VIAGGIO IN MADAGASCAR

31 giorni da Tanà al profondo Sud

Abbiamo vissuto un’esperienza unica, un’avventura di un mese in cui abbiamo percorso chilometri e chilometri tra scenari mozzafiato attraversando villaggi, deserti, risaie, foreste di mangrovie, terre rosse, spiagge bianchissime. Abbiamo osservato la vita semplice di chi sa ancora vivere in sintonia con la natura (e anche no purtroppo) e di specie rare e affascinanti. Questo è il nostro viaggio in Madagascar!

Antananarivo, la città di campagna.

Antananarivo di notte è buia, silenziosa e vuota. Al risveglio invece mostra un’altra faccia: colorata, caotica, inquinata e strombazzante.

Tanà, Antananarivo in malgascio, è una città difficile, impossibile dire il contrario. La gente è povera, c’è chi dorme tra le lamiere, sui gradini che salgono verso la città alta, tra l’immondizia, nelle gallerie talmente inquinate che sembrano camere a gas.

La città alta, dove ci sono i monumenti storici e più antichi, è la parte un po’ più ricca della capitale.

A dominare dall’alto la città ci sono il vecchio Palazzo del Primo Ministro e il Rova, costruito nel 1839 e residenza del regno Merina. Entrambi gli edifici sono stati distrutti da un incendio nel 1995 e mentre il primo mantiene al suo interno qualche reliquia, il palazzo reale è stato completamente distrutto e non è più accessibile.

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Ci sono numerosi punti panoramici dai quali si può osservare l’anima della città. E in qualche punto si ha la percezione di essere in campagna: si vedono le risaie, i campi, gli zebù, galline e tacchini che gironzolano per le strade… Se dal Rova si scende verso il lago si trovano donne che lavano panni nei rigagnoli d’acqua e che stendono sui rami dei cespugli e uomini che cucinano in pentole appoggiate sul carbone ardente e il fuoco vivo.

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La maggior parte delle case non ha una cucina ma soprattutto non ha un bagno per cui ci sono i bagni pubblici. A seconda dei tuoi bisogni, c’è una tariffa e una porta diversa… Ci sono altre due cose che mi hanno colpito: non ci sono cartelloni pubblicitari e le pubblicità del latte o dei succhi di frutta sono dipinte sulle case e i muri degli edifici. E poi le giostre nei parchi giochi dei bambini non sono elettriche, sono spinte e tirate a mano.

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Andare in giro per i mercati è un’esperienza da fare. Comprare i prodotti dell’artigianato locale, curiosare tra le bancarelle alimentari, di abbigliamento o utensili. Sentire il tintinnio delle unghie sbattute sotto al piatto di metallo dei venditori di arachidi e fagioli, ma che vendono anche sigarette sfuse. Incontrare donne che vendono frutta mentre un’amica fa loro le treccine, vedere bambini di qualche mese che imparano a camminare a piedi nudi tra la folla.

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La luna in questa parte di mondo è sdraiata, e anche nei centri abitati si possono vedere le stelle. E sono tantissime. Non ho mai visto una città così buia la notte, le uniche luci sono quelle delle finestre delle poche case illuminate, dei focolai bordo strada e quelle dei fari delle rare auto che circolano. Meglio non uscire dopo il tramonto. Non solo perché qualcuno potrebbe derubarti, ma anche perché probabilmente la polizia per risolvere la situazione vorrebbe dei soldi in cambio. In ogni caso bastano poche accortezze per vivere serenamente la capitale e noi non ci siamo mai sentiti in pericolo nonostante girassimo a piedi e senza guida.

Abbiamo lasciato Tanà di notte su un taxi brousse della compagnia Cotisse.

Fiana, là dove si impara il bene

Abbiamo lasciato Tanà percorrendo la RN7. È la strada più importante del paese: 1000 km e 24 ore per percorrerla dalla capitale a Toliara città costiera del sud. Dopo 12 ore e 400 km di strada buia e dissestata siamo arrivati a Fianarantsoa.

Fiana significa “là dove si impara il bene”, è stata fondata dalla regina Ranavalona II nel 1874 con l’idea di creare una seconda capitale. Quando la regina si è convertita al cattolicesimo ha preteso che anche il suo popolo seguisse la sua strada probabilmente perché il “bene” per lei era la religione cattolica. La parte alta della città è sede di scuole private ed è ricca di chiese al pari di un paese Italiano. Fiana è un centro nevralgico per le comunicazioni e i collegamenti con molte altre città dell’isola. Da qui infatti parte l’unico treno passeggeri del Madagascar: Fianarantsoa – Manakara. 1 treno, 1 binario, 120 km, 12 ore, 12 fermate in piccoli villaggi che vivono grazie al passaggio del treno che oltre a trasportare persone carica le merci di scambio. Il treno parte da Fiana il martedì e il sabato e da Manakara il mercoledì e la domenica.

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Gita nell’isola rossa: direzione Ambalavao.

Ambalavao è la città del mercato degli zebù, che inizia il mercoledì, quando arriva il bestiame, e finisce il giovedì, quando vengono concluse le trattative. Gli zebù sono molto preziosi per i malgasci: mezzi di trasporto, di lavoro e fonte di cibo. Quando una persona ricca muore, vengono uccisi alcuni zebù e le corna degli animali vengono apposte sulla tomba come decorazione. Più corna sulla tomba, più ricca la persona.

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Ambalavao è anche città di artigianato: è qui che viene prodotta la carta Antaimoro. La corteccia dell’avoha viene sfilacciata, bollita, schiacciata e poi decorata con i petali dei fiori locali e fatta essiccare al sole. Ad Ambalavao è possibile visitare il laboratorio della carta e vedere tutte le fasi del processo produttivo.

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È attraversando le montagne da Fiana ad Ambalavao che abbiamo capito perché viene chiamata l’isola rossa. Le strade tortuose guidano tra il rosso acceso della terra e il verde brillante delle risaie e dei campi di frumento non ancora maturo.

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L’Anja Reserve e i suoi lemuri

Nei dintorni di Ambalavao si trova l’Anja Reserve. A differenza della maggior parte dei parchi Nazionali dell’Isola, questo è gestito dalle comunità locali. La popolazione stava distruggendo i boschi per raccogliere legno da usare in cucina, costruire case, coltivare riso e uccideva i lemuri per mangiarli. Alla prima metà del 1900 i lemuri erano a rischio estinzione in tutta l’isola fino a che il problema non è stato messo sotto la lente di ingrandimento dagli scienziati di tutto il mondo. Grazie a programmi di sensibilizzazione internazionale un gruppo di locali più lungimiranti ha deciso di destinare alcune aree alle comunità locali e istituire la riserva.

Scoprirete da soli tantissime curiosità, ma vi spoilero io qualcosa: i lemuri catta (la specie di Re Julian del cartone Madagascar per intenderci) hanno la coda a righe, e le righe sono sempre 14, per tutti gli esemplari, fin da quando nascono; i camaleonti hanno sei dita e una di queste vibra quando gli passa accanto qualche insetto, è così che il camaleonte si allerta, apre gli occhi e, con uno scatto di lingua, cattura la preda. Il Madagascar è ancora uno di quei paesi in cui le medicine si trovano in natura. Ogni pianta ha una proprietà e tutti sanno come valorizzarle.

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Nei dintorni di Fiana abbiamo visitato anche piantagioni di te e vigneti, alcuni di questi gestiti da comunità cattoliche. Spostarsi per queste terre è bellissimo per i paesaggi ma soprattutto perché si passa tra i villaggi, si ha la possibilità di osservare le abitudini delle persone e la loro quotidianità. Le donne lavano i panni nei fiumi e poi aspettano che si asciughino dopo averli stesi sui rami degli alberi mentre tra loro chiacchierano e fanno maschere di bellezza con la corteccia dei baobab; altre a bordo strada spaccano le pietre fino a farle diventare sabbia per costruire case e edifici. I bambini vendono fogli decorati da foglie di te per comprarsi matite e quaderni per la scuola. I ragazzi portano al pascolo gli zebù o le caprette. Gli uomini fanno mattoni.

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Manakara, il Pangalanges e Ranomafana National Park.

Sulla strada che da Fianarantsoa porta a Manakara si incontrano le foreste pluviali del parco di Ranomafana e interi versanti di “palme del viaggiatore”, una pianta endemica dalla forma a ventaglio. Si chiama così perché raccoglie molta acqua e i viaggiatori possono trovare in essa una fonte preziosa per dissetarsi. La vegetazione è rigogliosa e i corsi d’acqua sono abbondanti.

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Manakara è una città molto particolare: vivace e allo stesso tempo abbandonata. Era uno dei principali porti del Madagascar nel periodo del colonialismo francese. L’oceano di questo versante è aggressivo per via della corrente e degli squali, navigare e pescare con le piroghe è molto pericoloso. I francesi per commercializzare caffè, thè, banane, riso e canna da zucchero avevano costruito un canale artificiale parallelo alla costa: il Pangalanes, che va da Tamata a Farafangana. Ora il canale è navigabile solo in alcuni tratti, per lo più per pescare, per spostamenti locali e per il turismo. Lungo il canale il tempo sembra scorrere lento scandito dal ritmo del vogare.

Anche qui non voglio svelarvi troppo ma se passate da queste parti non potete che salire su una piroga con una guida e farvi raccontare le tradizioni culturali e artigianali delle popolazioni che vivono nei villaggi lungo il canale. E fidatevi che sono tantissime, pensate solo che qualcuno di questi villaggi ha ancora il suo re e che impollinano a mano la vaniglia che troviamo nei nostri supermercati…

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La zona portuale di Manakara è invece un insieme di costruzioni in cemento completamente abbandonati ormai inglobati dalla vegetazione. Quando i francesi hanno lasciato l’isola, la città si è come fermata, le attività sono cessate e i malgasci hanno ripreso a vivere come probabilmente vivevano prima del colonialismo.

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Sulla strada per ritornare a Fiana prima di raggiungere la costa ovest, una tappa al Ranomafana National Park è d’obbligo. Ranomafana significa fonte di acqua calda, nel parco infatti c’è una fonte naturale dove è possibile immergersi dopo una giornata di lunghe passeggiate nel parco. Diventata parco nel 1991, raccoglie una grandissima varietà di specie animali e vegetali: lemuri, rane, camaleonti, serpenti, farfalle, orchidee e moltissime altre piante che si trovano solo qui. Alcune delle piante del parco sono protette perché durante la stagione delle piogge raccolgono molta acqua e ospitano le uova delle rane. Nella foresta passa anche un grande fiume, che ha lo stesso nome del parco, che crea delle bellissime cascate dalle quali si produce energia elettrica che alimenta tutte le città del centro dell’isola: da Fiana ad Ambalavao.

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Toliara e Mangily.

Per arrivare sulla costa si attraversa un altro parco nazionale: l’Isalo. Famoso per i suoi canyon, per le fonti d’acqua e per alcuni tratti in cui sembra di essere in una savana. Noi non ci siamo fermati a visitarlo ma i turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che ne sarebbe valsa la pena.

Ci hanno raccontato talmente tanti episodi di criminalità avvenuti a Toliara che è bene prestare molta attenzione quando ci si sposta a piedi. Abbiamo trascorso qui un paio di giorni e noleggiato una moto da cross per spostarci verso Magily e Saint Augustin. La strada che porta a Saint Augustin è sterrata, fiancheggiata da qualche baobab, e attraversa il tropico del capricorno. Se non siete abituati a guidare su strade sterrate e sabbia, sconsiglio vivamente di avventurarvi da soli. A Saint Augustin c’è la foce del fiume Onilahy. In questo punto l’oceano è profondissimo e si dice siano affondate tantissime navi di pirati.

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Andando a nord di Toliara si arriva a Ifaty e Mangili. Qualche anno fa era un posto di villeggiatura molto ambito: pieno di hotel, locali e bancarelle per turisti. Adesso che hanno messo un servizio di motoscafi che collega Toliara ad Anakao e inizia il passaparola, il turismo si è spostato più a sud: più selvaggio e senza dubbio più affascinante.

L’oceano qui subisce moltissimo l’influsso delle maree, l’acqua che si ritrae lascia il posto alla sabbia e agli scogli e le foreste di mangrovie che la mattina sono immerse nell’acqua, nel pomeriggio spuntano dalla sabbia.

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Anakao, le sue le balene e l’acqua cristallina.

Anakao si trova sulla costa a sud di Toliara, a sud di Saint Augustin. Per raggiungerla però è più veloce prendere il motoscafo che arrivarci via terra. Non esistono pontili per salire sul motoscafo e mentre sei lì ad aspettare che la barca arrivi ecco che spuntano carretti trainati dagli zebù che, dopo aver caricato persone e bagagli, fanno da spola dalla spiaggia alla barca e viceversa.

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Dopo circa un’ora di traversata iniziamo a scorgere la spiaggia, superiamo la barriera corallina e siamo in paradiso: il mare è cristallino, la sabbia è bianca e tante piccole piroghe blu e gialle abitano la riva e la spiaggia.

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Anakao è un villaggio diviso in due: sul mare vivono i pescatori Vezo che coltivano anche patate e all’interno gli allevatori di zebù che invece coltivano anche pomodori. Tra di loro vige ancora il baratto. Grazie al turismo Anakao è meno povera di altri villaggi del sud dove ogni tanto manca l’acqua e la terra è più arida.

Al largo di Anakao ci sono due isole che vale assolutamente la pena visitare: Nosy Ve e Nosy Soatrana. Entrambe si girano a piedi in un’ora circa. L’escursione classica prevede uscire la mattina presto con la piroga, cercare di avvistare le balene e poi fermarsi a mangiare pesce appena pescato su una delle sue isole.

Le megattere partoriscono a nord del Madagascar e ad agosto riscendono il canale del Mozambico con il loro cucciolo, direzione Antartide. Sono il cetaceo più grande, arrivano fino a 16 metri di lunghezza, ben 3 volte tanto la piroga con cui si va alla loro ricerca. Per avvistarle ci vogliono le condizioni giuste e un po’ di fortuna…

Se la spiaggia di Anakao è splendida, il mare di Nosy Ve lo è ancora di più. L’acqua verde smeraldo, così trasparente da permettere di avvistare le stelle marine dalla barca! Nosy Ve, letteralmente isola piccola, un tempo era usata come base dai pirati, è l’unica isola al mondo dove si riproducono gli uccelli code-di-paglia rossi.

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A Nosy Soatrana una volta ancora abbiamo l’impressione che la natura abbia superato se stessa, che tutto quello che avevamo visto prima non era poi così bello come quello che vediamo ora. Quest’isola quando c’è la bassa marea è raggiungibile a piedi dalla costa e quindi puoi trovare gli zebù che pascolano sulle spiagge, vedere i germogli delle mangrovie nascere dal mare e trovare la barriera corallina a 2 metri dalla costa.

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Ambola, Itampolo e il selvaggio sud.

La prima tappa è stata Ambola. Dimenticate le docce calde e i comfort, godetevi il mare, lunghissime passeggiate sulla sabbia, i cieli stellati e i bambini che cantano e ballano intorno ai falò. Stelle marine di molteplici forme e colori e granchi bianchi di tutte le dimensioni che popolano la spiaggia di notte e fanno enormi buchi nella sabbia.

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Vicino ad Ambola c’è il Tsimanampetsotsa Park, uno dei parchi più grandi dell’isola dove vive la nonna di tutti i baobab, ha più di 3.000 anni, una circonferenza di 9 persone che si danno la mano e una corteccia davvero rugosa!  Il parco ospita lemuri, pappagalli, tartarughe, fossa (unico felino endemico presente sull’isola) e fenicotteri, oltre a molte specie di piante e un bellissimo lago salato.

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La strada verso Itampolo è una distesa di sabbia fiancheggiata da cactus dalle spine lunghissime, dove si incontrano piccoli villaggi, tombe della tradizione malgascia, mandrie di zebù, caprette e qualche tartaruga. A Itampolo troviamo chilometri di spiagge deserte, dune di sabbia bianca e tramonti mozzafiato.

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Sulla strada del ritorno abbiamo visto dai finestrini del minivan la raccolta delle gemme da parte di uomini e donne che passano a setaccio l’acqua dei fiumi. Le vie principali di Sakaraha, Safiram e Ilakaka, i paesi che si incontrano in questo tratto sono piene di negozi che le vendono.

Dopo 31 giorni di viaggio e 3.293 km percorsi lasciamo il Madagascar.                                                                                                                     

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TAPPE, Hotel e Ristoranti

Antananarivo

Maison Lovasoa. Hotel molto carino con cucina. Ottima posizione ed economico. Un giardino tranquillo dove riposarsi dal caos della città. Ci hanno organizzato loro il transfer per l’aeroporto e su richiesta aiutano ad organizzare tour nell’isola.

Hotel La Ribaudiere. Hotel molto bello con un ristorante davvero ottimo. 

Fianarantsoa

Three Palm Hotel.Un grazioso bnb gestito da una simpatica signora malgascia amante del karaoke con il quale intrattiene gli ospiti nel dopocena. Ottima cucina locale.

La maison des Julienne et Patrick. Comoda stanza con vista sulla città alta. I proprietari sono deliziosi e Patrick è un attimo cuoco.

Manakara

Hotel H1 Manakara. Confortevoli stanze, ottima cucina. Relax a bordo piscina. L’hotel fa parte di una catena presente anche a Antsirabe, Isalo National Park e Toamasina.

Ranomafana

Foret Austral Ranomafana. Potrete certamente trovare di meglio.

Tulear

Hotel Arcobaleno. Un posto accogliente, un giardino curato e un’ottima cucina italiana su richiesta. Il caffè è fatto con la moka. Sì, naturalmente la gestione è italiana.

Esterel. Un ristorante molto bello, con giardino, anche questo gestito da un ragazzo italiano. La cucina è ottima!

Anakao

Peter Pan Bellissimo Hotel a gestione Italiana. Dario e Valerio sono due ospiti meravigliosi e vi racconteranno un sacco di avventure e curiosità anche politiche sul Madagascar.Parte dei soldi ricavati dalla gestione dell’Hotel è investita per costruire scuole e centri per l’alimentazione dei bambini. È subito <3

Chez Emile Ottimo ristorantino sulla spiaggia a gestione locale. Il proprietario è amante dell’Italia, il fratello fa il prete vicino a Milano. Con lui potete organizzare le gite in piroga, a noi ha portato fortuna!

Ambola

Ambola Beach. Dimenticatevi i comfort. Niente acqua calda da qui in giù. Ma è davvero così importante quando hai una casetta tutta per te sulla spiaggia e le balene visibili dalla riva? Ottima cucina locale con piatti di pesce appena pescato.

Le Domain de Ambola. Anche qui manca l’acqua calda ma il personale è pronto a scaldarla e portartela in camera dentro a dei secchi. Posto incantevole gestito da una Onlus francese che realizza programmi di educazione e costruisce scuole per i bambini.

Itampolo

Chez Nani. Non lo troverete sui motori di ricerca ma l’autista saprà dove portarvi. Casette rosse appena ristrutturate vista mare, accanto a dune di sabbia bianca. Ottima cucina locale con piatti di pesce appena pescato.