MARIA PIA FANIGLIULO – Face-beat-machine on passengers for Histibe

Quando un dj e una filmmaker si incontrano, possono accadere cose strane. Come girare un video per le strade di Londra in cui persone comuni indossano una face-beat-machine che muove i muscoli del loro viso seguendo i beats della traccia. Così nasce il videoclip che Maria Pia Fanigliulo ha realizzato per il pezzo “Elements” del dj ucraino Histibe, un progetto ispirato dalla quotidianità multiculturale della metropoli londinese, dove attualmente vive e lavora per la  RUN Productions e la Universal Pictures.
Dopo una laurea in Filosofia a Firenze e una in Estetica a Parigi, Maria Pia completa il MFA in Film Directing al California Institute of the Arts (CalArts) a Los Angeles con il cortometraggio Blacktree vincendo il Premio della Giuria al Tuscia Film Festival e il  Directors’ Choice Award all’Atlanta Philosophy Film Festival. Una ragazza così non puoi lasciartela scappare…
Come è nata la collaborazione con Histibe e l’idea del video?
Histibe aveva visto dei miei lavori su internet e ci eravamo messi in contatto. Al tempo lavoravo in produzione sul set di Anna Karenina di Joe Wright e mi spostavo molto in metro e in treno. Mi avevano colpito i volti dei pendolari all’alba per la loro impassibilità. Mi venne l’idea di piccoli sensori che attaccati alla faccia potessero causare movimenti ed espressioni non volute. La traccia sembrava perfetta per l’esperimento e ne parlai a Histibe.
 
“Elements” è stata sicuramente un’esperienza sui generis. Come è stato lavorare con dei passanti non professionisti? Quali sono state le loro reazioni alla face-beat-machine?
L’idea era che la musica si propagasse dalla macchina e contagiasse tutta la città. Per far ciò era necessario coinvolgere più gente possibile. Non volevo che la gente ballasse, bensì che i loro movimenti quotidiani coincidessero con il pezzo. Quasi un documentario che accidentalmente diventa videoclip. Pensavo che i passanti avrebbero detto di no e invece abbiamo trovato una straordinaria risposta dalla gente. Molti erano divertiti e ci chiedevano spontaneamente di partecipare. Altre volte abbiamo avuto dei no molto secchi, soprattutto dalle donne. Quasi tutte dubitavano che volessimo in un video musicale donne normali e non truccate. L’esperimento della macchina è stato molto piú difficile. I dieci  sensori erano mossi da due burattinai tramite fili nascosti. Abbiamo dovuto disegnare la macchina e inventare un modo per farla muovere. Avevo il terrore che la trazione causasse dolore o peggio. Per fortuna i burattinai erano bravissimi ed è andato tutto bene. Le reazioni posso essere sintetizzate dal commento della bambina che, mentre si guardava in uno specchio, mi ha detto con tono serio “you are weird”. Da una ragazzina coraggiosa che si presta a un esperimento simile è davvero un complimento.

Al confine con l’arte sperimentale esplori le emozioni umane. Credi che i mezzi attuali, come supporti digitali e protesi tecnologiche, possano sintetizzare e controllare gli stati d’animo?
Ci sono oltre cinquanta muscoli mimici sul nostro volto. Per sorridere ne contraiamo ben quindici. Mi affascina il fatto che gesti così semplici nascondano una tale complessità. Spesso nella vita di tutti i giorni i nostri volti sono distaccati e contriti, esprimendo quasi il contrario di quello che proviamo. Rinunciando ad esprimerci direttamente, rinunciamo anche alla nostra più potente valvola di sfogo. La face-beat-machine vuole trasformare questa costrizione in gioco. Alla fine delle riprese, tolti i sensori, chiedevo a tutti di stiracchiarsi facendo face dancing. La gente non vedeva l’ora di riappropiarsi della propria faccia! I movimenti autonomi della fine, quelli senza macchina, sono le emozioni che network e dispositivi moderni tentano di emulare a vari livelli. Per ora con scarsi risultati.
Hai vissuto in Italia, Inghilterra e Stati Uniti, e il tuo video è fortemente ispirato dalle multiculture che abitano le città moderne. ti sei mai sentita una “straniera”? Qual è il posto che davvero consideri casa? Come le multiculture hanno trasformato le città moderne?
Non si è mai così stranieri come a casa propria! In ogni posto mi interessa di più trovare le somiglianze nella diversità che il contrario. Per questo constato con disappunto come l’idea della società multiculturale e aperta, nonostante sia alla portata di tutti, sia ancora un concetto tutto da realizzare.
 
Progetti futuri?
Amo molto i video sperimentali ma il mio interesse principale resta la narrativa.. possibilmente rendendo anche quella un po’ più sperimentale. Nel futuro recente, ho un corto che vorrei girare in primavera nelle periferie nord di Londra, proprio dove ho girato Elements. A lungo termine, mi piacerebbe tornare in Puglia e girare un lungometraggio ma la situazione in Italia la conosciamo tutti. Dovrò inventarmi qualcosa.
Blacktree trailer – CalArts thesis film (Trailer)
The Televangelist and the Architect – The Years Abroad (music video)
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