AMARE UN NARCISISTA

ovvero psicanalisi di una categoria quasi sana

Un Post al Sole, più che una rubrica, una linea che si colloca tra elucubrazioni mentali e chiacchiere di comari. Ovviamente non ce n’era bisogno ma tant’è.

Un Post al Sole è un luogo non luogo creato da Elena Borghi (scenografa, illustratrice, paper artist, coltivatrice di parole dimenticate e comare) e da Serafina Schittino (psicologa, sessuologa, terapeuta non verbale e comare).

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Donare gli organi è un gesto giusto e bello e nobile e civile, da fare quando si è spirati.
Ben altra faccenda è quando ti ritrovi a essere viva e donatrice di organo, sempre lo stesso, per inciso, a uso e consumo della medesima, infausta, deleteria categoria: il narcisista.
Ho realizzato questo pensiero leggendo “Il narcisismo” di Alexander Lowen, un adorabile tizio che, proseguendo il lavoro di Reich, ci offre questo illuminante contributo alla comprensione dell’era che stiamo vivendo.
Un’era mica facile.
“Il narcisismo” è una lettura che ti consiglio per queste vacanze, dico davvero. Lowen te la mette giù bella piatta e comprensibile, con cinquant’anni d’anticipo, che siamo immersi in un male contemporaneo destinato non certo all’estinzione ma all’evoluzione. In peggio, chiaramente.
Leggilo.
Vedrai che il mondo ti apparirà in modo diverso e a settembre mi ritorni consapevole o di esserlo o di sceglierlo ‘sto narcisista.
Se a metà del libro, anzi no, fai anche dopo dieci pagine, ti ritrovi a pensare che il sottotitolo de “Il narcisismo” potrebbe essere “tutti i partner della mia vita” allora sei un soggetto che li sceglie.
Perché se il narcisismo è una patologia calcarea che non elimini neanche a colpi di ammolli nella Coca-Cola, costantemente alimentata da una cultura sociale che la aizza con tutti i mezzi a disposizione, così c’è anche la contro parte da considerare ovvero coloro che ne sono irrimediabilmente attratti.
«Ciao sono Elena, ho ventinove anni più tredici e sono undici mesi e due giorni che non sono attratta da un narcisista».
«CIAO ELENAAAA».
Seee, ciao core proprio. Ma santo cielo, Serafina, comare psicologa preferita, organizziamo un gruppo d’ascolto che dia la possibilità agli psico amanti dell’orrido di trovarsi, bere dell’orzo solubile e capire a quale categoria problematica appartengono. Credo che gli “psico-attratti-dai-narcisisti” neanche abbiano un nome. Tutto ciò è ancora più degradante, non credi?
«Mia cara comare Elena, degradante non credo anche perché oggi come oggi se non sei etichettato in una categoria con tanto di nome, forse significa che sei ancora sano, almeno per gli altri.
Siamo abituati a pensare agli amanti, ai compagni di questi individui come un po’ troppo controllanti, troppo accoglienti, troppo empatici, ed effettivamente spesso è così quando un narcisista entra in risonanza con la vulnerabilità dell’altro. Ma se riuscissimo per un attimo a uscire dalla visione narcisista/carnefice e partner/vittima, allora chi ama un narcisista, quello vero, quello da manuale e lo fa cosciente del disturbo di personalità, allora gode della mia più profonda stima.
Ebbene sì, perché chi ama un narcisista è in grado di amare di un amore devoto e paziente, discreto e attento, è capace di una saldezza di carattere che non viene scossa dagli atteggiamenti altamente scostanti dell’altro. Deve essere capace di quei gesti di profonda affettività che potrebbero entrare in risonanza con il nucleo profondo del suo Narciso, ma senza aspettarsi che questo accada necessariamente e senza rimanerne feriti, delusi o schiacciati se non avviene. Devono avere uno sguardo sempre su di sé per non perdersi in una relazione spesso “apparentemente” a senso unico e un altro sguardo su tutto ciò che di buono, anche se poco, questa persona è in grado di dare, su quel che di buono può avere. Questa è la persona che ama davvero una persona con disturbo narcisistico, tutto il resto è noia».
Quindi tutto sommato è una persona sana, dici tu. E se il consorte del narcisista si ritrova ad affiancarsi inconsciamente a una problematicità così forte senza essere dotato di quella consapevole centratura di cui tu parli?
«Ah beh, mia cara Elena, questa è tutta un’altra storia. Il Narcisista spesso desidera trasformare l’altro a suo piacimento, l’altro si presta al cambiamento per sentirsi in relazione. Il Narcisista vuole un palcoscenico su cui esibirsi, l’altro glielo fornisce. D’altro canto l’altro ha bisogno di qualcuno da idealizzare e ammirare e il Narcisista è perfetto per rispondere a questa esigenza.
Il partner del Narcisista ama essere amato da qualcuno di apparentemente “superiore” così si sente speciale a sua volta.
Se poi il partner del Narcisista è esso stesso Narcisista abbiamo fatto il botto: reciproca idealizzazione, una storia “perfettissima”, un amore senza tregua, sempre a mille, senza mai un cenno d’intimità, quella vera dico, quella del pigiamino e della pantofola, per dirla in breve e biecamente.
Insomma, se si ama un Narcisista cronico e lo si rappresenta agli altri e a se stessi come il proprio aguzzino, è evidente che non si è capita la cosa più importante: la prima vittima del Narcisista è lui stesso e il consorte non è che un suo complice».
E la mia ultima domanda è per te, caro consorte inconsapevole del narcisista: hai davvero bisogno dell’altro per sentirti speciale, importante, unico?
La storia della mezza mela di Platone non l’ho mai capita. Belle parole, per carità, lui la sapeva lunghissima. Ma non sei la metà complementare di nessuno. Sei intero e sei perfetto di quel tipo di perfezione con ampio margine di migliorabilità. Perciò, presto, rimboccati le maniche e datti da fare non delegando nessuno della tua felicità ma costruendotela.
Buone vacanze rigeneranti a te.

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