A BOUT DE SOUFFLE – Scelgo il dolore

A Bout de Souffle A BOUT DE SOUFFLE   Scelgo il dolore

Il vessillo della Nouvelle Vague con sceneggiatura di Truffaut e un Godard indimenticabile, questa pellicola ha influenzato un’intera generazione e promosso il primo movimento cinematografico testimone dell’immediatezza del divenire.

Semplicemente il mio film preferito. Una trama lineare che sa esprimere attraverso un ritmo serrato il dolore della vita dato dai piccoli e grandi avvenimenti che devono essere affrontati perchè “è troppo tardi ormai per avere paura” e se la scelta è tra il dolore e il nulla, provare emozioni forti, pervasive o scegliere di diventare asettici, anestetizzati il senso dell’esistenza assume una nuova prospettiva e consapevolezza matura.

Due protagonisti, Patrizia e Michel, due risvolti della stessa medaglia, entrambi rappresentano e affermano una propria indipendente libertà, essenziale, ma è una libertà che si manifesta in due modi contrastanti e diversi: Jean-Paul Belmondo, che interpreta Michel, ha una libertà d’azione che va dalla trasgressione sociale all’illegalità e realizzazione immediata del desiderio; Patrizia, Jean Seberg, invece si rivolge ad una libertà interiore, elaborata mediante interrogativi e sperimentazioni di percorsi di vita, di scelte nuove e autentiche, che cerca di vivere intensamente. “Non so se sono infelice perché non sono libera o se non sono libera perché sono infelice”.  

Dialoghi improvvisati, cinepresa liberata dalla staticità, immediatezza dell’ispirazione, trasuda una tensione vitale che cresce fluida tra fiducia, atti estremi, sentimenti, gesti e sigarette. Tutto si consuma velocemente ed è l’esistenza ad essere protagonista assoluta, nessuna meta prefissata o una dirittura di arrivo siamo soli con i nostri timori a scegliere consapevolmente il nostro percorso. “Dopo tutto, sono un fesso…”

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Un film girato con mezzi di fortuna, nelle strade, in appartamenti che trasmette la sincerità di un diario intimo di una generazione nuova, disinvolta, inquieta. Una sincerità nata dal fatto che gli stessi registi del movimento si sono riconosciuti parte di quella nuova generazione, di quel nuovo modo di pensare, di leggere, di vivere il cinema. Tutto cambia, si pensa e si sceglie di amare e di farlo fino all’ultimo respiro.

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