MILANO DESIGN WEEK 14 – Riflessioni post

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Abbiamo fatto come tutti i giri del Fuorisalone (la nostra guida #modalitasalone14 sembra sia stata piuttosto seguita, grazie).

Abbiamo visto cose e incontrato gente ma soprattutto abbiamo seguito i tweet (e i selfie) degli “esperti”.

Tra 800 eventi, performance, presentazioni viene considerato da molti (tutti presenti, noi comprese, in Piazza Affari sotto al famoso dito) il progetto L.O.V.E. di Seletti e Cattelan come faro della nostra design week 2014.

Vorrei ricordare a tutti che la festa di paese era già stata presentata quindi:

1. Non era una novità del Fuorisalone 14 (medesima location con annessa band e banchetti di street food era stata proposta mesi fa)

3. Cracco vera star del design. Non bastavano i manifesti della patatina nobilitata dallo chef ad invadere la città doveva presenziare anche in piazza (e mi ha ricordato tanto una stella cadente, una meteora.. Gualtiero Marchesi e il suo Vivace lo speciale hamburger McDonald’s.. Ricorda Carlo la rete è memoria.)

2. Per quanto poi possiamo trovare alquanto “ironici” i piattini e le tazze con dita mozzate e ali spezzate, per non parlare del toylet paper che consideriamo un progetto contemporaneo e anticonfromista (facile certo se poi ti chiami Cattelan..) la domanda è: dov’è il design? Che ci stiamo a fare tutti quì? Ciao vado a dormire che almeno sperimento il design del mio nuovo letto ikea.

Se questo è quello che vogliamo sia recipito dall’esterno quale sintesi della nostra MDW allora basta, meglio Copenhagen.

Altro tema scottante.. Lambrate, Ansaldo, insomma i bazaar del design. Tutti presenti a promuovere i loro eventini su facebook ma girate, uscite, vedete quelli che non si sparano i selfie o promuovono i loro oggetti da shop museale, osservate bene cosa fanno, come lavorano per le aziende, io non credo che Nendo, Front, Crasset e altri siano così attivi sui social o facciamo dei party per lanciare un nuovo vasetto o souvenir, forse non hanno tempo? Forse traggono ispirazione da qualcosa oltre i tumblr?

Voglio ricordare le parole di un progettista serio che si professa lo ripeto progettista e non designer: Piero Lissoni. Mi ha impartito una lezione importante alla mia domande sulle autoproduzioni, la risposta è stata un po’ così: “signorina che senso ha secondo lei produrre qualcosa senza che sia un’azienda a commissionare il lavoro? Senza uno scopo? Cos’è arte?! Il design è progetto, nasce dall’esigenza di sviluppare un prodotto specifico non da forme, colori, materiali assemblati senza alcuna direzione. Si lavora per un’azienda non si produce senza un committente”.

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Adesso invece segnaliamo cosa ci è piaciuto (e perdonate quello che ci siamo perse).

1. Segno Italiano Spazio Antonio Marras. Solenne, immobile, perfetto. Questi gli aggettivi che ho razionalizzato dopo i primi minuti di totale stupore. Lo spazio lo conoscevo da tempo, forse uno dei luoghi più suggestivi della città e sai quando ci si dice bè non sembra Milano quì in realtà non c’è alcun precedente, nessun posto riconducibile, è come essere stati traslati in un altro mondo. Il mondo visionario di Antonio Marras. E loro sono giovani e dimostrano tutta la sensibilità accostandosi a quell’estetica così raffinata, elitaria. Il dialogo è forte eppure tutto è in bilico, sfasato, le linee esili, rarefatte dalla luce naturale che penetra a fatica, gli dei seduti attorno alla vera protagonita: la tavola imbandita. Ma non esiste collegamento con il cibo, è solo un ricordo dato dalle forme, è l’idea del convivio, dell’artigianalità che si muove verso una visione sofisticata, fantastica in cui gli oggetti sono pronti a prendere… UN VOLO A PLANARE per essere ricordati qui per non saper volare…

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“Anch’io come loro penso che la memoria intesa come memoria individuale, collettiva e storica sia da preservare e che il tempo, come tempo passato, depositatosi su oggetti e abiti sia segno di identità, di distinzione e di autorevolezza. Insieme a loro ho selezionato una serie di oggetti: la sedia chiavarina, le zuppiere e le ceramiche e abbiamo apparecchiato una tavola lunga e stretta per una immaginaria comunità venuta chissà da dove. Si tratta di un pranzo di nozze? Un pranzo d’affari o un pranzo di capi tribù?” Antonio Marras

01 PS SEGNO ITALIANO ANTONIO MARRAS ©valentinasommariva allacarta MILANO DESIGN WEEK 14   Riflessioni post

2. 5 Vie. I momenti più belli di questo tipo di manifestazioni sono la scoperta di luoghi apparentemente vicini eppure nascosti, il cortile, la piazzetta, la svolta inaspettata che genera stupore. Nel cuore di Milano, tra la caotica via Torino e i condomini recintati di Sant’Ambrogio un gruppo di antiche stradine ti accolgono come un salotto dei tempi passati. Atelier, showroom, laboratori celati nei portoni ti invitano con una segnaletica delicata, non come le paline ululanti giallo acido del Fuorisalone, entri a curiosare e l’atmosfera è quella di una corte. Pile di piatti di ceramica, pennelli, tavolozze, legni.. La materia grezza che sfida la creatività.

Di seguito alcune immagini del Laboratorio Paravicini.

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3. COS+Nendo. La scusa è un pop-up store in via delle Erbe che rivela l’installazione di Oki Sato: 77 camicie tutte uguali, simbolo della linearità e del rigore del brand, posizionate all’interno di strutture metalliche cubiche, interpretate in chiave geometrica e come fossero quadri di colore di Rothko disegnano un percorso di gradienti che si intensificano fino al culmine del total white.

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4. Transnatural label in Ventura Lambrate si propone di conciliare il design con la natura. Tutti gli elementi della collezione hano una funzione essenziale oltre che una funzione estetica, con una forte attenzione alle energie alternative e ai materiali riciclati. Troviamo bellissima la serie di specchi Transience mirrors che rivelano il risultato di un processo di ossidazione, ottenuto con ossigeno e acqua. Le gradazioni che si ottengono sembrano dipinte e svelano la bellezza di un processo di transizione e di trasformazione della materia sintetizzato in forme geometriche.

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Ci sono tanti momenti durante l’anno per presentare progetti interessanti lasciamo al design il suo spazio oppure organizzatevi per darci il dono dell’ubiquità!

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