Sonar 2018

buon 25esimo compleanno

Quest’anno il Sonàr ha compiuto un quarto di secolo. Se ci pensate, la soglia dei 25 anni segna l’inizio della maturità, per gli esseri umani, come per i festival. E quindi, ovviamente, i festeggiamenti sono stati grandiosi.

Quello che è cominciato il 2 Giugno del 1994 tra le mura del MACBA, con maestri del deck come Laurent Garnier e Sven Väth, ha celebrato un nuovo compleanno in equilibrio tra punti fermi e scommesse, novità e certezze.

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Punti fermi, perché gli aficionados di casa Sonar li hanno riuniti tutti, da Richie Hawtin a John Talabot a Angel Molina, ma anche novità, come la presenza massiccia di afrobeat in line-up, con nomi come Amp Fiddler e Tony Allen, Little Simz e Black Coffee.

E, sempre per festeggiare, un record mai visto nella storia del festival: 126mila presenze da tutto il mondo. In centoventiseimila arrivati per la musica, più altri seimila professionisti che hanno partecipato a conferenze e workshop del Sonar D+, il congresso ai creativi di tutto il mondo che vogliono immaginare il futuro tra blockchain e intelligenza artificiale.

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L’organizzazione del festival è stata così impeccabile che 126mila anime quasi non le percepivi. Mai una fila, né per entrare, né per bere, né per qualunque altra necessità fisiologica. Quello di cui ti rendevi subito conto, però, era la potenza visiva del Sonar, che ha curato molto anche la parte scenografica dei live, con artisti che hanno presentato veri e propri spettacoli sul palco.

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È stato bellissimo vedere il pienone al live di Liberato, straniero tra gli stranieri, scommessa ampiamente vinta degli organizzatori del festival di celebrare la rinascita in chiave elettronica della musica partenopea. Come è stato bellissimo perdersi tra i 6 palchi del Sonar de Dìa e i 4 del Sonar de Noche, avere la possibilità di cambiare bpm ogni 20 minuti perché la line-up, strutturata su ben 150 esibizioni di nomi più o meno noti, era studiata alla perfezione. È stato bellissimo ballare fino all’alba tra il biondo ed eclettico Motor City Drum Ensemble e il mago delle chiusure dei festival, nonché del Sonar, Laurent Garnier. Così come bellissima era la sala del Sonar Car, circolare e drappeggiata di tende rosse di gusto velatamente Lynchiano, dove venerdì dj Harvey e sabato John Talabot hanno regalato 6 ore di set, che nessuno sa mai cosa può succedere in 6 ore filate di musica. Bellissime conferme i dj set di vecchi amori come Bonobo o Modeselektor e straordinarie le nuove scoperte come Bawrut,  SOPHIE o Benjamin Damage. Ed è stato meraviglioso parlare 5 lingue diverse in fila per le macchine scontro, dove è stato avvistato anche Young Marco preso benissimo a schiantarsi contro tutti.

Gli headliner poi, di matrice elettronica come tutto il festival, ma suonati con vere e numerosissime band, hanno superato le aspettative – già alte, a dire il vero.

Immensi i Gorillaz di Damon Albarn, 50 anni e il tiro di un Mod di prima leva, personalità con una delle visioni più evolute sulla musica che esistano in circolazione. Damon Albarn riesce a passare dal punk al funk fino al soul con una scioltezza disarmante; lui si lancia a surfare sul pubblico mentre i sei coristi dietro di lui ondeggiano ipnotici. Spoiler graditissimo sul nuovo disco in uscita, che sembrerebbe essere atomico al pari di Plastic Beach (andarli a vedere a Lucca il 12 Luglio, è un dovere).

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Immensi alla seconda gli LCD Soundsystem, con un James Murphy che, non pago di aver suonato vinili per 6 ore tutti i giorni al Despacio del Sonar de Dìa con i 2ManyDjs, ha dato l’anima anche durante il live, carico e suonato alla perfezione. Devo ammetterlo: durante il concerto, nonostante la presenza scenica devastante, ho chiuso gli occhi per la musica potentissima che la band dispensa sempre generosamente, e ho fatto il viaggio più bello del mondo.

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Ormai va così: non fai in tempo a lasciare la patria dei festival estivi che sono già in vendita i biglietti per l’edizione dell’anno successivo. L’anno prossimo il Sonar si sposta eccezionalmente di un mese: l’edizione 2019 sarà infatti dal 18 al 20 Luglio, per tornare nel mese di Giugno nel 2020.

I biglietti sono già in vendita a un prezzo super-early bird: che fai, non li prendi?

Alla fine tanto lo sapete già: ci ritroviamo tutti lì sotto il palco, ogni anno.

E se non potete esserci l’anno prossimo? È il festival a muoversi, con edizioni sparse nel mondo: nel 2018 sarà a Buenos Aires il 16 novembre, a Bogotá il 17 novembre, mentre nel 2019 si sposterà a Istanbul l’8 marzo e il 9 marzo, a Hong Kong il 13 aprile e a Reykjavík il 25, 26 e 27 aprile.

Non dire che non vi avevo avvisati!

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