GABRIELE GARAVAGLIA – arte come forma di servizio

 Gabriele Garavaglia We%E2%80%99ll share the shelter 2011 GABRIELE GARAVAGLIA   arte come forma di servizio

Dal 14 dicembre 2011 al 28 gennaio 2012 negli spazi della Fabbrica del Vapore Careof e Viafarini inaugurano la mostra collettiva “le Officine dell’Arte” degli artisti dall’Archivio DOCVA coordinati dai visiting professor Stefano Arienti e Italo Zuffi. I due artisti hanno condotto da settembre a novembre due workshop con un nutrito gruppo di giovani e talentuosi artisti negli spazi delle residenze FDV Residency Program e VIR Viafarini-in-residence. Conosciamo meglio il punto di vista di Gabriele Garavaglia in mostra con un’opera di confine tra arte e archiettura.

1.    Come hai iniziato il tuo percorso artistico?

Ho scoperto l’arte contemporanea quando studiavo architettura all’università. Durante quel periodo ha fortemente influenzato i miei studi, facendomi pensare all’architettura in termini di arte applicata. Dopo la laurea ho capito più chiaramente quello di cui volevo occuparmi, iniziando un percorso specifico nel mondo dell’arte. Così ho lavorato per un breve periodo come assistente di Alberto Garutti a Milano,  per un periodo ben più lungo come assistente di Armin Linke a Berlino, collaboro tutt’ora con Patrick Tuttofuoco. Direi che la frequentazione degli atelier, in contrapposizione ad un certo mondo dell’architettura, è stata un possibile inizio.

2.    Cosa influenza il tuo lavoro.

Il mio lavoro è influenzato da ogni cosa che mi circonda. Nel bene o nel male, risente del contesto nel quale sono immerso. Nutrendomi in modo onnivoro di tutto ciò che, in maniera ordinaria o straordinaria mi transita davanti, seleziono di volta in volta cosa vale la pena trattenere o restituire, tentando di sollevare questioni che reputo importanti. Più in generale ho un debole per alcuni aspetti della cultura pop.

3.    Descrivi la tua arte.

Ho sempre pensato all’architettura prima, e all’arte poi, come ad una forma di servizio.
Per questo non sono mai stato interessato ad una specifica pratica artistica quanto ad una serie possibile di racconti in grado di coinvolgere il pubblico.
Durante gli ultimi anni ho focalizzato la mia ricerca sulle relazioni che intercorrono tra individui, spazi e fenomeni di rilevanza pubblica. La mia produzione artistica è caratterizzata da una serie d’interventi site-specific nei quali combino differenti medium, cercando di sfumare il confine che esiste tra realtà e finzione. Nonostante si tratti d’interventi tridimensionali con una forte componente scultorea, tendo a considerare i miei lavori delle immagini che realizzo attraverso una serie di azioni.

4.    L’esperienza con Stefano Arienti per il progetto le “Officine dell’Arte”.

Il progetto “Officine dell’Arte” è stato un evento formativo lodevole, del tutto atipico per il sistema italiano, nel quale una serie di giovani artisti hanno avuto la chance di confrontarsi con una figura del calibro di Arienti. All’interno di questo contesto, lo scarto è stato prodotto dalle immense capacità che Stefano ha dimostrato di avere in qualità di educatore, andando ben oltre i semplici confini del workshop e degli spazi di Viafarini. Durante i mesi di lavoro, abbiamo vivisezionato l’opera d’arte e l’artista, usando i lavori di ciascun partecipante come pretesto per discutere a 360° di produzione artistica.

5.    Il panorama dell’arte contemporanea oggi e ieri.

Pare che in questo preciso istante siano attivi più “artisti” di quanti ne siano mai esistiti nel corso della storia dell’arte.  E’ evidente che, mentre il sistema e il mercato dell’arte contemporanea aumentano la massa e la definizione del proprio corpo in modo esponenziale, la figura dell’artista è sistematicamente meno chiara, evanescente, temporanea, a cavallo tra differenti discipline, sempre più trasversale e connessa ad altri ambiti di ricerca.
Purtroppo in questo caso la parola “panorama” è un termine geopolitico. Se per panorama intendiamo la fauna di artisti e la flora delle loro produzioni, lo scenario dipende anche dalle capacità dei diversi paesi di considerare l’arte un investimento socio-culturale oltre che economico.

6. Progetti per il futuro.

Per un giovane artista guardare al futuro è la sfida più difficile.
Dopo gli ultimi due progetti, CCA Kitakyushu in Giappone e Vifarini a Milano, in occasione di Milano Expo 2015, da fine gennaio parteciperò ad un progetto di residenza a Istanbul, per il quale è previsto che realizzi due opere  d’arte: un libro d’artista e un installazione che riguarderà il tema della geo-architettura. Durante la prossima estate trascorrerò tre mesi in Australia lavorando come resident artist nel centro per l’arte contemporanea Gertrude Contemporary di Melbourne.

7.    La città e l’arte, credi sia giusto rimanga confinata in uno spazio espositivo o dovrebbe essere liberalizzata? Credi che il pubblico sia maturo per comprendere?

Non credo ci sia nulla di costrittivo nello spazio espositivo, la sua natura è molteplice e non deve corrispondere per forza al cliché del white cube. Le mostre presentate dalla Fondazione Trussardi a Milano sono un ottimo esempio. Per questo credo che la questione non sia tanto liberare l’arte, quanto creare le condizioni per coinvolgere un numero maggiore di persone, trascinandole a vedere buone mostre, nei musei e nelle gallerie. A Londra e a Berlino è del tutto normale trascorrere, con la propria famiglia, una giornata alla Tate Modern o all’Hamburger Bahnhof: perché in Italia no? Credo sia una questione socioculturale complessa che non riguarda solo il campo dell’arte contemporanea.

8.    Arte e moda.

Mi vengono in mente Yohji Yamamoto, Hedi Slimane,  Vivienne Westwood, Marni, Henrik Vibskov, Comme des Garçons, Franco Moschino, Gareth Pugh, Alexander McQueen, Steven Klein, Takashi Murakami per Louis Vuitton, la Fondazione Prada e tutti i possibili outfit per presentarsi ad un opening.

9.    Che modalità hai in testa?

Multiplayer.

 Gabriele Garavaglia From time to time 2011 GABRIELE GARAVAGLIA   arte come forma di servizio

GABRIELE GARAVAGLIA
Vercelli, 21 gennaio 1981.

Studia Architettura presso la Bartlett School of Architecture di Londra e al Politecnico di Milano. Nel 2004 collabora a diversi progetti dello studio di architettura diretto da Stefano Boeri (architetto, urbanista e direttore di riviste internazionali). Nel 2008 è assistente per Alberto Garutti (artista e docente titolare all’Accademia di Brera di Milano e alla Facoltà di Design e Arti, IUAV, di Venezia) e nel 2009 partecipa come elemento del collettivo artistico Alterazioni Video. Dal 2010 vive a Berlino, dove ha lavorato come assistente per Armin Linke e dove opera come artista indipendente.
Nel 2010 è tra i 10 artisti under 30 che parteciperanno a Research Program 2010/2011 presso il centro per l’arte contemporanea CCA Kitakyushu in Giappone.
Nel 2011 partecipa al workshop Officine dell’arte, diretto da Stefano Arienti per Viafarini a Milano. Nello stesso anno è risultato vincitore del concorso Global Art Programme, Waiting for Expo 2015, Italia – Turchia, e Studio 18 Residency Program, presso il centro per l’arte contemporanea Gertrude Contemporary di Melbourne.

Gabriele Garavaglia Invisibility cloak 2011 GABRIELE GARAVAGLIA   arte come forma di servizio

Le Officine dell’Arte

Dal 14 dicembre 2011 al 28 gennaio 2012
da martedì a venerdì 11.00-19.00, sabato 15.00-19.00

Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4 Milano

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