SUPEREROI A NAPOLI – La kryptonite nella borsa

luigi catani in braccio a vincenzo nemolato in una foto promozionale de la kryptonite nella borsa 220734 SUPEREROI A NAPOLI   La kryptonite nella borsa

Prima prova del regista Ivan Cotroneo, un cameo di personaggi costruiti con estrema cura affrontano le avversità quotidiane tra inganni, desideri repressi ed eventi straordinari. Una pellicola girata interamente a Napoli che appassiona per le sue vedute e gli scorci di una città poetica e colorata ma a tratti  anche malinconica con il mare d’inverno e la pioggia battente che però non frena la perseveranza dell’amore e l’impeto della passione.

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Napoli, 1973. Peppino è il più giovane membro della famiglia Sansone. A nemmeno dieci anni si porta sulle spalle l’onta di una forte miopia giovanile e l’ammirazione per lo strambo cugino che crede di essere Superman che, investito dal 111 barrato, accompagna il piccolo Peppino diventando sua guida e unico amico fidato. Quando la madre Rosaria entra in depressione dopo aver scoperto il tradimento del marito, sarà proprio il supereroe fantasma in calzamaglia e con il naso aquilino a insegnargli come trovare il proprio posto nel mondo. Divertenti le scene dei due giovani e incoscienti zii che risentono delle influenze hippy e interpretano in maniera clandestina, e del tutto locale, il movimento di liberazione del corpo e dello spirito che in quegli anni sconvolgeva i giovani d’oltremanica.

la kryptonite nella borsa cristiana capotondi libero de rienzo e luigi catani figli dei fiori in una 221717 SUPEREROI A NAPOLI   La kryptonite nella borsa

Altra scena memorabile è quella dei tre piccoli pulcini donati dal padre fedifrago per spiegare il senso della vita al figlio, un progetto che si rivela a dir poco fallimentare!

Tratto da un romanzo dello stesso Cotroneo, la storia è semplice e spensierata sebbene riveli un momento difficile e complesso: la crescita, attraverso un percorso di vitalità narrativa e vivacità espressiva. Dalla madre depressa di Valeria Golino e i suoi desideri di giovinezza rimasti sull’isola di Procida, ai tradimenti e ai goffi gesti di paternità del padre Luca Zingaretti; dalle avventure hippie dei due fratelli Libero De Rienzo e Cristiana Capotondi alla disperazione da zitella spiantata di Monica Nappo.

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Attraverso piccole parentesi da “musical senza motivo” e situazioni indecenti, per un bimbo, lavate a dovere per l’occasione, avviene l’iniziazione al mondo del piccolo Peppino al ritmo di These boots are made for walking, dimostra che anche il cinema made in Italy si muove a piccoli passi dai suoi cliché.

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