UBRIACO D’AMORE – l’amore secondo Paul Thomas Anderson

 

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In attesa di poter assaporare “The Master” (premiato a Venezia con il leone d’argento alla regia e Coppa Volpi ex-aequo per le interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix), consiglio di riscoprire o di conoscere quello che è per me uno dei più grandi maestri del cinema contemporaneo, ovvero Paul Thomas Anderson. Con film considerati cult quali ad esempio “Magnolia” e “Boogie Nights” certo, ma anche con “Il petroliere” (la magistrale interpretazione di Daniel Day-Lewis gli è valsa l’oscar) e il suo film forse meno conosciuto, ma non per questo meno bello. Sto parlando di “Ubriaco d’amore” (in inglese “Punch-Drunk love”), film del 2002 con Adam Sandler, Emily Watson, Philip Seymour Hoffman e Mary Lynn Rajskub, premiato a Cannes come miglior regia.

Barry (Sandler) è un piccolo imprenditore insoddisfatto della propria vita. Odia il proprio lavoro, per una serie di avvenimenti si trova nei guai e soprattutto viene quotidianamente schiacciato ed esasperato dall’invasiva presenza delle sue 7 sorelle. Poi però, ecco arrivare un piccolo spiraglio di luce e dolcezza, Lena ( Emily Watson). Tra un turbine di emozioni, follia, desiderio e tanta, troppa insicurezza i due vivono la loro storia d’amore.

 

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Che trama poco originale direte voi. Niente di più sbagliato invece, perché ricordiamo che è di un film di Paul Thomas Anderson che stiamo parlando. E quindi rimarrete sorpresi, perché “Ubriaco d’amore” è difficilmente catalogabile. E’ introspettivo, bizzarro, particolare. E’ folle, surreale, a tratti malato. Un film fatto da tante piccole cose anche quotidiane che si intrecciano l’una con l’altra e rendono questa pellicola per nulla prevedibile.

La regia di Anderson è perfetta e non lascia nulla al caso, come pure la sceneggiatura, la fotografia e la colonna sonora che diventano parte integrante della storia. Per quanto riguarda ad esempio le geniali musiche, il film parte con un surreale silenzio e piano piano questo silenzio viene rotto da suoni cacofonici che minuto dopo minuto diventano sempre più forti e fastidiosi, proprio come la presenza delle 7 sorelle che tanto creano disagio a Barry.
Infine da segnalare l’abilità del regista nel valorizzare al meglio i propri attori. Finalmente vediamo un convincente Adam Sandler che dimostra di esser capace a ruoli diversi dalle sue solite commedie un po’ volgarotte.

Insomma, ci troviamo davanti ad un film che riesce a comunicare in tutti i suoi aspetti. Un film che è un autentico piccolo gioiello.

 

 

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