MICHELA AMADEI – dietro lo sguardo di una giovane fotografa


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1) La classica domanda. Come e quando hai iniziato a fare la fotografa?

Ho iniziato da piccola, verso i 14 anni, ad arrangiarmi in camera oscura sperimentando, senza la minima nozione tecnica; solo qualche indicazione da mio padre. Ho cominciato a scattare con la sua vecchia macchina fotografica e poi stampavo in camera mia poggiando acidi e bacinelle sul letto, ingranditore per terra…in pratica facendo tutto nel modo più sbagliato! Poi ho iniziato ad usare il digitale ma molto tardi. La pellicola rimane comunque il mezzo che più di tutti traduce perfettamente ciò che sento e ciò che “vedo” attraverso l’obiettivo.

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2) “Accetto il tragico conflitto fra la vita che cambia continuamente e la forma che la fissa immutabile” (Tina Modotti). Ci puoi spiegare il significato che questa frase ha per te e come ti rappresenta?

La frase di Tina Modotti è emblematica di ciò che la fotografia fa: ferma un momento di un percorso, di un flusso di immagini di cui si compone la vita stessa; la fissa e la rende un ricordo “parlante” perché rievoca in noi anche i suoni e il contesto da cui abbiamo rubato quell’istante. La foto diventa una sorta di tasto “play” che fa ripartire un intero ricordo.

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3) I tuoi soggetti sono quasi sempre donne. questa predilezione per il corpo femminile spesso si incarna in Roberta Mattei.

Roberta e io abbiamo da anni un rapporto molto speciale, come gli sposi unite “nella gioia e nel dolore nella salute e nella malattia finchè morte non ci separi”…è stato amore a prima vista e quindi non potrebbe essere altrimenti. Seriamente, oltre ad essere una bravissima attrice, e quindi perfetta per incarnare ogni “ruolo” che le propongo, è una persona che riesce a comunicare con gli occhi ma anche con il corpo, ne domina il linguaggio nel modo più naturale che io abbia mai visto. Ci ispiriamo molto a vicenda parlando una lingua ormai comprensibile solo a noi fatta di sensazioni, di momenti e verità svelate davanti all’obiettivo. Il suo corpo racconta ora la “nostra” storia e la “nostra” crescita. Si muove usando parole che sono “braccia”, “gambe”,”occhi” e “viso” che diventano un messaggio preciso tradotto in una forma tangibile.

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4) Il tuo riferimento nella storia della fotografia di moda che ha influenzato il tuo stile.

Ci sono moltissimi fotografi che mi hanno segnato e sono costantemente fonte di ispirazione nel mio lavoro; amo molto Annie Leibovitz e Ellen Von Unwert ad esempio, oppure Nan Golding o Francesca Woodman (pur non essendo propriamente fotografe “di moda”). Eppure nessuna delle foto che faccio si ispira a loro in modo particolare; credo molto nella commistione dei generi. Invece, posso essere più ispirata da una canzone o da un libro letto quando scatto una foto piuttosto che da altre immagini.

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5) Quali canzoni o libri ti ispirano particolarmente?

Nasco comunque dal punk anche se le visioni oniriche non lo lasciano intravedere ma di fondo è la mia vena arrabbiata/malinconica. Ma anche il rock psichedelico dai Pink Floyd, dei Jefferson Airplane e poi Jethro Tull, Led Zeppelin, qualcosa di essenziale ma ipnotico. Questo forse rende più il senso della visione dei colori. Sì, molti ci vedono qualcosa di romantico…ma ahimè non è così. Per i libri ovviamente “Alice nel paese delle meraviglie” poi “VUrt” e “Automated Alice” di Jeff Noon. Cacucci soprattutto i ritratti delle “sue” donne cioè “Frida” “Tina” e “Nahui”, “Le lettere di Frida Kahlo”, alcuni romanzi di Marcela Serrano e i racconti o le parabole dell’Europa dell’Est, su tutti Vassilissa che sarà lo spunto del mio prossimo progetto…

6) Raccontaci qualcosa di più su questo progetto.

Sarà sempre una ricerca sul femminile. Sulla ricerca di un istinto che è qualcosa di ancestrale, sull’importanza di ascoltare la propria “pancia” e per farlo passerò attraverso i colori..semplici e “soli” all’inizio e alla fine si ritroveranno a “colorare” uno spirito finalmente ritrovato e rinato o forse soltanto emancipato dalle proprie costrizioni e ascoltato! Stavolta il tutto sarà accompagnato anche da un video…sperimentare sperimentare! vediamo cosa ne esce fuori!

7) Fotografia “reale” e social photo. Cosa ne pensi di questo dilagare di app che fa sentire anche i più inesperti in dovere di dire la loro?

Il dilagare di app come Instagram e simili rende possibile a chiunque di sperimentare la fotografia ed in un certo qual modo rendono possibile ad ognuno di esprimere un’idea, e questo va bene. Personalmente non ho alcun interesse per questo tipo di mezzo; non credo di poter dire che un mezzo sia più giusto di un altro, credo piuttosto che ognuno sia libero di esprimersi.

8) Che modalità hai in testa?

Che modalità ho in testa io?? Ma ovviamente un Cilindro!! Sono pur sempre “Il cappellaio matto”!!

Michela Amadei su Facebook

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