CHâTEAU LA COSTE

In Provenza, vino, arte e architettura

Nelle terre di Cézanne, a metà strada tra Marsiglia e Aix-En-Provence esiste un luogo che unisce tre elementi come vino, arte e architettura.
In questa terra dalle origini gallo-romane, dal cielo sempre blu si trova Château la Coste.

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Duecento ettari di campagna, di cui centrotrenta coltivati a vigna e un museo a cielo aperto, fortemente voluto da un facoltoso immobiliarista che anni fa decise di chiamare affermati artisti e architetti di fama mondiale per creare accanto alla cantina vinicola un percorso tra architetture e sculture.
Il parco, aperto dal 2010, è ancora un work in progress.
Nei prossimi mesi infatti, ad alimentare il progetto ambizioso di Mr Puddy Mc Killen verranno realizzati progetti e padiglioni di personaggi importanti come Foster, Piano, Turrell e persino Niemeyer, oltre a quelli già esistenti.
Il centro di accoglienza per i visitatori, che ospita un ristorante, un bookshop e una piccola galleria è stato realizzato da Tado Ando.
Si tratta di un volume in vetro e cemento che sembra appoggiato su uno specchio d’acqua, nel quale troviamo le prime sculture: il grande ragno di Bourgeois e sul lato opposto la scultura di Calder e Hiroshi Sugimoto.

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Nella parte più bassa della proprietà si trova invece la cantina progettata da Jean Nouvel.
Un semicilindro in metallo piantato sul terreno e diviso in due sezioni leggermente ruotate l’una rispetto all’altra.
La forma di questo edificio, il salto di scala e la cromia, contrastano radicalmente con l’atmosfera familiare e docile che pervade l’insieme degli edifici preesistenti.

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Dall’edifico di Ando inizia il percorso attorno ai vigneti e alle sculture. Troviamo le placche di corten conficcate come lame nel terreno che Richard Serra ha posizionato volutamente da indirizzare la vista verso il complesso architettonico e lo spettacolo paesaggistico. Ci ritroviamo all’interno di un nido capovolto fatto a misura d’uomo, realizzato da Andy Goldworthy.
Sostiamo sulle panchine Origami di Ando per poi proseguire fino a raggiungere il punto più alto del sentiero, costeggiando un muro in cemento che già ci fa capire chi sarà di nuovo il protagonista.
Di fronte, una cappella del XVI° secolo, custodita e valorizzata in una gabbia di vetro e acciaio, in contrasto e a proteggere la pietra antica. Sempre lui, Tadao Ando.
L’architetto giapponese sembra avere un ruolo importante in questo progetto perchè suo è anche un padiglione che troviamo lungo il percorso. Si tratta di un volume in legno che ricrea al suo interno un ambiente semioscuro, dove fasci di luce penetrano attraverso gli spazi vuoti lasciati tra soffitto e pareti. Il padiglione ospita un allestimento composto da quattro cubi luminosi e traslucidi che denunciano il degrado ambientale.

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E poi ancora sculture di Guggi, il Drop di Shannon che a me sembra il figlio minore del Cloud Gate di Anish Kapoor. Questa goccia di mercurio sospesa sul prato e sulla quale riflettono le vigne, le colline e l’estroso padiglione della musica di Frank Ghery.
Il Music Pavillon con la sua struttura in acciaio, vetro, legno e pietra e con questo profilo spezzato e rovinato, è al momento l’ultimo scenario di questo percorso suggestivo.

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Château la Coste è una meta che consiglio a tutti. A chi ama il buon vino, a chi ama la natura, l’arte e la pura architettura dei giorni nostri…a chi vuole imparare e curiosare e magari scoprire una nuova passione.

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