RANTAN FARMHOUSE

Un progetto di accoglienza tra orto e cucina

Tutti abbiamo annullato progetti, viaggi e partenze in questi mesi: tra i miei c’è stato un weekend da Rantan, una farmhouse in Piemonte che desideravo visitare da mesi. Nell’attesa di poterci andare davvero ho fatto qualche domanda a chi l’ ha fondata.

Loro sono Francesco e Carol e questa è Rantan.

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Quando è nato Rantan come idea e quando è nato come progetto ?

Rantan come idea nasce nel 2014, mentre sia Carol che io lavoravamo ancora a Copenhagen, in Danimarca. 
Lavorare a stretto contatto con produttori e agricoltori attenti e illuminati, ci ha spinti a voler creare qualcosa di nostro, partendo da un progetto essenzialmente agricolo.

Complice anche l’essere stanchi del mondo della ristorazione in quanto tale, abbiamo creato Rantan modellandolo su un’idea diversa di accoglienza, più umana, più intima, più coinvolgente. Volevamo un luogo nostro, dove ospitare e condividere con i nostri ospiti un momento attorno al cibo, in cui confrontarsi, riflettere e stare insieme.

Dopo aver cercato a lungo un luogo che potesse fare al caso nostro, che unisse il fatto di essere in un contesto montano con il poter fare agricoltura, ci siamo stabiliti in Valchiusella, tra Piemonte e Valle d’Aosta e abbiamo aperto ufficialmente il 14 Luglio 2019.

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Mai quanto oggi la vostra scelta sembra quella che molti vorrebbero percorrere. Anche se è dagli anni ’60/’70 che si parla del ritorno alla natura e alla vita rurale, ancora oggi è raro che le persone scelgano coscientemente questa opzione tra le varie che la vita gli offre. Qual è stata la scintilla che vi ha fatto decidere?

Rantan è nato principalmente come scelta di vita, molto personale: questo è stato il primo fondamento su cui abbiamo concordato e su cui abbiamo costruito tutto il resto.
Volevamo un progetto che ci permettesse di esplorare più nel profondo il modo in cui il cibo giunge in tavola, partendo dal seme. Scegliamo e selezioniamo varietà di ortaggi che più ci interessano dal punto di vista gastronomico, che ha più senso coltivare nel contesto in cui ci troviamo e che più si adattano alle nostre condizioni, il tutto controllando il processo dalla semina alla cucina: questa è una libertà enorme.

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Inoltre, volevamo riacquistare il controllo sul tempo e sul ritmo delle nostre vite. Carol e io ci occupiamo dell’intera gestione di questo progetto e abbiamo scelto di essere aperti al pubblico solo due volte a settimana, il sabato sera e la domenica a pranzo. Questo per avere il tempo di dedicarci alla parte agricola, alla pianificazione, alla gestione dell’ambiente… E per goderci ciò che abbiamo intorno.
Il progetto sulla carta è micro, ma in due è una sfida quotidiana enorme.

E’ molto bello che vi definiate cuochi e contadini. Accorciare lo spazio tra i ruoli ed essere quasi autosufficienti è un’azione quanto mai moderna, se pur antichissima. Come vi dividete tra le due “professioni”?

In due in realtà facciamo entrambi tutto. Tendo ad essere più io (Francesco) a gestire la parte agricola, ma i compiti spesso si sovrappongono. 
In cucina avviene la stessa cosa, anche se ognuno ha anche delle sue peculiarità, per esempio Carol si occupa interamente della panificazione e dei dolci, anche se le decisioni vengono sempre prese insieme.

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La vostra attività è molto incentrata anche sull’ospitalità. Descriveteci l’esperienza da ospite di Rantan.

L’esperienza da Rantan è differente. Prima di tutto perchè non siamo un ristorante, tutto si svolge nella casa in cui viviamo ogni giorno. Si siede insieme ad altri ospiti, fino ad un massimo di 14, ad un lungo tavolo comune, in cui serviamo un menu composto da 10-12 elementi (a seconda della stagione), tra piatti individuali e in condivisione con gli altri, fortemente basati sui prodotti che coltiviamo.
Ai nostri ospiti del sabato offriamo la possibilità di pernottare in un piccolo chalet annesso alla nostra abitazione, con un’abbondante colazione fatta in casa.

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Tutti ora si prodigano in pani e pizze fatte in casa ma noi sappiamo che Carol è un’esperta panificatrice. Quali consigli può dare ai neofiti?

Sicuramente di continuare a panificare e sperimentare, già questo è molto importante! E nel farlo, di notare le conseguenze delle azioni che si intraprendono, per sviluppare l’intuito che aiuta a comprendere l’impasto.

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Vi manca mai la vita di città e il lavoro nei ristoranti stellati?

Mi manca (Francesco) a volte l’adrenalina del lavoro intenso e quotidiano in un ristorante. Per il resto, della vita in città non ci manca nulla, a parte la possibilità di poter andare fuori a cena dove si vuole, quando si vuole! Vizio tipico dei cuochi.

Grazie Francesco e Carol e a presto!