INTERVISTA AI BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

DSC 0944 599x400 INTERVISTA AI BUD SPENCER BLUES EXPLOSIONVenerdì tardo pomeriggio, caldo appiccicoso come solo Milano sa regalarti. Incontriamo Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio appena finito il soundcheck, poche ore dopo saliranno sul palco del Magnolia per un’ora di pura energia e rock all’ennesima potenza. I Bud Spencer Blues Explosion sono in tour praticamente dagli esordi (nel 2007 con l’ep autoprodotto Happy) e dal 2011 presentano il nuovo album DoIt acronimo di (Dio Odia I Tristi).

1) Un pò perchè siete un duo, un pò per il sound, siete spesso accostati ai White Stripes, vi “disturba” il paragone?

Siamo nati proprio perchè nel 2005/2006 in America ho sentito i Black Keys, e volevamo portare avanti un progetto così. Poi ovviamente abbiamo insierito le nostre influenze, il nostro background ,che di sicuro è molto diverso. Ma un accostamento con loro o con i White Stripes è lecito, anche doveroso perchè partiamo da lì, ma poi abbiamo preso una nostra direzione. In questo progetto portiamo la nostra libertà di suonare. A volte è un istinto calcolato, ma la matrice pura che ti fa suonare per 2 ore solo perchè lo senti, quella è istinto.

2) Infatti spesso nei vostri live c’è molta improvvisazione..

Senz’altro. Ci sono strutture dei pezzi ma poi quello che succede dipende anche dalla risposta della gente, come reagisce, se ascolta e si gode il concerto oppure se pogano.

3) Parlateci del DVD, come è nata l’idea (DO IT YOURSELF è acquistabile ai soli concerti al prezzo di 12 euro. l dvd live è composto da sette brani elettrici e quattro acustici)? Non pensate sia rischiosa la vendita solo in occasione dei concerti? 

Siamo tornati un pò alla fase dell’autoproduzione, Volevamo fare un qualcosa tutto da soli. Anche il dvd è stato un approccio “fai-da-te”: lo studio di un amico, la gente presente tramite mailing list,  tutti gli aspetti sono stati curati direttamente da noi. E’ quello che volevamo. E poi proprio per aver fatto da soli, non c’era un investimento da recuperare. Vedremo se distribuirlo anche altrove dopo il tour estivo.

4) A proposito di tour estivo…siete in partenza per lo Sziget Festival…onorati, spaventati, scocciati di dovervene andare fino a Budapest?

No, no è figo, siamo contenti di uscire dall’Italia, alla fine il nostro genere è più americano, e spesso in Europa è un problema cantare in italiano, e i testi tradotti non vengono bene. Invece in USA il problema dell’italiano non è appunto un problema. Lo Sziget è una bella occasione per vedere come reagisce la gente, vorremmo riuscire a godercelo di più, invece dobbiamo ripartire subito. Vogliamo divertirci anche noi!

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5) Poi quest’anno la presenza italiana è massiccia, I Cani, Ministri, Il Teatro degli Orrori. Vi incontrate anche fuori? 

Non suoniamo proprio tutti negli stessi giorni, ma ad esempio con I Ministri dividiamo anche il background. Anche con gli altri sì, capita poi di incontarsi durante i tour, spartire i palchi, con I Ministri abbiamo fatto diverse date. 

6) E nel panorama italiano, chi seguite?

I Verdena senza dubbio, ma da sempre! 

Quello che non ci dicono Cesare e Augusto, è che proprio Roberta dei Verdena salirà a sopresa sul palco per suonare con loro sugli ultimi pezzi!!!)

7) I vostri titoli sono sempre curiosi (come DoIt), quanto seguono la musica o sono un’idea separata?

Adriano: In generale quando nasce un disco, sia per i testi che i titoli, mi appunto idee e input su un libricino, su una nota dell’iphone, poi se quest’idea si sviluppa e diventa qualcosa che ci rispecchia, cominciamo a lavorarci. Altrimenti è una cartella che dal desktop viene spostata nel cestino.

8) Vi siete cimentati nel corso degli anni anche in cover di sound molto diverso dal vostro, come funziona la scelta?

La cover è un pò il nostro modo di esprimerci in modo disimpegnato; da una parte non c’è il fine di esprimere davvero una propria idea, musica, o un testo ma c’è la voglia di riscoprire o vestire in un modo diverso una canzone. Ci viene spontaneo. A volte le travolgiamo talmente tanto che non sono più nemmeno riconoscibili e potremmo includere come tracce nostre. Ma non siamo ancora così pigri e preferiamo creare dal nulla.

9) Sarà difficile per voi trovare anche il tempo per comporre visto il numero di date, siete sempre in tour!

Sicuramente finita questa serie, ci prenderemo una “pausa”, un momento per noi come gruppo. Vogliamo cercarci una sala prove, dedicarci del tempo, per scrivere nuove canzoni o anche sperimentare nuove cover. E poi pensare a un nuovo tour, magari anche all’estero. Non perchè non ci piaccia suonare in Italia, anzi! Esibirci qui è sempre incredibile, ma è bene anche espandersi, per cercare il confronto altrove. E’sempre stimolante suonare fuori, conoscere nuovi gruppi. L’ultima volta  a Febbraio nel tour in USA, a Memphis è stato anche formativo,  abbiamo ascoltato gruppi nuovi con nuovi modi suonare. E poi il viaggio in sè ci piace. Non la viviamo come una tournée strutturata, scendi dal pulmino suona e riparti. Cerchiamo di prenderci del tempo per assorbire tutte le influenze del luogo (e comprarci anche i souvernir!) 

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10)  Siete stati fin’ora uno di quei gruppi di nicchia, aspirate al mainstream?

Nessuno ti obbliga a fare niente, se decidi di fare qualcosa significa che già c’hai pensato e sai cosa fare. Il panorama è cambiato, il dettar legge, il super compromesso non esiste più. Abbiamo consapevolezza di chi siamo e cosa vogliamo fare, quindi in realtà il nostro percorso lo sappiamo. Se questo comporta ricevere degli aiuti economici, ben venga. Per il resto, noi siamo decisi, la nostra musica è questa e il nostro pubblico ci segue sempre. E’ logico pensare a crescere, ma questo non significa assolutamente vendersi. Puoi anche fare un singolo bellissimo, ma in linea con tutto il resto del disco. Ci sono comunque diverse strade, puoi farti la tua etichetta e rimandere nella tua “nicchia”, oppure puoi fare come i Sonic Youth che nonostante la firma con una major, sono comunque rimasti i Sonic Youth! A noi aiuterebbe a fare quello che già facciamo in meglio, artisticamente ancora più simile a quello che vogliamo, con registrazioni migliori e senza la fretta di dover concludere. Spesso in Italia ci sono dischi da 2 o 3 singoli, ma poco legati al resto dell’album. Invece i Black Keys, anche se sono cambiati dagli esordi, hanno un disco che fila benissimo in sequenza con tutti i pezzi. Si tratta anche del tempo, di riuscire a far bene tutto senza aver paura di finire il budget. 

11) Ma volta ci sono anche altri fattori che insorgono..

Sì ma rispettiamo più questa scelta, pur di fare le cose per bene, di perfezionarle (che poi è la chiave dell’arte no? la ricerca di perfezione), piuttosto che fare 80 date senza la concentrazione giusta. Allora meglio fermarsi, apprezziamo chi ha anche le palle di sfidare la musica, di allontanarsi dalle origini, di cambiare. Gli Afterhours avrebbero potuto fare un altro Germi, ma non hanno voluto. E’ questa la rivoluzione!

12) Ascolti personali nella vostra playlist?

Cesare: i Refused che ho scoperto e mi hanno sconvolto al Primavera Sound a Barcellona.

Adriano: sto riscoprendo alcuni vinili che ho a casa. E poi i Lightning Bolt, un gruppo che ho scoperto tra le influenze di un’altra band che mi piace, i Marmaduke Duke (e che ha collaborato anche con i Flaming Lips ndr)

13) Ma Jon Spencer l’avete mai conosciuto? 

L’abbiamo beccato una volta…e non si è arrabbiato! Abbiamo suonato su due palchi paralleli e rise quando lesse il nostro nome!

14) E invece Bud Spencer aka Carlo Pedersoli?

No, magari! Anzi se qualcuno lo conosce e ce lo porta, lo invitiamo sul palco con noi!

Capito? La caccia è aperta…

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I Bud Spencer Blues Explosion suoneranno allo Sziget con Il Teatro Degli Orrori, I Cani, i Ministri e Roy Paci & Aretuska. Per tutte le info sul Festival, clicca qui.

 Foto di Teresa Giannoni

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