“Se non ci sono altre domande” Il debutto teatrale di Paolo Virzì

Cosa succede se un anonimo e grigio impiegato di medio livello, sposato con figli, all’improvviso e senza una precisa ragione, viene letteralmente trascinato su un palco, adibito a moderno talk show televisivo, di fronte ad una platea che sembra sapere tutto di lui e della sua vita?

Al Teatro Eliseo di Roma, fino al 15 maggio, prende vita uno spettacolo che, per molti versi, si può considerare sperimentale. Intanto perché scritto e diretto da Paolo Virzì, regista e sceneggiatore che finora si era cimentato, con indiscutibile successo, in campo cinematografico. L’aspetto più innovativo è certamente nella messa in scena: ad una scenografia pseudo-televisiva, con schermi digitali e telecamere, si aggiunge una doppia regia, finalizzata non solo alla mescolanza di più linguaggi – teatro, cinema e tv – ma anche al coinvolgimento degli spettatori da differenti punti di vista. Così il pubblico in platea può ritrovarsi seduto accanto ad uno degli attori, ma anche chi prende posto in galleria può godersi lo spettacolo senza perdere i dettagli del volto del protagonista e l’espressione delle sue emozioni più segrete.

Michele Cozzolino, l’inconsapevole protagonista interpretato da Silvio Orlando, è un uomo qualunque che, suo malgrado, diviene oggetto di un vero e proprio processo mediatico. Attonito e sempre più confuso di fronte alle domande incalzanti degli “esperti”, è costretto ad affrontare i fantasmi del proprio passato, a fare i conti con i propri errori, fino a compiere una sorta di bilancio esistenziale e a subire il giudizio di una platea accanita, a volte spietata, che lo interroga e lo processa anche sui fatti più futili della sua vita.
Abituati ai battibecchi da reality show che quotidianamente affollano i palinsesti televisivi, è fin troppo scontato entrare nella parte di spettatori indiscreti o di giudici, più o meno compassionevoli, delle debolezze altrui.

Ma la provocazione di Virzì va oltre una facile satira alla tivù tritacarne che mette in piazza emozioni e vicende private: in un crescendo di colpi di scena si finisce per condividere il disagio del malcapitato Cozzolino, messo a nudo pubblicamente con le sue aspettative e le sue delusioni, i suoi amori e le sue avversioni, i suoi segreti e i suoi tradimenti, i suoi sogni irrealizzati, le sue ansie e le sue fragilità. Prima o poi, come tutti, spinto a fare i conti con la propria identità, il cui giudice più severo si rivela essere proprio se stesso.

di Gloria Giobbe

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