PHYLOGENESIS – le creazioni di Chiara Scarpitti

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Incontriamo Chiara Scarpitti per parlare delle sue creazioni in occasione di una mostra a lei dedicata al Museo Plart di Napoli. Potremmo definirli gioielli, ma le opere di Chiara sono molto di più, sono un insieme di mondi , di suggestioni che provengono da tante direzioni: dall’ arte, dalla moda, dal design, dall’ artigianato, dall’ antropologia e dalla scienza.

Il progetto si chiama Phylogenesis, nome biologico che indica l’accrescimento delle forme nello spazio. Questo stesso “accrescimento” per cosi dire si sviluppa in due direzioni. Attraverso l’uso delle immagini in movimento prese dalla cronofotografie di Etienne Jules Marey del 1870 circa, stampate su seta trasparente e attraverso l’uso di costruzioni tridimensionali di forme geometriche semplici in acciaio. La produzioni di tali elementi è completamente industriale, mentre l’assemblaggio dei componenti è artigianale mischiando l‘oreficeria con tecniche tessili di haute couture.

E’ proprio questo forse il segreto del fascino dei suoi oggetti perchè sono insieme moderni e antichi, tecnologici ed artigianali, ricchi di molteplici significati e simbologie.

1.Hai studiato design . Quando hai deciso di dedicarti al gioiello?
Ho inziato prestissimo, intorno ai 16 anni, per gioco e per guadagnarmi qualcosa. Lavoravo con materiali  poveri come pellame, carta, ferro in assemblaggi vari. Vendevo per strada, ai concerti,  alle feste… è stata una grande palestra quella! Poi intorno ai 20 ho iniziato a lavorare con le gallerie e a studiare progettazione.
2. Il tuo lavoro ha un’aura poetica,romantica e visionaria. Come concili questo approccio con le esigenze del mercato?
Ho molta difficoltà in questo senso. E’ una questione di sensibilità e di cultura personale…ed è dura quando ti  scontri con il mercato e ti rendi conto che venderesti di più se facessi cose più semplici e intellettualmente  disimpegnate!  Ci vuole il giusto equilibrio tra follia e semplicità anche se, in questo momento, quello che mi  interessa di più è la ricerca, materica, tecnologica, di concetti.

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3.Come nascono le tue creazioni?
A metà tra un computer e un foglio di carta all’aria aperta. 4.Preferisci che le tue creazioni siano ammirate in un museo o esposte in una vetrina di un negozio alla moda o preferisci vederle indossate e vissute dalle persone che li portano?
Non è importante la tipologia del posto in cui vengano esposte/vendute. Moda, arte, design, quello che conta è la qualità. Ad ogni modo la mia più grande gioia è di vederle indossate nella vita di tutti i giorni. A riguardo- vorrei lanciare un appello, sia ad uomini che a donne: osate di più!
5. Quanto conta l’ artigianalità del prodotto , l’uso di materiali  naturali e lavorazioni manuali?
Moltissimo.  L’esperienza si acquista negli anni e con il fattore rischio. Bisogna saper sbagliare, provando e riprovando. Affianco però la manualità sempre alla produzione industriale. Penso che uno degli aspetti più  interessanti del design sia la possibilità di interfacciarsi con le nuove tecnologie e quindi con la produzione in serie.

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6. I luoghi fisici o immaginari che ti danno ispirazione.
Le biblioteche e i libri di ogni genere, gli spazi naturali, il web.
7. Cosa ti emoziona?
Moltissime cose. sono molto emotiva come persona.  Facciamo cosi: il mare d’inverno, una bella poesia letta a voce alta, viaggiare senza guardare la cartina.
8. Che modalità hai in testa?
Sovversiva!

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“…l’arte, l’architettura e la storia della fotografia ci conducono in una speciale dimensione della cultura materiale che lega manualità e tecnologia, la manipolazione artigianale alla stampa industriale della seta e al taglio del plexiglass. Una complessità progettuale che pone al suo centro il corpo femminile e le modalità del suo essere al mondo, del suo rappresentarsi, del suo mascherarsi, del suo travestirsi.” 

Marco Petroni, curatore del Plart

http://www.chiarascarpitti.com/

 foto credits : soukizy.com

PHYLOGENESIS (dall’8 marzo al 28 Apile al PLART, design museum Napoli)

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