NAOSHIMA e TESHIMA

Le art islands giapponesi

Instagram spesso ti fa viaggiare con la mente, alla scoperta di luoghi remoti con un forte appeal fotografico. Sicuramente il Giappone è uno di quei Paesi che più di tutti vivono questo affollamento mediatico per le sue architetture, design, persone, arte… A proposito di questo avrete visto tutti la zucca gialla di Yayoi Kusama con lo sfondo del mare, quella è solo una delle molteplici installazioni artistiche e musei che le isole Naoshima e Teshima ospitano. E dove noi vi condurremo!

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Per raggiungere l’arcipelago del mare di Seto è necessario prendere un traghetto da Uno – Honshu o da Takamatsu – Shikoku (lo riconoscerete subito perché ha una skin personalizzata a pois rossi!) che a loro volta potete tranquillamente raggiungere con le linee ferroviarie. Ci sono numerose corse giornaliere e la traversata dura meno di 3o minuti ma noi vi consigliamo di trascorrere almeno un paio di giorni in questo luogo unico al mondo.

E’ necessario organizzarsi in anticipo per dormire a Naoshima (dalla quale vi consigliamo di restare anche per raggiungere Teshima facendo una gita in giornata) perché a meno che non si voglia spendere cifre da capogiro è estremamente difficile.

Noi abbiamo optato per il campeggio, accanto al Benesse Museum, museo e hotel centro nevralgico del nostro tour dell’arte. C’è la possibilità di affittare delle tende mongole, strutture in legno molto ampie e ventilate, posizionate in una pineta. Ma ci sono anche caravan e cottage. In ogni caso prenotate per tempo. Tutto è ovviamente pulitissimo e ben organizzato come l’etichetta nipponica richiede!

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Naoshima è una piccola isola di pescatori che negli ultimi anni ha ottenuto una nuova vita, è riuscita a divenire una meta ambita da un turismo d’elite, di appassionati di arte contemporanea e globetrotter grazie all’illuminato presidente di un’azienda che negli anni ’80 cercava una sede per la collezione d’arte della sua società impegnata nei servizi educativi, invece di costruire un museo a Tokyo scelse l’isola che ricordava dall’infanzia alla quale destinò i suoi finanziamenti coinvolgendo artisti, curatori, architetti e designer realizzando un sogno, un museo a cielo aperto, un parco giochi dell’arte, ma anche donando un ruolo all’arcipelago e contrastando il declino economico e demografico della regione.

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Prima tappa al Benesse House Museum spazio espositivo e hotel di lusso vista mare, composto da una serie di edifici progettati dall’archistar giapponese Tadao Ando che ha curato quasi la totalità delle strutture dell’isola.

Per soggiornare nell’hotel è necessario prenotare con molto anticipo (rischiando sempre che si verifichi un overbooking o un tifone che distruggerà i vostri programmi), le camere sono arredate con oggetti di design e opere d’arte e inoltre è possibile passeggiare nel museo la sera quando ci sarete solo voi e pochi altri eletti.

Mentre il museo è sempre aperto al pubblico e, nella sua ricca collezione permanente, contiene installazioni site specific dagli stessi artisti. Ne citiamo solo alcuni: Richard Long, Bruce Nauman, Jennifer Bartlett… Sorprendente è allestimento che supera le barriere della galleria e conquista lo spazio circostante, si ha la sensazione di una caccia al tesoro tra terrazze, giardini e spiagge, trovarsi improvvisamente dinnanzi ad un’opera tra il casuale e un effetto straniante dove non si è più in grado di stabilire un confine tra ciò che è arte e ciò che non lo è.

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Ci sono navette di continuo con fermate accanto ai siti da visitare che vi accompagneranno nel tour dell’arte.

Il secondo stop è al Chichu Art Museum, ancora una volta opera di Ando, straordinario, al limite dell’impossibile perchè concepito come un immenso intervento site specific. La maggior parte della struttura è interna, come fossero tagli nel terreno così da non alterare la natura dell’isola, ma nonostante tutto riceve una gran quantità di luce e la temperatura è fresca. La struttura gioca sui profili taglienti e gli angoli acuti dell’architettura, rivelando fessure luminose e animando le severe superfici in cemento. All’interno severamente vietate foto e forse questo alimenta ulteriormente la dedizione verso quei pochi ma enormi artisti che il museo accoglie.

Entriamo a piedi nudi come in un santuario per ammirare le grandi tele di Claude Monet, le ninfee con le loro sfumature si connettono armoniosamente alle superfici realizzate in una sorta di mosaico bianco le cui tessere hanno gli angoli stondati peremettendo così un raccordo con le atmosfere impressioniste dei dipinti. Non dimenticate di osservare all’esterno il piccolo laghetto con ninfee omaggio al pittore.

James Turrell presenta le sue stanze di luce: all’inizio sembrano monocromi bidimensionali ma dopo aver varcato il rettangolo colorato si rivelano stanze profonde pervase da luce colorata.

La monumentale installazione di Walter De Maria, Time/Timeless/No Time, ti toglie il fiato: una scalinata sormontata da una sfera nera lucida di circa due metri di diametro e ventisette sculture dorate, illuminate esclusivamente dalla luce naturale che muta di ora in ora.

All’interno sono assolutamente vietate le foto quindi fidatevi vale il viaggio!

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In mezzo al nulla un altro museo che vale la pena di citare se riuscite a trascorrere più di un paio di giorni sull’isola è quello dedicato all’artista giapponese Lee Ufan e alle sue opere dagli anni ’70 ad oggi. Anche in questo caso Tadao Ando si diletta a stupire il pubblico con un ingresso scenografico che si apre ad un percorso labirintico con pareti altissime.

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L’iniziativa che più ci ha colpito dell’isola è l’Art House Project che comprende sette case tradizionali giapponesi restaurate e valorizzate con l’intervento di artisti contemporanei. Un progetto che permette di scoprire il piccolo paese e vivere l’arte in modo del tutto nuovo, senza alcune barriera da museo. Le abitazioni sono infatti dislocate nel distretto residenziale e per raggiungerle bisogna avventurarsi tra le case, chiedere informazioni e perdersi tra la gente del luogo che, come sempre in Giappone, sarà più che disposta a fare il possibile per aiutarvi.

Una delle location più coinvolgenti è quella che ospita un’opera di James Turrell. Imparare a vedere nel buio più profondo in un gioco di prospettiva e percezione.

Totalmente folle è invece la cosiddetta “casa del dentista”, Haisha, trasformata integralmente da Shinro Ohtake, con uno stile eclettico tanto da posizionare nel salotto una Statua della Libertà di proporzioni giganti che arriva fino al tetto!

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Vi stancherete sia di testa che di gambe ma la curiosità di vedere le meraviglie di questa isola vi faranno dimenticare tutto!

Se volete fare uno spuntino o rilassarvi un momento vi suggeriamo il pittoresco Cafe Konichiwa, nel piccolo paese principale. Accogliente come una casetta con arredi recuperati e un sapore fuori dal tempo è il punto di passaggio di tutti i turisti che staranno vivendo con voi questa emozionante avventura!

In ogni caso se volete cenare, fare spesa o bere qualcosa fatelo molto presto perché alle 21 è tutto chiuso.

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Vi suggeriamo vivamente di fare una gita in giornata a Teshima, si può raggiungere l’isola con il traghetto in pochi minuti e poi scegliere di raggiungere il principale sito con il bus (opzione assolutamente consigliata a meno che non siate bikers professionisti) o  con la bici a noleggio.

Purtroppo qui in totale contraddizione con la precisione giapponese le navette spesso ritardano ma può essere una buona occasione per vagare per l’isola quasi totalmente deserta e scoprire altre istallazioni che ancora di più in questi luoghi instaurano un dialogo armonico con la natura e la tradizione.

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Il museo principale il Teshima Art Museum di Nishizawa, in realtà un museo non museo, progettato dall’architetto Ryue Nishizawa e dall’artista Rei Naito che hanno dato forma all’esperienza sensoriale per eccellenza.

Si entra a piedi nudi in questa struttura aliena, non si possono scattare foto, un guscio tutto bianco, inondato di luce e fresco, umido, ovattato, ci muoviamo pianissimo per evitare i fruscii, ogni suono è amplificato, ci sdraiamo per terra insieme agli altri e in totale silenzio osserviamo le sfumature del cielo dall’enorme foro sulle nostre teste, azzurro chiaro, quasi bianco, poi grigio, l’ambiente che ci circonda cambia repentinamente, alcune gocce d’acqua rotolano sul pavimento in piccole aggregazioni. L’opera d’arte è la natura stessa all’interno di una meravigliosa cornice.

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Foto di Marco Greco

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