VIAGGIO IN UZBEKISTAN

9 giorni tra storia e magia

È passato quasi un anno ormai, ma un viaggio come questo è qualcosa che ti entra sottopelle, del quale non dimentichi neanche un secondo e che va condiviso, raccontato. La curiosità nasce da una domanda: dove si trova Samarcanda? Ebbene sì, basta googlare quel nome per capire che non è solo la città di una canzone famosa ma un posto di cui ti innamori al primo sguardo. E così parte la ricerca di volo e hotel accompagnata da settimane a leggere quei pochi blog e articoli esistenti per capire l’itinerario, cercando di organizzare, un po’ al buio, quello che è stato il viaggio più inaspettato e sorprendente che potessimo fare. Gli occhi estranei che si interrogavano con sospetto o stupore sono stati ricompensati da racconti emozionanti che solo un viaggio verso un Paese ancora poco turistico può garantire.

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Vi porto per 9 giorni in Uzbekistan!

Dopo aver preso un comodissimo volo diretto Milano-Tashkent con partenza fine aprile (periodo perfetto per visitare il paese) e senza dover fare più nessun tipo di visto, eccoci arrivare nella capitale. Si capisce subito di aver fatto un salto indietro nel tempo, dove il passato si incrocia con il più recente periodo sovietico, il mercato ovvero il bazaar definisce i ritmi della giornata, gli stradoni sono fiumi di macchine in cui buttarsi e l’inglese lo parlano davvero in pochi. I palazzi sovietici e il loro brutalismo a tratti affascinante sovrasta su questa città dall’anima moderna a cui dedichiamo mezza giornata camminando in lungo e in largo per le vie centrali senza una meta precisa. Scopriamo il bazaar Chorsu, la colorata Arbat, detta anche via degli artisti, con i suoi chioschetti e la famosa piazza sovrastata dal caratteristico e imponente Hotel Uzbekistan.

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Tashkent è un posto sicuro ed estremamente tranquillo, come poi scopriremo essere tutto il Paese, nel quale convivono etnie e religioni in modo pacifico e dove la gentilezza e i sorrisi delle persone saranno la vera scoperta che ci accompagnerà per tutto il viaggio.

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Direzione Samarcanda

Verso sera saliamo sul treno direzione Samarcanda. Da Tashkent si può andare direttamente a Khiva seguendo il percorso più tradizionale ma per vari incastri di orari anche dei treni per noi è stato più comodo fare il giro al contrario; credo sia stata inconsapevolmente la scelta migliore! Torniamo al nostro treno che aveva più l’aspetto di quello “della speranza” e a quelle 4 ore e mezza in una carrozza condivisa con due signore uzbeche. È quasi ora di cena e la signora più anziana, che per l’intera durata del viaggio ha continuato a parlarci in russo, totalmente indifferente del fatto che non capissimo nulla, apparecchia il minuscolo tavolino tirando fuori tutte le “schiscette” accuratamente avvolte in strofinacci. Dal primo fagotto appare un pollo arrosto, chiaramente preparato per condividerlo con i compagni di viaggio, mentre dal secondo il tipico pane uzbeco dalla forma tonda, che ovviamente ci vengono offerti. Con il cosciotto di pollo in una mano e un pezzo di pane nell’altra continuiamo ad ascoltare i suoi racconti dei viaggi in Uzbekistan cercando di interpretare quello che dice anche a gesti.

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Capiamo benissimo che: Samarcanda a quanto pare ha solo 7 cose da vedere, Bukhara viene descritta con un Wow mentre Khiva si merita un triplo Wow Wow Wow! Direi che è da subito chiarissimo cosa ci attende!

Arriviamo intorno alle 22.00 a Samarcanda e nel tragitto dalla stazione al nostro B&B riesco ad intravedere dal finestrino del taxi giganti illuminati che mi lasciano a bocca aperta. Capisco successivamente che si tratta delle famose madrasse, vera testimonianza di un antico splendore e luogo in cui astronomi, matematici, fisici e religiosi irradiavano il sapere in tutto il mondo. Quelle strutture rivestite da mosaici così perfetti da avvolgerle fino a formare armoniose geometrie ricche di fascino e mistero.

Inizia così da Samarcanda, una delle città più antiche al mondo e centro nevralgico della Via della Seta dell’Asia Centrale, il nostro vero viaggio, seguendo le orme di Alessandro Magno, Genghis Khan il distruttore e vivendo lo splendore donato da Amir Timur aka Tamerlando. Dedichiamo alla città un giorno e mezzo scoprendo un gioco di stili perfetto che colpisce, un’eleganza che abbaglia e un centro che racchiude tutte le sue meraviglie.

Soggiorniamo al B&B Emir, un posticino molto carino ed autentico (cosa da non sottovalutare se non si vuole finire in grosse catene di hotel stile russo) dalla cui terrazza si può ammirare la cupola del vicinissimo mausoleo Gur-i-Amir, la tomba del comandante Tamerlano, che visitiamo poco dopo l’alba per evitare le grandi code.

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Veniamo subito colpiti dalla maestosità di un’opera che non ha nulla a che vedere con quelle viste fino ad ora e che ci da un assaggio di ciò che scopriremo più tardi. Camminiamo così in direzione di uno dei posti più affascinanti che possano esistere, un’armonia compositiva unica al mondo: il Registan, ovvero luogo di sabbia in persiano. Si tratta della piazza delle tre stupende madrase Ulug Beg, Sher-Dor e Tilya-Kori la cui costruzione risale al 1417 e che lascia ancora oggi senza fiato. Un luogo mistico, una volta centro commerciale di scambi e bazaar medievale circondato dalle sue università, che incanta e che consiglio di visitare in differenti momenti della giornata, dall’alba al tramonto, per coglierne la totale bellezza e le diverse sfumature.

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L’architettura tipica della madrasa con minareto ed imponente facciata rettangolare rivestita da maioliche colorate blu, gialle, bianche, azzurre e verdi nasconde al suo interno bellissimi cortili in cui si cammina con il naso all’insù. Particolare la rappresentazione di animali, ovvero due tigri, sulla facciata di due delle tre madrasse, normalmente vietata dall’Islam sugli edifici religiosi. Nella piazza del Registan veniamo subito assaliti da gruppi di studenti provenienti da piccole città e in gita domenicale che ci urlano “TURISTO” e che vogliono fare una foto con noi scambiando due parole in inglese. Forse questo Paese è davvero poco abituato al turismo e noi alla fine siamo quasi interessanti come alieni.

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Poco più avanti raggiungiamo Bibi Khanym, una delle più grande moschee dell’Asia Centrale. A quel punto siamo davvero senza parole. È gigantesca, maestosa e capiamo essere lo spirito di una città favolosa dalle mille leggende.

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Il prossimo sito da raggiungere è la necropoli Shah-i-Zinda ma non prima di aver fatto una pausa al mercato agricolo Siyob che si trova su strada per comprare un po’ di frutta secca buonissima e ammirare l’autenticità di questo posto diviso per categorie: ci sono le donnine dello yogurt, della verdura, del miele e del pane, quello decorato e dalla forma circolare che si condivide.

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Appena fuori dal bazaar sulla sinistra sentirete un profumo buonissimo provenire da un baracchino dove si possono gustare i tipici somsa, panzerottini ripieni di carne, appena sfornati dal classico forno di terracotta e i più buoni di tutto il viaggio. Vale la pena fare una pausa!

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Arriviamo finalmente ad un’altra tappa fondamentale: il misterioso complesso Shah-i-Zinda. Una necropoli composta da un viale centrale ai cui lati si trovano tanti piccoli mausolei con cupola, dai dettagli diversi e dove spicca il turchese e il blu brillante dei mosaici.

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Un posto splendido, una delle perle della città da ammirare assolutamente anche da un’entrata secondaria trovata per caso e che passa dal vicino cimitero fatto di campi di papaveri rossi.

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Finito il giro prendiamo un taxi e ci dirigiamo alle rovine di Afrosiab per ammirare dalle sue colline la città al tramonto.

L’antico splendore di Samarcanda contrasta con la parte moderna fatta di viali ed edifici in stile sovietico. La vera città infatti la si ritrova nascosta all’interno delle mura, costruite per separare la parte meno brillante ma comunque bellissima.

Dove mangiare: Platan, Old City, Oriental Sweets Caravan Sarai (a pranzo per spezzare il giro del centro)

Seconda tappa: Bukhara

Il giorno dopo contrattiamo per un taxi che ci accompagni fino a Bukhara, la nostra seconda tappa, a cui dedicheremo due giorni pieni. Trattiamo per il prezzo e con 60 dollari chiudiamo l’affare con un simpatico signore che ci guiderà per 4 ore e mezza fino alla prossima città. Arriviamo prima di cena all’Hotel Ziyo Baxsh, posto nella piazza centrale di questa cittadina che ci appare subito più movimentata. Il fantastico proprietario dell’hotel, Aziz, ci da subito tutte le raccomandazioni del caso e ci accompagna nella nostra enorme camera. Bukhara era una città carovaniera che racchiude in sé memorie di antichi viaggi; un laboratorio artigianale a cielo aperto dove poter comprare tappeti, seta, spezie e gli inconfondibili cuscini e tessuti ricamati.

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I bazaar si alternano ai palazzi storici e alle molteplici madrasse che si trovano in questa affascinante città di pietra. L’atmosfera è differente, più vivace, e ogni angolo riserva una sorpresa sotto un sole che inizia a diventare più cocente. Bukhara è una di quelle città da girare senza meta, da scoprire e ammirare. Partendo dalla piazza principale Lyabi-Hauz si arriva alla moschea Maghori-Attar, alla madrasa di Ulugbek, la più antica dell’Asia Centrale, e a quella di Aziz Khan.

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Affascinante la madrasa Mir-i-Arab posta di fronte alla famosa moschea Kalon e al suo altissimo minareto a formare una piazza suggestiva che alle luci del tramonto sprigiona un’energia straordinaria; uno spettacolo unico da ammirare da una delle terrazze dei bar vicino in compagnia di una birra fresca.

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Camminando fuori città si raggiunge l’Ark, l’antica fortezza di questa città regale, e, proseguendo fino al grande parco cittadino, si può scoprire il mausoleo Ismail Samani.

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Non ci resta che tornare verso il centro per scovare uno dei simboli della città, il Chor Minor, anche utilizzato dalla più rinomata guida turistica come copertina. Ci addentriamo in un labirinto di tipiche case di fango e paglia fino ad arrivare alla piccola piazza che ospita un altrettanto minuto edificio con 4 torri dipinte di un turchese acceso. Eccolo qui di fronte a noi!

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Il giorno successivo lo dedichiamo invece alla scoperta dei dintorni di Bukhara. Sempre contrattando un taxi per mezza giornata, ormai il nostro sport preferito, ci dirigiamo verso la vicina necropoli di Chor-Bakr e al Sitora–i-Mokhi-Khosa, la fastosa residenza estiva dell’ultimo emiro della città.

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Dove mangiare: Minzifa (turistico ma con buon cibo), Mavrigi (con il suo bellissimo cortile all’ombra), Cafè Wishbone (per un caffè il pomeriggio assaggiando una buonissima fetta di torta), Cashmai Mirob (per la famosa birra al tramonto vista minareto; consiglio di andare sul presto per trovare posto), Chinar e il ristornate Ayvan all’interno dell’Hotel Lyabi House (una pausa più raffinata e un cibo fantastico).

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Khiva, ultima tappa.

Sono le 4.15 ed è arrivato il momento di dirigerci verso l’ultima tappa, Khiva. Il nostro viaggio ritrova il famoso “treno del disagio” che però nel frattempo, e dopo l’ultima esperienza, è diventato un nostro amato compagno di viaggio. Questa volta dividiamo per quasi 7 ore la cabina con una coppia russa simpatica ma, ahimè, non riuscendo a dormire passo alcune ore a guardare fuori dal finestrino. Quello che ammiro è qualcosa di inaspettato, così affascinante quanto potente: mi trovo di fronte all’arido deserto/steppa del Kizilkum in Asia Centrale.

Arriviamo intorno alle 11 in questa pittoresca città che si contraddistingue grazie ad un centro storico circondato da mura e perfettamente conservato. Le folate di vento caldo sollevano polvere su questa piccola città color della terra creando un’atmosfera magica. Si narra infatti che Khiva fu fondata da Sem, figlio di Noè, e col passare dei secoli divenne un centro per il commercio degli schiavi, ultima frontiera e punto di scambio della Via della Seta. Arriviamo al nostro hotel Islambek, un posto molto spartano ma che ci sembrava il migliore delle poche strutture presenti dentro le mura. La città è un museo a cielo aperto dalle misure contenute.

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Per tre giorni abbiamo girato in lungo e in largo addentrandoci nelle sue viette, scoprendo posti inaspettati e sorprendenti che l’hanno resa da subito la nostra preferita (nonostante il movimento turistico sia più evidente).

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Andiamo subito all’entrata ovest per acquistare appena fuori dalle mura il biglietto valido 2 giorni che ci consentirà di visitare tutti i musei, madrasse e i siti storici di Itchan Kala, la parte antica inserita dall’Unesco nel 1990 tra i Patrimoni dell’umanità.

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Visitiamo la moschea Juma dalle mille colonne di legno intarsiato e saliamo sul suo minareto accedendo da una minuscola porticina, proseguiamo verso la madrasa Islam Khoja e al suo minareto blu rigato fino a quella di Amin Khan, oggi adibita ad hotel ma ancora visitabile, per ritrovarci infine di fronte al famoso minareto cicciotello Kalta-Minor dal colore turchese brillante.

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Avrebbe dovuto essere uno dei più alti al mondo ma la costruzione fu interrotta a metà lasciandolo a soli 26 metri. Verso il tramonto entriamo nella fortezza Kunya Ark  e saliamo in cima al Bastione Ak Sheik Bobo per goderci uno dei più bei panorami di sempre.

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Bellissimo girovagare per la città di notte, nel silenzio illuminato da luci soffuse per poi  recarsi in uno dei pochi ristorantini presenti. L’importante a Khiva è prenotare con anticipo pranzi e cene perché non esiste il doppio turno e si rischia di andare a letto letteralmente senza cena.

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Il giorno dopo decidiamo di dirigerci verso il deserto per il giro delle Kala, le antiche fortezze nella regione del Khorezm. Un luogo impressionante che permette alla mente di fantasticare indietro nel tempo e di vedere all’orizzonte fiumi di carovane misteriose percorrere la Via Della Seta insieme a mercanti che portano in testa turbanti dai mille colori.

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Dove mangiare: Cafè Terrassa (provato più volte sia pranzo che cena e offre un panorama stupendo al tramonto), Khorezm Art restaurant (uno dei plov più buoni del viaggio, andateci per cena: mangerete sotto le stelle con musica tipica dal vivo), Cafè Zarafshon, Mirza Bashi.

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Cosa mangiare, budget e consigli utili

La cucina Uzbeka è stata un’inaspettata sorpresa e ancora mi viene l’acquolina raccontando dei piatti assaggiati. Dai somsa, panzerotti di carne e verdura, fino ai manti, ravioli orientali ripieni di zucca oppure carne o verdura. Buonissimi quelli di Khiva fritti. Le insalate aprono i pasti e comprendono mille varianti buonissime, da quelle con i ceci e legumi vari alla barbabietola. Gli ingredienti e le verdure che mangerete sono rigorosamente di stagione. Per finire non perdetevi il Plov, piatto tipico a base di riso, carote, carne ed uvette, o gli shivit oshi ovvero dei noodles verdi davvero buonissimi.

Tralasciando il volo che farà la differenza sul budget del vostro viaggio (da Milano siamo sulle 600 euro), l’Uzbekistan è un paese davvero economicissimo. Per 9 giorni incluso di volo interno da Khiva a Tashkent, 2 treni, auto privata da Bukhara a Khiva, vari spostamenti in città, hotel, cibo e qualche regalino abbiamo speso quasi 1000 euro in due. Da non crederci!

Abbiamo scelto hotel a conduzione familiare come siamo soliti fare e ci è andata abbastanza bene. Le strutture turistiche sono ancora poche e passano dal grande hotel (che però non fa al caso nostro come quelli utilizzati dai tour operator) fino al più basico quasi direttamente. Sicuramente da non mancare quello di Bukhara.

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L’Uzbekistan è uno dei paesi più sicuri mai visitato. Il fatto che abbia da poco eliminato un visto che era complicato ottenere e che sia entrato al primo posto delle destinazioni 2020 dovrebbe farvi capire che non c’è da perdere tempo. Bisogna affrettarsi ad organizzare questo viaggio magnifico cercando di godersi ancora quell’autenticità che lo rende così speciale e che non so quanto ancora durerà.

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