, fisicamente e mentalmente dagli scenari concepiti da Assaël. La sensazione che proverete è disagio fisico e psicologico dato dall’isolamento, imposto o volontario e dall’ambiente ostile, insolito, violento. Il rimando è agli artisti e performers come Vito Acconci, Chris Burden e Gina Pane che negli anni Settanta hanno indagato il corpo analizzandone ogni limite, annullando ogni soggettività per farne un puro mezzo ed estremizzando l’autocontrollo fino al raggiungimento dell’estasi, dell’automutilazione.

Ma partiamo dal titolo: ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA, e una volta che riuscirete a pronunciarlo sarete giunti alla fine. Non provateci, non impazzite! E’ uno “scioglilingua musicale” di termini greci a casaccio. Nessuna traccia a monte, il messaggio è chiaro e pretende un contatto puro, senza pregiudizi iniziali. Libera ricezione.

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Vorkuta, realizzata in due versioni nel 2001 e nel 2003 (esposta in HangarBicocca nella sua seconda versione) è una delle prime opere in cui l’artista indaga i fenomeni fisici ed elettrici. L’opera, realizzata sulla scia delle memorie di un viaggio compiuto dall’artista in Siberia, è una cella frigorifera elettrizzata mantenuta a -30°C con un quadro elettrico e una sedia regolata da un termostato interno alla temperatura di +37°C, la temperatura corporea. Il suono e il bagliore di piccole scosse elettriche interrompono il ronzio di sottofondo del motore della cella, che si presenta come un ufficio abbandonato caratterizzato da strumentazioni obsolete e pericolose. Vorkuta è il nome di un’antica città mineraria situata nei pressi di uno dei gulag più duri della Russia, caratterizzato da un clima rigido e ostile, dove in alcuni momenti dell’anno la temperatura scende fino a -60°C.

Senza Titolo (2003), presentata alla 50a Biennale di Venezia all’interno della sezione LA ZONA, è una stanza di circa 5×5 metri realizzata interamente in ferro, dove le porte d’accesso e d’uscita rappresentano le uniche due aperture verso l’esterno. All’interno si trovano un tavolo, un letto e un armadio insieme a un groviglio di cavi elettrici. Poggiati sul tavolo e protetti da una scatola di vetro, vediamo 10 trasformatori elettrici che spigionano energia fino a 9.000 Volts, alimentando le lampadine collocate sotto i mobili (sospesi a circa 4cm da terra) e provocando scintille ad alta tensione. L’ambiente è attraversato da correnti di aria calda e fredda convogliate nello spazio da potenti ventilatori che rendono lo spazio ostile. L’insieme spoglio crea un luogo respingente dove campi di forza e linee di tensione inducono lo spettatore a riflettere sulla violenza che si annida negli oggetti quotidiani.

Originariamente concepita in occasione di Manifesta 5 a San Sebastian nel 2004, Mindfall è stata realizzata in una seconda versione nel 2007 per la mostra personale dell’artista nella galleria Johann Koenig (Berlino). L’opera è costituita da un container di recupero con una sedia e dei tavoli, su cui sono disposti 21 motori elettrici. Accesi in modo intermittente, i macchinari generano un rumore assordante e riempiono l’aria di un odore di combustibile creato dalle cadute di gocce di nafta su resistenze poste all’interno di alcuni motori. Entrando nell’installazione si ha l’impressione di avere a che fare con un macchina fatiscente nella quale i motori, recuperati dall’artista in un impianto di riciclaggio, sono collegati tra loro da un sistema di pompaggio di benzina. Il dispositivo così generato è un sistema chiuso.

Le ricerche di Micol Assaël sulle relazioni tra arte, musica e percezione sono ulteriormente approfondite ed estese al confronto con la natura e il mondo animale nell’installazione 432Hz (2009). L’opera è formata da una serie di telai di varie dimensioni e altezze, disposti sulle pareti di un ambiente in legno che nel suo insieme ricorda un’arnia sovradimensionata. Ogni telaio contiene un disegno in cera retroilluminato e una traccia audio che riproduce il ronzio delle api nell’alveare (che si attiva in presenza del visitatore). La frequenza scelta come titolo dell’opera, 432Hz, corrisponde alla vibrazione emessa dalle api in lavorazione ed è strettamente connessa ai suoni della natura. Per questo motivo, nel 1858, fu scelta come frequenza del diapason “naturale” (LA centrale) usato per accordare tutti gli strumenti di un’orchestra. L’opera 432Hz è stata presentata nel 2009 al MADRE di Napoli all’interno della mostra Barock – Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nellʼEtà Contemporanea.

La nuova opera prodotta per la mostra in HangarBicocca è un ambiente realizzato attraverso l’assemblaggio di alcuni espositori in vetro e alluminio progettati dall’artista e utilizzati per mostrare i disegni della serie Inner Disorder (1999-2001), in occasione della mostra itinerante Fomuška (2009). Ricombinate in una struttura geometrica trasparente, le vetrine prendono una nuova vita e, da strumento espositivo funzionale, diventano parte di una nuova opera. Il pubblico, osservando dall’esterno o entrando all’interno della struttura, assisterà al fenomeno della nascita di cariche elettrostatiche prodotte da un “generatore Kelvin”, un dispositivo che utilizza gocce d’acqua in caduta per generare differenze di tensione per induzione elettrostatica che si verificano tra i sistemi interconnessi di carica opposta.

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