Wena

Intervista a una promessa del soul

Il 5 settembre Valentina Gnesutta, in arte Wena, con la sua band i “The Souldiers”  calcava il palco dello storico jazz club di Milano, il Blue Note, lo stesso dove si sono esibite figure storiche della musica come Billy Cobham, Maceo Parker, Chick Corea e Enrico Rava solo per citarne alcuni. All’inizio della sua carriera questa cantante soul di Caserta collaborava con artisti di spicco della scena rap e raggae campana. Con il suo primo album solista “A part of me“, prodotto dall’etichetta indipendente Blood and Soul, viene riconosciuta come una delle voci più interessanti del panorama soul italiano. Vi consiglio di ascoltare prima la sua versione di “Love is a losing game” e poi leggere l’intervista…

Wena, al secolo Valentina Gnesutta, come parte la tua avventura nella musica Black?

L’avventura con la musica black, o meglio con il soul, è iniziata a 13 anni quando per la prima volta ascoltai “Try a little tenderness ” di Otis Redding, e provai un’emozione molto forte. Alla fine di quel pezzo ero stordita, ricordo di aver pianto e capii che tra me e quel genere di cose c’era un legame profondo ed antico.
Quell’attimo mi cambiò la vita, iniziai a cercare tra i dischi di mio padre sempre più riferimenti a questo genere musicale e così scoprii: Aretha Franklin, Ray Charles, Marvin Gaye, Sam Cooke, ma anche Pino Daniele e Lucio Dalla. Nel tempo ho intrapreso un percorso tutto personale e la ricerca musicale si è avvicinata alla consapevolezza sociale e politica, ero una ragazzina alla ricerca della verità che negli anni dell’adolescenza ha incontrato il punk, la new wave e l’hardecore. Non c’è niente di più maledettamente soul della voce di Lesley Woods, leader degli Au Pairs, band punk degli anni 80!

Negli ultimi anni, come dico io, mi sono data una “svecchiata”, ascoltando tutto ciò che di nuovo esiste sul mercato. Oggi alcuni dei miei ascolti sono rivolti ad artisti come i Quadron, Selah Sue, Lianne La Havas, ma anche gli immancabili D’angelo, Erykah Badu e Lauryn Hill.

Avere un padre musicista bassista e cantante blues, per chi ha un’anima nera come la tua, è più una responsabilità o una fonte di ispirazione?

In questo momento credo di poter rispondere tutte e due le cose. É stato da sempre fonte di ispirazione con la sua voce incantevole e la sua personalità, forte e struggente al tempo stesso. Da piccola ascoltavo ciò che ascoltava lui e credo di averlo imitato molto! Poi, finito il gioco, da grande mi disse che sarei stata qualcuno solo se avessi dimostrato di essere qualcuno. Da quel momento in poi è stata una grande responsabilità, concentrare le energie per andare dritta al mio obiettivo.
Oggi siamo più uniti di prima, ci piace andare ai rispettivi concerti e poi commentarli, darci consigli, in realtà ci piace fare cene insieme, lui quando è a casa mia è l’anima della festa ed i miei amici lo adorano!

Il tuo disco “A part of me” uscito a Gennaio 2014 ed acquistabile su iTunes, ha avuto recensioni pazzesche… come è nato e soprattutto a quando il prossimo?

Dietro questo disco c’è tanta passione, sacrificio, ma anche tanto divertimento. Rappresenta il mio punto di partenza.
Era tempo che volevo raccontare un po’ di me con parole ed un sound ben preciso. Ho avuto soprattutto la fortuna di incontrare le persone giuste, dopodiché ci siamo chiusi in studio per un bel po’ di tempo, le idee iniziavano a concretizzarsi e tutto prendeva forma. Ero elettrizzata all’idea di salire su un palco, poter cantare e spiegare la mia visione delle cose.

Ora stiamo ultimando il secondo disco e speriamo di poterlo anticipare con un singolo già questo inverno!

Nel disco, come anche nei live, dividi il palco con i tuoi inseparabili guerrieri del Soul, i “The Souldiers” più che una band una Famiglia ormai…un connubio che va avanti da tantissimo…come ti completano?

Loro vivono il “soul”, lo vivono nel quotidiano sulla loro pelle! Sono guerrieri che cercano di sbarcare il lunario con la musica, sono degli artisti, instancabili, grandiosi musicisti, il loro habitat naturale è il palco! Parte di loro ha scritto con me l’album, ne conoscono ogni sfaccettatura, la cosa straordinaria è la loro capacità di anticipare le mie mosse, di sapere in sala o durante il live cosa voglio fare esattamente. I The Souldiers? Il mio esercito, la mia forza!

A pochi giorni dal tuo debutto sul palco del Blue Note di Milano, se ti dico che sullo stesso palco si sono esibiti The Blues Brothers, Billy Cobham, Pino Daniele, Incognito, Wynton Marsalis, Marcus Miller, Maceo Parker… tu, se non svieni, che mi dici?

C’è poco da dire e molto da svenire!

Parliamo del Blue Note, il tempio della musica. Una serata molto emozionante sul palco dove si è esibita la storia della musica. Ad essere sincera, è stata una grande responsabilità! Nonostante fossimo molto tesi ci siamo divertiti tanto, ci siamo lasciati andare e abbiamo voluto vivere a pieno quel momento cercando di dare il meglio …gli 80 minuti più intensi della nostra vita!

Prima di salutarti vogliamo sapere qual è il disco che avresti tanto voluto incidere tu.

Lady Soul di Aretha Franklin, The miseducation of Lauryn Hill, Songs in the Key of life di Stevie Wonder, Play with a different sex degli Au Pairs e Selah Sue, con il suo disco omonimo.

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ph. Franco Sgueglia
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