VEDO, SENTO, SCRIVO

E’ SERA. SONO SOTTO LA METRO SEDUTA SU QUEGLI SCOMODI SEDILI ROSSI. SONO SOLA. ARRIVA GENTE. HO LA MUSICA ALTA CHE POMPA NELLE ORECCHIE E LA TESTA DA UN’ALTRA PARTE. NON MI CURO DI LORO. IL MIO AURICOLARE SINISTRO è ROTTO, E’ UN SIBILO FASTIDIOSO, COSTANTE CHE GENERA ASSUEFAZIONE. PREFERISCO SENTIRE UN RUMORE CONTINUO CHE LE CHIACCHIERE DELLE PERSONE CIRCOSTANTI. VOGLIO PENSARE AI FATTI MIEI ASSORTA ED EMOTIVA. LIBERA DI FANTASTICARE. ACCANTO A ME DUE FAMIGLIE: MADRI, PADRI, FIGLI E CARROZZINE. LI NOTO APPENA. SCATTANO FOTO. RIDONO. POI GESTICOLANDO MI CHIEDONO DI SCATTARE PER LORO. PRENDO LA CAMERA SENZA NEMMENO ABBASSARE LA MUSICA. FLASH. CREDO DI SENTIRE UN GRAZIE E RISPONDO UN BIASCICANTE PREGO. C’E’ QUALCOSA DI DIVERSO. SPENGO L’IPOD. C’E’ SILENZIO. EPPURE SIAMO IO E LORO. PARLANO SENZA EMETTERE SUONI. TUTTI. E SI CAPISCONO. A VOLTE NON RIESCO A COMPRENDERE NEMMENO CHI C’E’ DAVANTI A ME SEBBENE PARLI. LORO SI CAPISCONO. RIDONO. SONO FELICI. SONO INSIEME. SONO TUTTI MUTI.


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