VIVERE IN AUSTRALIA

Un biglietto di sola andata per Annafrancesca

Annafrancesca è partita dall’Italia più o meno due anni fa. Non dimenticherò mai la sua nonchalance nel comunicarmi che aveva deciso di trasferirsi nella terra dei surfisti (altro che canguri). Sembrava così semplice per lei…

Ricordi il momento il cui hai detto “Ok, sì lo faccio..vado in Australia”?
Tantissimi anni fa ho visto le foto di una ragazza che viaggiava in giro per l’Australia e i posti che vedevo attraverso i suoi occhi mi avevano così affascinata che visitare quel paese è diventata la mia ossessione. Il destino mi ha sempre remato contro e per un motivo o per un altro non riuscivo mai ad andarci. Nell’estate del 2012, però, avevo la sensazione che Milano mi stava togliendo le energie vitali e meditavo di trasferirmi da qualche altra parte all’inizio del nuovo anno. Appena rientrata dalle ferie la mia azienda ha annunciato la chiusura e tutto il team italiano è stato licenziato. Ho capito immediatamente che era arrivato il momento di partire per l’Australia. Senza nessun dubbio o incertezza ho annunciato la partenza ai miei genitori ed ai miei amici e in un paio di settimane ho comprato il biglietto per Sydney e sono partita senza nessun piano.

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Perché proprio l’Australia?
Volevo andare via dall’Europa, in un paese anglofono dove avrei potuto fare un’esperienza diversa. E ho scelto il mondo a testa in giù! Più lontano di così c’è solo la Polinesia! 🙂

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Raccontami come è andata allora. Sei arrivata e Sidney e…tu sei partita con il  Working Holiday Visa se non sbaglio.
Si, sono atterrata a Sydney con il WHV, un visto che permette ai ragazzi con meno di 31 anni di viaggiare e lavorare per un anno intero. Sono arrivata li e per i primi mesi ho semplicemente esplorato la città: mi sono innamorata dei paesaggi e dell’oceano, ho dovuto adattarmi ad uno stile di vita lento e rilassato (totalmente opposto alla frenesia di Milano) fatto di barbecue, birre al pub e tanto cibo asiatico. Lentamente ho iniziato a cercare lavoro e diciamo che un lavoretto nell’hospitality, se hai esperienza (non come me che non ho mai portato neanche un bicchiere d’acqua ad un tavolo!), è abbastanza semplice e veloce da trovare. Quasi tutti gli europei che conosco hanno un lavoro in ristoranti, bar, caffè, pizzerie, ecc. Riuscire ad essere assunti per un lavoro più permanente, nel marketing nel mio caso, è più difficile: il WHV ti permette di lavorare con lo stesso datore di lavoro per soli 6 mesi, per cui trovare qualcuno che voglia investire su di te per un po’ di anni è abbastanza difficile. Mentre con molta calma cercavo un’occupazione il tempo passava e mi sono resa conto che se avessi voluto restare nella “prigione dorata” avrei dovuto trovare una soluzione: il mio visto mi dava la possibilità’ di restare in Australia per un altro anno se avessi contributo a lavorare nel settore primario per 88 giorni. E io e la mia compagna di peripezie, abbiamo deciso di partire per le famose “farm”!!!
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E come è stato tornare all’agricoltura? 
Tornare all’agricoltura? Piuttosto direi: come è stato approcciare la vita di campagna?!? Ho fatto morire un cactus una volta, come avrei potuto sopravvivere in una farm per 88 lunghissimi giorni senza distruggere niente? Io e la mia amica siamo partite per partecipare al programma WWOFing (Work exchange on organic and sustainable properties) in cui il farmer ti offre vitto e alloggio in cambio di lavoro per 5-6 ore al giorno! Eravamo in Australia e il nostro obiettivo era quello di conoscere in modo approfondito una faccia diversa di questo paese, un lato che andasse oltre la vita di Sydney o di Melbourne. Io non mi vedevo a raccogliere frutta e verdura per tre mesi sotto il sole,volevo piuttosto vivere un’esperienza e viaggiare allo stesso tempo. Ho incontrato personaggi assurdi e surreali, sono passata da una famiglia iper cattolica e conservatrice che allevava mucche al bohémien a cui piaceva solo mangiare bere e avere compagnia: dal farmer business man che produceva olio all’uomo che cercava la redenzione dai peccati coltivando frangipani.

Per me è stato più un viaggio spirituale, un modo per esplorare se stessi e e mettersi in gioco con cose che sono così diverse dal mio mondo e dalla mia cultura di appartenenza.
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Sembra che in qualche modo tu abbia azzerato tutta la tua vita lavorativa precedente. Credo che la paura di molti nel lasciare l’Italia sia proprio quella di non riuscire a fare carriera. E anche tu confermi che molti europei trovano lavoro solo in ristoranti e simili. Tu poi sei riuscita dopo le farm a trovare qualcosa?
Si, dopo le farm ho trovato lavoro in un’azienda di arredamento, ma ovviamente mi sono dovuta adattare. Il mondo del marketing e della comunicazione rimane chiuso agli australiani, per ovvi motivi linguistici e culturali. Io ho lavorato come buyer per circa 10 mesi sfruttando il primo e il secondo WHV. Dopo nove mesi di vita da zingara per me era importante avere un’esperienza lavorativa per non avere un buco troppo grosso nel curriculum!
Consiglieresti questa esperienza e perché?
Ovviamente la consiglierei! Alle volte è necessario mettersi in gioco, rischiare, esplorare, assaporare la vita in modo diverso, scappare dalla routine. Non tutti siamo nati per vivere in un rettilineo scuola-università-carriera-famiglia. Probabilmente tutti tendiamo allo stesso obiettivo ma il raggiungimento dello scopo per ognuno è diverso. Viaggiare è una componente molto importante del mio essere e dopo 9 anni a Milano mi sentivo claustrofobica, volevo fare qualcosa di diverso, cambiare aria, conoscere storie diverse. Non mi sarei voluta svegliare dopo 5 anni intrappolata in un lavoro odioso con il rimpianto di non essere mai partita.
E ora come ti svegli? Dove pensi sarai tra 5 anni?
A dire il vero sto ancora dormendo!!! Dato che ormai sono nel mondo a testa in giù ho deciso di proseguire il mio viaggio! A breve lascerò l’Australia e mi avventurerò nel Sud est asiatico!!!
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Quindi…i contro dell’Australia?
Si sa che l’Australia non è mai stata la culla del Rinascimento, non si va certamente fin li per trovare il Colosseo ma piuttosto per vedere surfisti biondi con corpimaivistiprimainvitatua. In Europa ti dicono che l’Australia è un paradiso perché è tutto facile, il lavoro si trova in fretta, la casa in meno che in fretta! Per me è un paradiso perché è estate 9 mesi l’anno, perché posso prendere il treno sotto casa e arrivare in spiaggia, perché dopo lavoro ti vai a fare il bagno nell’oceano, bevi tre birre e alle 11 sei già al quinto sonno! Appena arrivata ho perso 5 kg solo per tutti i km che ho camminato per cercare casa (ed erano una più brutta dell’altra) e trovare lavoro. Ma tra mille risate, tanti amici e molta rilassatezza nel mondo a testa in giù si vive davvero bene. L’importante è tenere in mente alcune parola chiave: lanciarsi a capofitto in qualsiasi occasione si presenti ed adattarsi a tutto. Dopo un po’, quando la gente ti guarderà stupita mentre racconti qualche strana avventura e poi  ti chiederà  “ma come hai fatto a…?!?” tu risponderai con un gran sorriso: “ormai mi sono abituata”.
Ti manca Milano?
Milano che?!? Ad essere davvero sincera Milano non mi è mai mancata. Però sono stata lì qualche settimana fa per andare a fare un giro e salutare i miei amici (e quelli sì che mi mancano sempre!!!) e l’ho trovata stupenda! Milano è la città che mi ha cresciuta, la scopri piano piano e poi la ami ma dopo nove anni avevo bisogno di andare da qualche altra parte! Quando sono tornata mi sentivo a casa mia, come se non fossi mai andata via… peccato che all’orario dell’aperitivo si incontrino ancora tante persone che ti guardano dall’alto in basso che sembrano dirti “ei tu sfigata, come ti sei permessa di mettere il naso fuori di casa?!? Io sono cool, tu no!!!” 🙂
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