FEDERICO PAGANI X FACTOR (AN HARBOR)

A Milano il 17 novembre al 75beat

Aver conquistato l’intera giuria ai bootcamp di X Factor non è bastato. Federico Pagani, in arte An Harbor, ha avuto un breve flirt con la tv e il programma televisivo dedicato agli esordienti. Tanto breve quanto intenso, visto che ora ha intrapreso la carriera solista e un bel tour nazionale. Il 17 novembre sarà al 75beat di Milano per un live acustico, tutto da cantare.

%name FEDERICO PAGANI X FACTOR (AN HARBOR)Chi è An Harbor?
“An harbor” è semplicemente il nome che ho scelto di dare al “progetto” musicale legato ad alcune canzoni che ho scritto (e sto continuando a scrivere) in questo ultimo periodo della mia vita, diciamo da un paio di anni. Le radici e i significati dietro a questo nome sono molteplici: prima di tutto “an harbor” tradotto letteralmente dall’inglese significa “un porto” ed oltre a suggerire l’immaginario del mare che mi ha sempre affascinato fin da bambino, sta anche a descrivere metaforicamente un luogo mentale/emotivo/spirituale in cui sentirsi a casa dopo un periodo, bello o brutto che sia stato.

Inoltre “An Harbor” con questa grafia sta a richiamare la città di Ann Arbor, Mitchigan, che negli anni 60 è stata culla del movimento per i diritti civili, della New Left, del White Panther Party e di diverse band che hanno fatto la storia del rock e che io adoro alla follia, come MC5 e Stooges. Un significato in qualche modo “politico” ma allo stesso tempo anche decisamente romantico.

Chi è invece Federico Pagani?
Sono semplicemente un ragazzo di provincia come tanti altri che ha scelto di raccontare un paio di storie e di concetti a cui tengo molto attraverso delle canzoni e per cui la musica, la forza del rocknroll, la passione del soul e la coerenza del punk sono la cosa più importante che esista.

Quando è stato il momento in cui hai capito che avresti voluto fare il musicista?
Ovviamente non è stato un momento preciso nè una decisione consapevole, ho sempre avuto la musica nel cuore fin da quando ero piccolo. Suono in una band da quando sono ragazzino: ho iniziato cantando e poi ho suonato anche altri strumenti. Come dico spesso, il fuoco del rock ‘n’ roll è sempre stato vivo ed è una cosa che è andata crescendo sempre di più col tempo. Ora posso dire che è davvero qualcosa di più grande di me e di cui non potrei più fare a meno! E spero di riuscire a continuare a fare quello che sto facendo il più a lungo possibile.

E il momento invece che hai pensato di partecipare a X Factor? Come mai hai scelto questa strada?
In realtà, non è stata una decisione partita da me! Mi hanno iscritto due amici un po’ per scherzo e un po’ sul serio e inizialmente ero molto titubante: non pensavo potesse essere una situazione adatta a me ma alla fine ho deciso di stare al gioco ed è andata come avete visto tutti.

Inutile dire che non mi sarei mai aspettato una cosa simile…non ero proprio preparato ad una reazione così grande!

Ti hanno eliminato perché sei stato ‘presuntuoso’. Forse eri semplicemente troppo maturo come artista… Volevo sapere la tua in merito.
Non penso di essere stato eliminato per nessuno di questi motivi. Semplicemente credo prima di tutto che la mia esibizione ai bootcamp purtroppo non sia stata all’altezza di quelle dei miei avversari. Avrei potuto fare meglio ma così non è andata e bisogna prenderne atto. Poi sono convinto che X Factor sia prima di tutto un programma tv, che come fine principale ha quello di tenere più persone possibile incollate alla televisione il giovedì sera, più che lanciare un nuovo artista al grande pubblico. In questa situazione probabilmente non ero così adatto, forse non avevo una storia umana così interessante da raccontare, non saprei. Come dicevo, in fondo sono solo un ragazzo qualunque a cui piace scrivere canzoni.

Ho letto anche che una delle ragioni era che non avresti venduto in Italia. Stai lavorando a un nuovo album. Qualche casa discografica la pensava diversamente?
Purtroppo no, sto lavorando al disco in modo completamente autonomo, indipendente e autoprodotto, come ho sempre fatto con ogni mio altro progetto. È una cosa di cui vado comunque fiero e che ha tanti pro ma anche diversi contro. C’è molta ansia di fare uscire il singolo il prima possibile però facendo tutto da solo, aiutato solo da un paio di amici fidati, non è sempre semplice, possono esserci imprevisti, ritardi ecc. è sempre una gara contro il tempo però posso dire che ormai siamo quasi alla fine della lavorazione e sono molto contento del risultato. Temo che qualcuno rimarrà spiazzato. Di certo non vedo l’ora di farvelo sentire, non aspetto altro da un mese e mezzo.

Ora sei in tour per l’Italia e sarai a Milano il 17 novembre al 75beat. Quali brani suonerai?
Suonerò un set ancora “solitario”, voce e chitarra, composto esclusivamente da brani miei, eccetto per 2-3 cover che cambiano ogni sera, a seconda dell’umore, del pubblico o del posto.

Immagino non sia un concerto semplice da seguire per chi ancora non conosce bene i miei pezzi ed è anche per questo che spero di fare uscire il disco il prima possibile, così almeno qualcuno potrà cantare le canzoni ai concerti! Ahah! spero che comunque vi piacerà. Io cercherò di essere come sempre il più possibile vicino e “abbracciato” al pubblico. È una cosa a cui tengo moltissimo.

Canti anche in un’altra band che si chiama Ants, giusto?
Si, con loro principalmente suono la chitarra e poi canto anche alcuni pezzi. è il progetto che condivido coi miei amici del cuore, fratelli di rock’n’roll, che non smetterò mai di ringraziare per avermi permesso di fare parte di questa esperienza. È stato senza dubbio un momento di svolta nel mio percorso. Ho iniziato a suonare con loro quando ancora si chiamavano Ants Army Project, dopo l’uscita del loro disco “Wooden Days”, all’incirca alla fine del 2010. Poi dopo un cambio di formazione siamo diventati semplicemente Ants. Ora abbiamo quasi finito di registrare il nostro primo disco con questo nome e ne siamo davvero orgogliosi. È un lavoro molto importante per tutti noi, penso. E si avverte molto dalle canzoni. Personalmente sento di averci messo dentro molto di me.

Nel frattempo potete sentire qualche pezzo vecchio qui (tra cui una cover dei Ramones cantata dal sottoscritto) e sulla pagina facebook.

“There’s a riot goin’ on. Or maybe not.” Cosa significa questa frase sul tuo sito?
È una citazione del titolo di uno dei dischi più belli di sempre o almeno di certo uno dei miei preferiti, appunto “There’s a riot goin’ on” di Sly and the Family Stone. Ed è un’altra citazione allo stesso tempo politica e romantica. Il “maybe not” che ho messo dopo sta a significare che questa “rivolta” (riot) oggi la sento molto lontana, nonostante viviamo in un’epoca in cui un’azione concreta per un cambiamento sarebbe auspicabile, se non proprio un dovere di molti. Purtroppo vedo attorno a me grande disimpegno e disillusione, soprattutto da parte delle generazioni più giovani.

Nelle mie canzoni mi rivolgo spesso a un “noi” comunitario e di fratellanza. In un certo modo vorrei che tutti riuscissimo ad essere più lucidi su quello che siamo, da dove veniamo, che posto occupiamo nel mondo e mi piacerebbe che alcune mie canzoni fossero in grado di incitare le persone a riprendere in mano le proprie vite, essere più consapevoli, “liberarsi” da alcune “schiavitù” mentali e metaforiche che ci tengono sempre più legati, dall’ipnosi collettiva di internet e dei social network e ritrovare ognuno la consapevolezza del proprio posto nel mondo, tra le persone, e tornare a valori più semplici, importanti, antichi, ecc.

un pochino troppo pretenzioso forse, me ne rendo conto. Ahah!

Che modalità hai in testa? Diccelo con una canzone!
Deciso e determinato.

E ve lo dico con questa

Curtis Mayfield – “Move On Up”