IL MONDO COSì COM’È – Intervista a Massimo Giacon

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In un tour ferratissimo siamo riuscite ad intervistare Massimo Giacon che presenta il suo ultimo nato: “Il mondo così com’è”, un volume illustrato realizzato in collaborazione con Tiziano Scarpa, e scopriamo gli universi paralleli di un creativo doc!

Dicono di lui: classe ’61, è uno dei padri del fumetto italiano moderno, o almeno questo è ciò che cerca di farci credere. Fumettista, artista, designer e musicista, non riesce a trovare nemmeno lui una definizione per se stesso, ma il fruttivendolo sotto casa sa definirlo benissimo, soprattutto quando lo sorprende a rubare zucchine e pomodori.

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Poliedrico, brillante, visionario. Questi gli aggettivi che hanno anticipato il nostro primo incontro. Ma come nasce la tua passione?

Nasce da un bambino spesso a casa malato, con una grande libreria con enciclopedie illustrate, nasce da un’infanzia felice, io e mia sorella non avevamo molti giocattoli, ma avevamo una casa abbandonata tutta per noi proprio adiacente al nostro giardino, era il nostro regno, il nostro mondo parallelo. Non so se è una risposta esauriente, ma credo sia quella che sia avvicina di più.

Come si fa a fare di un’attitudine (una? Centomila direi!) un lavoro?

Io aggiungerei…  Come si a fa vivere di questo? Con molta tenacia. Nel senso che molti ti diranno “devi crederci” il che presuppone un attitudine molto alla Lapo, ma credere in te stesso se non hai i quattrini di famiglia come appoggio serve a poco. Io non ho mai dimenticato i miei obbiettivi, e ho sempre voluto fare tutto, pittura, arte concettuale, video, cartoon, fumetto, istallazioni, performance, illustrazione, design, ceramica, musica, animazione, video musicali, video arte, fashion. La vita è corta. Posso dire di aver pagato la mia poliedricità con la perenne ricerca di finanziamenti, ma alla fine sono sempre riuscito ad arrangiarmi.

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Per realizzare un lavoro come il tuo ultimo volume, “Il mondo così com’è” realizzato con Tiziano Scarpa, immagino ci siano voluti mesi. Nell’epoca in cui tutto si brucia da uno “share” ad un like come si pone la tua opera?

La fortuna di questo lavoro con Tiziano è che lui è riuscito a scrivere una storia che non ha una collocazione temporale precisa, poteva essere una storia ambientata negli anni ’60, oppure nell’immediato futuro, fra 3-4 anni. Ed è per questo che ho scelto uno stile moderno, ma che ricorda certi disegnatori del New Yorker del passato. L’intenzione era quella di produrre un “nuovo classico”, ma poi si sa, la società moderna brucia tutto in fretta.

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La tua giornata tipo.

Mi sveglio abbastanza presto, non sono un dormiglione, ma passo buona parte della prima mattinata a guardare fuori dalla finestra un punto indefinito grattandomi il sedere, e la mia fidanzata mi dice “e allora, ti metti a fare qualcosa?” e io rispondo “ma sto già lavorando!”. E’ una specie di rito quotidiano in cui io raccolgo le idee e metto ordine nei cassetti, poi cazzeggio un po’ sui social, faccio il mio post quotidiano (cerco di non farne più di uno-due al giorno, giusto per non scocciare troppo). Poi mi metto al lavoro, e dipende da cosa e da quanto ho da fare se sto a casa o meno, ma qui stiamo descrivendo una giornata tipo, per cui dò per scontato che sia una giornata di lavoro in casa.

Pranzo veloce, poi pausa Simpson (non importa che io abbia visto anche tre volte lo stesso episodio, mi rilassano). Poi lavoro di nuovo fino a sera, rispondo alle mail, riordino costantemente la mia libreria secondo logiche diverse ogni giorno, poi la mia perversione: guardo l’Eredità su Rai Uno. Lo so, è una cosa da vecchia zia, ma impazzisco per i concorrenti particolarmente ignoranti, dove altro si possono trovare delle perle di conversazione come questa: domanda- L’amante di Amleto? risposta- Uh, uhm… Otello?

Poi lavoro ancora un po’, mi guardo 3-4 puntate di fila di qualche serie televisiva (ultimamente ho fatto una vera maratona Breaking Bad, ma anche American Horror Story, Walking Dead o Hannibal vanno benissimo). Infine controllo di nuovo posta e social networks vari e crollo a dormire russando rumorosamente.

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Quali sono i luoghi che alimentano la tua fantasia?

Sembra cretino, ma uno dei miei luoghi di appartenenza è l’Isola che non c’è di Peter Pan. Da piccolo credevo veramente che esistesse, stavo alzato di notte ad aspettare che Campanellino mi portasse via. Alla fine del libro, quando Peter Pan tornava da Wendy e scopriva che nel frattempo era diventata una vecchietta, mi venivano sempre i lacrimoni.

Poi gli altri posti che alimentano le mie fantasie sono tutte le città del mondo, ma basta che siano infestate da zombie.

Il mondo di Giacon in un tweet.

Live fast and die later.

La nostra solita domanda: che modalità hai in testa?

In questo momento: ho bisogno di più giorni per queste consegne, malediciòn!

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… E ci lascia con un interrogativo: “Prova interesse per sè stesso”? Io intanto ho imparato di essere ideofila!