RAISSA PARDINI – una matita in fuga aspettando i Blur

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Raissa Pardini è una personalità multipla che ha trovato sfogo nell’illustrazione. Lavora tra Berlino, Milano e la Versilia, dove è nata, e al momento si occupa di grafica e disegno, ma considerati i suoi mille interessi, non è da escludere che tra una decina d’anni la ritroveremo mutata verso altre arti e mestieri. L’abbiamo intercettata per fare quattro chiacchiere tra dischi e flyer.

 

1) Spiegaci un po’ cosa fai…abbiamo visto tue foto, disegni, illustrazioni..ma cosa combina Raissa?
Diciamo che sono compresa dentro quella grande fascia del “fare”. Fare porta ad altro fare e ad un certo punto ti ritrovi ad essere coinvolta in mille progetti diversi. Forse è da questo che traggo ispirazione, forse la mia creatività deve tutto a questo meltin pot che tiene alta la motivazione. Un giorno mi faccio 300 km per vedermi un concerto, il giorno dopo mi alzo alle 5 per andare a dipingere un muro. Sono spinta da ogni qualsiasi cosa che mi mantenga motivata, seguendo tutto con un alto interesse. Mi faccio coinvolgere insomma.

2) Dove trovi maggiormente ispirazione?
Il mio stato d’animo è il maggiore fattore di ispirazione. Le ispirazioni si trovano ovunque, trovo ridicoli gli artisti che si inventano una qualunque scusa per difendersi dal fatto che non stanno producendo nulla. Trovandosi ovunque, devi essere tu quello che le fa entrare e qua entra in gioco lo stato d’animo. Anzi vi diro’, le maggiori ispirazioni si trovano proprio dove c’è il nulla.

3) Il tuo nome è associato spesso ai poster a tema musicale e locandine che stanno scomparendo (purtroppo!!!) per colpa del digitale. Manterranno il loro fascino un po’ vintage o piano piano si estingueranno? 

Si, le locandine esistono sempre e sempre credo esisteranno. Ovviamente adesso sono più legate ad un fatto di visual, sembra che il problema più grande sia renderle visibili nelle immagini profilo di un evento facebook. Quindi da qua si capisce quanto il digitale e i tempi moderni abbiano cambiato le carte in regola. Ci sono invece delle tipografie e dei giovani che ancora credono nel poster serigrafico e quindi nei poster stampati in serie, nell’importanza del colore, nel tipo di carta. Questi dettagli nel digitale non si notano a meno che tu non li renda talmente reperibili che è inevitabile accorgersi del particolare. E’ importante conoscere però le radici per modificarne le strutture, non si può pretendere di avere buon gusto o di essere innovativi se non si ha una preparazione od una conoscenza storica. E comunque sì, quando le mie più grandi passioni riescono ad incontrarsi creano un connubio perfetto (almeno per me!). La musica fa parte della mia vita da molti anni oramai, ho cominciato con il collezionare vinili, passando per la radio, djset all’estero, fino al management. Grazie poi alla conoscenza di molti gruppi è arrivata anche il lavoro come illustratrice per loro.

4) Potresti essere la protagonista perfetta di alcuni tuoi poster, hai mai disegnato qualcosa che non ti piace o in cui ti riconosci?
Mhm ogni volta che non mi piace un lavoro lo butto. Non ci perdo nemmeno tempo nel modificarlo, se non va non va. Quindi mi rispecchio in molte cose che ho disegnato, proprio perchè cerco sempre di farlo piacere sia a loro che a me.

5) Cosa ne pensi delle sempre più frequenti collaborazioni tra il mondo dell’illustrazione e altri settori ad es. la moda?
L’ illustrazione è un pò un terno a lotto, però si è sempre affiancata a campi commerciali come l’editoria e la moda. Nei tempi che corrono c’è bisogno di ironia e sincerità: il progetto fatto con la matita rispecchia tutto questo e l’illustrazione è forse uno dei metodi per smussare comunicativamente quegli angoli più duri e negativi della società moderna.

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6) Quali strumenti usi, puoi descriverci la tua tecnica?
Uso di tutto, una volta usai anche dei fiori pestati per ricavarne il colore per un poster. Però il mio cavallo di battaglia rimane sempre foglio bianco e penna nera.

7) Anche il tuo è un esempio di cervello in fuga, anzi di matita in fuga! Perchè?
Come dicevo, se davvero sei coinvolta nell’arte, tutto è arte, dalla piastrella del bagno all’apparecchiatura di una tavola. Se sei innamorata dell’arte i tuoi campi non possono mai limitarsi solo al tuo lavoro; cerchi e hai bisogno di comunicare attraverso cose diverse, punti di vista personali, materiali, strumenti, posizioni, tutto quello da cui sei attratta ti comunica un interesse. Non bisogna essere colti per inventare, bisogna essere curiosi, con la curiosità arriva anche la cultura.

8) L’illustrazione che avresti voluto disegnare tu. (ndr un disegno di qualcun altro, già uscito, di un tuo maestro….)
Non guardo molto al moderno, i nuovi illustratori hanno una linea comune piuttosto simile: corpi sintetizzati al minimo, colori a tono sixties, sembra di vedere dappertutto delle copertine di album jazz. Adoro le copertine Jazz, ma erano innovative ai tempi di Bitches Brew. Comunque guardo molto al passato e tutto quello che mi si avvicina di piu’ come stile lo posso trovare nelle vecchie fanzine americane di musica punk. Avrei voluto disegnare qualcosa per i Buzzcocks o per i Black Flag, perchè dal punto di vista grafico erano eccezionali (beh anche dal punto di vista musicale ma stiamo parlando di altro, no?).

9) Il disegno che ancora non hai realizzato ma vorresti. (ndr il disegno perfetto, nel cassetto, l’aspirazione)
Vorrei disegnare per i Blur.

10) Ultima domanda….che Modalità hai in testa?
STAND BY!

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Per tutti i lavori e le info su Raissa, clicca qui.

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