INTERVISTA A TIZIANO SCARPA – dal pulp alla graphic novel

Li chiamavano “Cannibali”. Nel ’96 uscirono: Occhi sulla Graticola di Tiziano Scarpa, Fango di Ammaniti, Fonderia Italghisa di Giuseppe Caliceti e Woobinda di Aldo Nove. Giornalisti e critici letterari italiani uniti in una comune tendenza pulp.

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Un giorno, anni fa, trovai un piccolo romanzo abbandonato. I suoi tratti così vividi e pulp mi colpirono moltissimo. Resta una delle mie storie preferite accanto a Ti prendo e ti porto via di Ammaniti. Finalmente ho l’occasione di chiederti qualcosa in più su Carolina, l’ambivalente protagonista, la Graticola che colma l’assenza. Da dove proviene questo personaggio?

Oh, dovresti chiederlo al me stesso di vent’anni fa: praticamente un’altra persona!

Comunque Carolina è il tipico esempio di artista che si ritrova a fare cose assurde per sopravvivere, ha grandi ambizioni ma deve fare i conti con il costo giornaliero della vita. E però il lavoro che fa per guadagnare qualche soldo è molto più interessante delle sue ambizioni artistiche e delle sue opere.

Trovo che le tue opere siano un interessante spunto all’analisi dei rapporti umani oggi mutilati dai social network ai quali ci abbandoniamo nel “consumo” di parole, like, status senza ricercare un vero contatto. Come ti poni nei confronti di questa modalità relazionale?

Ho dovuto togliermi da facebook perché non riuscivo a starci dietro. Mi sembra evidente che una parte dell’umanità, quella sempre connessa, si sta trasformando in una nuova specie. Ho avuto la tentazione di farne parte. Troppo interessante. Troppo divertente. Troppo nuovo. Poi mi sono spaventato di quanto tempo mi prendeva. Ho un talento, piccolo o grande che sia, e il mio dovere è farlo fruttare. La vita non è infinita, devi scegliere che cosa vuoi veramente fare: stare su facebook o dare forma a un’opera? In facebook e twitter gli altri si trasformano in fantasmi, cioè assomigliano in maniera molto realistica all’esperienza che abbiamo di loro, che è un’esperienza fantasmatica. Gli altri sono delle assenze costantemente presenti nel nostro animo. Ci sono sempre, anche se non ci sono mai. Facebook, twitter e tutte le varie app relazionali realizzano questo desiderio arcaico dell’umanità, di avere a disposizione sempre e dovunque tutti gli altri in forma di fantasma.

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Come vivi il rapporto con l’incessante squillo dello smartphone?

Di rado riesco a spegnerlo per lavorare in pace. Dev’essere il retaggio di un atteggiamento religioso: evidentemente sono sempre in attesa della Chiamata, il Messaggio dell’Imperatore kafkiano, la Vocazione che irrompe come un meteorite alieno.

Parliamo ora del nuovo progetto: Il mondo così com’è. Raccontaci com’è nato e come si è svolta la collaborazione con Massimo Giacon.

Leggo Massimo da trent’anni, e da quindici lo conosco di persona. Abbiamo fatto cose insieme in gallerie d’arte, ho collaborato a un suo disco, abbiamo firmato insieme il libro Amami, a cui sono molto affezionato. Ma da tanto tempo volevamo fare un romanzo a fumetti. Gli ho proposto qualche storia, finché me ne è venuta fuori una che convinceva tutti e due. Sai, io ci metto un mese a scrivere una sceneggiatura, ma Massimo poi deve sgobbare almeno un anno per disegnare e colorare tutte le tavole, perciò bisogna che sia molto motivato. Il soggetto di Il mondo così com’è gli piaceva, e in più mi ha suggerito di metterci anche un personaggio femminile: così ho inventato la dottoressa Zedda, che ha dato alla trama una svolta decisiva.

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La tua giornata tipo.

La mia giornata tipo è sempre atipica. Preferisco tenerla segreta. Sono un artista e me la voglio tirare un po’.

Quali sono i luoghi che alimentano la tua fantasia?

Quelli che non c’entrano. Quelli fuori contesto. Di recente, più che la fantasia, hanno acceso la mia riflessione le new town intorno a L’Aquila. Mi sembrano il simbolo della vita com’è oggi. I “centri storici” di molte esperienze primarie come l’amore, la famiglia, il lavoro, la scuola, l’economia, la lettura sono terremotati, lesionati, inabitabili. Ma accanto a essi sono venute su queste new town, posticce ma funzionali. Se ti interessa puoi leggere quel che ne penso qui:

http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article2489

Il mondo di Scarpa in un tweet.

Non sprecare la tua vita e non rovinare quella degli altri.

Che modalità hai in testa?

Un chiasso continuo, una mente mentecatta che non sa stare zitta, troppi pensieri negativi notturni e troppi progetti irrealizzati diurni.

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