You were never really here

Miglior sceneggiatura Cannes 2017

Cannes 2017: La regista americana Lynne Ramsay si aggiudica il Premio per la Miglior Sceneggiatura,  in ex aequo con il greco Yorgos Lanthimos, con il suo film in concorso al Festival, “You were never really here”.

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Premiato JoaquinPhoenix come Miglior attore protagonista della kermesse festivaliera.
Liberamente tratto da un racconto dello scrittore americano Jonathan Ames, il film You were never really here, presentato in concorso a Cannes 2017, ha ottenuto ben due premi, quello per la Miglior Sceneggiatura, in ex aequo con il greco Yorgos Lanthimos (per il film The killing of a sacred deer) e quello per il Miglior Attore protagonista: si tratta di uno di quei casi in cui l’attore principale, qui l’ex-veterano ed ex-agente FBI, interpretato da un sofferente ed implacabile Joaquin Phoenix, s’identifica in maniera onnicomprensiva (o quasi) con il film stesso che, senza di lui, non avrebbe lo stesso carattere né lo stesso significato.

Risulta felice il sodalizio fra un tipo eccentrico, difficile e inafferrabile come Joaquin Phoenix – che si è presentato a ritirare il premio, inatteso, in sneakers, scusandosi per aver già spedito a casa le scarpe da cerimonia – e una regista scozzese complessa come Lynne Ramsay (nota per raccontare storie difficili, anche inquietanti, dal forte taglio psicologico, come in “…e ora parliamo di Kevin”, presentato a Cannes nel 2011), capace di costruire un film al tempo stesso violento e drammatico ma anche a suo modo poetico e suggestivo.

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Tutto gira intorno al personaggio di Joe, reduce, agente speciale, guardia giurata, killer: il suo passato lo s’intravede in brevi e sobri flash-back, quando da bambino viene vessato pesantemente dal padre perché non diventi una femminuccia, o mentre ormai cresciuto scopre con orrore giovani vittime di sfruttamento e prostituzione nascoste un camion, o quando assiste ad atti terribili in guerra durante missioni degne del Grand Guignol. Il suo presente invece consiste, oltre che nell’occuparsi con insospettabile dolcezza della vecchia madre (unico essere umano degno della sua pietà), nel cercare ragazze scomparse, vittime di violenza, e nell’ infierire sui loro persecutori. Se il suo corpo porta i segni del tempo e delle esperienze, nelle tante cicatrici sparse ovunque, nei capelli trascurati e nella barba incolta, la sua mente è decisamente turbata, benché apparentemente lucida: troppe ingiustizie contro cui combattere, troppi brutti ricordi.

L’ultimo caso che è chiamato a dirimere riguarda Nina, la figlia del senatore newyorkese Votto, 14 anni, rapita e costretta a prostituirsi in un giro di ‘ricchi’ politici; quando John inizia le indagini vengono a galla una serie di sordide verità che innescano una scia di omicidi apparentemente senza fine.

Se, all’inizio del film lo si immagina un personaggio ‘cattivo’, Joe appartiene in realtà alla schiera dei ‘giustizieri’ schierati dalla parte del bene (e Phoenix ben evidenzia questa ambiguità), un bene pagato al prezzo di tante vite umane, troppo (decisamente) sangue e sconvolgenti rivelazioni. “Stavamo ancora finendo il film solo pochi giorni fa – racconta la Ramsay, entrata all’ultimo minuto nella rosa della competizione perché il film non era ancora pronto – oggi è bellissimo trovarci qui. Voglio ringraziare tutti i fantastici attori del film ma, soprattutto, Joaquin Phoenix”.

Avvincente la colonna sonora di Jonny Greenwood.

https://youtu.be/NJHR0PI9IaU

Elisabetta Colla di Taxidrives

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