FLUENTIFY

Speaking, everything changes

Anni di corsi, lezioni private, film in lingua originale, testi di canzoni… Ed un’unica ossessione: imparare l’inglese!

Vivo in un Paese che rinuncia al piacere di cogliere la spontaneità delle altre culture, noi italiani traduciamo ogni possibile testo, sviluppare e rafforzare un idioma straniero diventa praticamente impossibile senza un training continuativo e costante.

Potrei dare la colpa alla mia insegnante d’inglese che preferiva ammorbarci con i suoi problemi da sociopatica isterica o ai miei genitori che non mi hanno imbavagliato e legato ad una sedia per costringermi a fare un’esperienza all’estero di almeno due mesi o ai miei amici internazionali che sono stati più veloci a comunicare nella mia lingua di quanto io sia riuscita a sostenere una conversazione di oltre 15 minuti.

Le ho provate tutte negli anni e continuo senza sosta perchè l’inglese non va imparato ma “vissuto” ed è diventato ormai una pratica della mia quotidianità.

A sostenere il mio apprendimento è subentrata una nuova modalità di fruizione, un servizio del tutto innovativo, nato da un gruppo di ragazzi classe ’89, italianissimi per di più, che in meno di un anno hanno rivoluzionato l’idea di “corso d’inglese”. Sto parlando di Fluentify.

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Ma in cosa consiste?

Crei un profilo con foto, conoscenze, interessi, obiettivi, descrizione personale e via dicendo.

Poi scorri i tutor, tutti insegnanti madrelingua sparpagliati nel mondo e selezionati in base alle materie di interesse selezionate, ognuno si presenta con foto, descrizione, lingue parlate, provenienza molto importante per determinare l’accento e infine il prezzo.

Le sessioni durano 30 minuti e i costi variano dalle 7 alle 19 euro (in questo caso si tratta di insegnanti super specializzati in argomenti complessi).

Sono nuova sulla piattaforma e per quanto abbia letto qualcosa sono spaesata, non so chi scegliere, ma arriva subito in mio soccorso un “pronto intervento chat” in italiano o inglese che mi spiega il servizio, mi sostiene nella scelta e in base ai risultati che vorrei raggiungere e mi indica alcuni tutor che fanno al caso mio. Ne scelgo uno, una ragazza americana con il viso dolce e con recensioni molto positive che chiamerò Beatrix , il supporto online mi offre una lezione di prova. Prenoto nel calendario e aspetto con ansia il momento di conoscere Beatrix. Hi Beatrix I’m Elena nice to meet you!

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La prima volta è di presentazione e il tempo vola sebbene al momento di salutarci avverto la stanchezza. Funziona come skype ma con una sconosciuta/o sei costretto ad una totale immersione quindi 30 min di attenzione e dialogo ininterrotto.

Immediatamente dopo ho acquistato un pacchetto. Ora sono alla terza sessione e ogni volta sono più a mio agio, ci stiamo conoscendo, scegliamo il topic della chiacchierata o sviluppiamo una conversazione su temi generici. E’ un ottimo esercizio che si può fare comodamente da casa, flessibile negli orari, non ci sono davvero più scuse! Mai più faccia da pesce lesso o un please send me an email o sorry the line is noisy! Non rinunciate alle opportunitàEverything changes“!

Abbiamo rivolto le nostre domande ai fondatori di Fluentify desiderose di capire come nasce un progetto così geniale e soprattutto come si sviluppa.

Loro sono Giacomo Moiso (CEO), Claudio Bosco (Direttore Creativo), Andrea Passadori (Marketing) e Matteo Avalle (CTO).

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Partiamo dall’origine. Quando è nata l’idea di realizzare una piattaforma per imparare l’inglese?

L’ idea di Fluentify è il frutto delle esperienze che Andrea ed io abbiamo maturato nel corso di anni di studio in diversi paesi: ogni volta che si va a lavorare o studiare in un nuovo paese bisogna “nuovamente” imparare a parlare la lingua, pur avendo frequentato corsi prima.. Ci siamo resi conto che il modo più semplice per farlo è proprio quello di parlare con la gente. Abbiamo studiato a Londra, Parigi ed in Australia, ma per chi non ha possibilità di viaggiare, abbiamo deciso di dare l’opportunità di vivere un’esperienza di vita reale con le persone del posto. A maggio 2013 abbiamo lanciato ufficialmente il sito e per i primi mesi abbiamo lavorato sullo sviluppo del prodotto e all’acquisizione dei primi clienti. A partire da Ottobre abbiamo cercato un partner esterno che potesse aggiungere conoscenze e risorse anche finanziarie, e la ricerca è durata poco poiché uno dei nostro advisor ci ha presentato Stefano Marsaglia, co-CEO di Mediobanca, che ha deciso di scommettere sul progetto e di aiutarci a farlo crescere.

 

Prima Parigi a studiare, poi Londra per far partire il progetto… E ora aprite a Torino? Perché tornare in Italia?

Dopo aver inaugurato una start up a Londra, abbiamo lavorato molto per tornare nel nostro Paese. Abbiamo voluto cogliere la sfida di portare la nostra idea in Italia e investire nel nostro Paese, pur sapendo a quali difficoltà saremmo andati incontro. Adesso, grazie a chi ha creduto in noi, siamo in prima linea a sostenere il valore dell’ ”Italia che innova” perché ci sono tantissime cose che il nostro Paese offre e che difficilmente si possono trovare altrove. Per fare qualche esempio: il nostro Paese è tra i migliori per la formazione a livello informatico, tanto che gli sviluppator italiani sono molto ricercati anche all’estero. La nostra preparazione, la nostra mentalità, la nostra voglia di farcela è spesso vincente. In generale, anche nella parte relativa alla comunicazione con i clienti gli italiani si rivelano essere dei talenti assoluti.

Che in Italia si parli poco inglese e ogni tipologia di contenuto testuale o visuale sia tradotto è prassi. Come ha reagito il pubblico italiano al vostro progetto? Da che parte dell’Europa, mondo, arriva la maggior parte di utenti che “frequentano” fluentify?

Purtroppo, il livello degli italiani è al di sotto degli altri paesi e rende gli adulti meno competitivi sul mercato del lavoro. L’Italia non può permettersi una forza lavoro non adeguatamente preparata e, quindi, poco competitiva! La crescita dell’Italia passa anche dalla possibilità di comunicare bene con il resto del mondo.

Abbiamo utenti da ogni parte del mondo: di recente abbiamo pubblicato su Facebook un’immagine che mostra da dove vengono i nostri utenti. Ci mancano pochi paesi!

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Oggi sembra che faccia più Figo dire “ho una startup” piuttosto che il concept che c’è dietro. Voi avete trovato l’idea giusta e l’avete sviluppata in maniera eccellente nel momento giusto. Quanto vi sentite fighi? E quanto è stata dura?

Non ci sentiamo “arrivati”, la parte bella del lavoro per una start up sta proprio nella consapevolezza che i margini di miglioramento e le cose da fare non mancano mai. Siamo molto orgogliosi di quello che siamo riusciti a realizzare fino ad oggi. Il nostro punto di forza è il nostro stesso team, solido e composto da persone competenti con expertise molto diverse. Sicuramente il supporto di persone più esperte di noi è stato fondamentale. Inoltre, dobbiamo ringraziare i nostri investitori, che hanno creduto nel progetto e continuano a mettere a disposizione le risorse necessarie per far crescere fluentify sempre più velocemente. La sfida più grande che dobbiamo vincere è far capire che una lingua non va studiata, va parlata! Le persone smetteranno di dire ‘devo studiare inglese’. Una lingua va vissuta!

Forse la difficoltà più grande è stata capire se stessimo facendo la cosa giusta, ma anche se all’inizio sembra tutto difficile, c’è sempre una soluzione. In Italia sembra tutto più lento e pesante, e forse lo è, ma in realtà quando ci siamo messi in testa che valeva la pena provarci, ce l’abbiamo fatta in soli dieci giorni.

Sharing è la parola di oggi e del domani. E anche fluentify si inserisce in un programma di servizi innovativi che facilitano e, io dico anche, migliorano la vita limitando i costi e usufruendo di proprietà comuni. Saranno previsti degli sviluppi ulteriori al sito? Magari un’integrazione o lo sviluppo di un social network dedicato?

Assolutamente, abbiamo diverse novità in arrivo, sia dal punto di vista del prodotto che della promozione. Durante il primo anno di attività i consigli dei nostri utenti sono stati numerosi: per questo entro la fine dell’anno lanceremo un’importante miglioria al sito, ed una app che permetterà agli utenti di conoscersi e scambiare consigli, suggerimenti e feedback sui tutor.

Siete un po’ un vanto in questo momento per l’Italia, peccato solo la burocrazia. Secondo voi esistono molti progetti validi che subiscono la stessa trafila? Consigliereste anche a loro di cercare finanziamenti all’estero? E voi la vostra prossima bella idea dove la porterete?

In Italia siamo abituati a considerare questo tipo di freno quasi come una caratteristica strutturale di quasi ogni tipo di attività, ma la burocrazia è un forte limite allo sviluppo non solo in Italia ma in molti Paesi d’Europa.

Rispetto a qualche anno fa, oggi sicuramente “le idee” hanno più probabilità di vincere, anche se i “ritardi burocratici” stanno segnando soprattutto l’avvio del processo di innovazione digitale in cui il nostro Paese sconta un grande ritardo rispetto al resto del mondo.

Ho letto che lascerete la parte amministrativa a Londra. Tutto il resto sarà trasferito a Torino, dove è previsto un piano di assunzioni. Che figure state cercando? Pensate quindi che i migliori siano in Italia? Ma la fuga dei cervelli allora è una balla?

Al momento stiamo cercando persone con competenze aggiornate che sappiano interpretare i bisogni del cliente: dai programmatori web e mobile, a grafici, esperti di user experience, illustratori ed esperti di video conferenza. Ciò che conta, è che ci dimostrino di cosa sono capaci, non ci fermiamo ai curriculum… un sito internet ben fatto, per noi, vale più di mille parole.

Per creare valore servono le persone giuste, e l’Italia è piena di talenti con i quali vorremmo lavorare. L’augurio che vogliamo fare è che non si debba sempre guardare a migliaia di chilometri di distanza per trovare esempi di eccellenza facendo credere ai giovani italiani, soprattutto in questo momento di grande difficoltà per loro come per l’economia italiana, che un altro mondo è sì possibile ma solo lontano di qui.

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Oggi Fluentify conta più di 12.000 iscritti, 50 tutor madrelingua, una sede a Londra e un centro di sviluppo a Torino e ha già ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali.