JAZZ:RE:FOUND – Underestimated Italian Festivals pt. II

Per la serie “Underestimated Italian Festivals”, dopo Dancity la sottoscritta vi propone Jazz:Re:Found, manifestazione vercellese che nasce come festival estivo con line-up coi controcazzi ma che per varie vicissitudini quest’anno si è svolto all’inizio dell’autunno, precisamente dal 27 al 29 settembre nell’Area Montefibre di Vercelli, piccola area industriale dismessa in procinto di riqualificazione che ospita ben quattro – quattro!!! – locali adiacenti e un loft con terrazza sul rooftop che ti proiettano immediatamente nella night-life di qualche paese più a nord di questo stato dimenticato dal buonsenso di quelli che contano, ma non di quelli che ci vivono e che hanno, malgrado tutto, tanta voglia di fare e (r)innovare, come ho visto qui.

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Arrivo il sabato, quindi mi perdo la sera prima i tre headliner Floating Points, che mi dicono essere stata tanta roba, Dimitri From Paris e Roni Size, ma anche l’amico Uabos, resident di Le Cannibale e reduce dalla recente uscita del suo primo EP Dial L.

Passo l’intera serata a chiacchierare con Falty DL che però non sento suonare perché dopo un salto alle Officine Sonore a sentire Andreya Triana, definita “next big thing della musica soul britannica” e in effetti una voce della madonna con una buona presenza sul palco, e uno al Faktory a per dare un occhio a DJ Gruff ma in realtà più per vedere il locale, splendido riadattamento di una vecchia officina, mi sposto al Corner 6.6 dove Ralf presenta il progetto “Rhythm Harmony and Repetition of Forms” insieme al trombonista Gianluca Petrella, al pianista Giovanni Guidi e al percussionista Leonardo Ramadori considerati fra i più dotati musicisti jazz internazionali del momento.

La paura di un assalto di zarri da Cocoricò sudati interdetti dalla presenza di strumenti classici sul palco e dal sapiente “mélange” di musica jazz e tech-house era dietro l’angolo ma il pubblico si è rivelato più maturo di quanto mi aspettassi e la serata ha preso una direzione esaltante come raramente ho vissuto di recente, un entusiasmo sotto e sopra il palco terminato ben oltre l’orario previsto dal quale né il pubblico né i musicisti si sarebbero voluti staccare.

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Il festival è giunto a conclusione domenica sul rooftop Casanoego, il loft di reminiscenza newyorkese con terrazzone di cui sopra, dove dalle 13 in poi era possibile sentirsi a casa propria facendo il brunch e ascoltando “showcase” di vari artisti, tra cui il milanese DNN di Wellfounded e Jolly Mare, fino alla conclusione, a mezzanotte, con Onra.

 

Ora, capisco la vostra voglia di andare ai festival in Croazia, Germania, Inghilterra, Spagna, Ungheria; capisco che offrano situazioni che in Italia raramente ci vengono offerte; capisco che è una figata poter dire “sono stato al Sonar” o “sono stato allo Sziget” davanti agli occhi sgranati dei propri amici che vedono Varigotti come massima espressione del viaggio-avventura.

Capisco.

Non dimentichiamoci però delle piccole perle vicino a casa, messe in piedi con tanta cura e dedizione da ragazzi come noi che hanno avuto il coraggio di alzare il culo e costruirsi un clubbing su misura e che per questo vanno premiati.

E poi, vuoi mettere, dire: “sono stato a un festival a Vercelli”? Se magna pure meglio che in Ungheria, te l’assicuro.

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