I CORTILI DI MILANO

Cambi di visuale e nuove abitudini

Milano è famosa per molte peculiarità architettoniche tra cui i suoi cortili: dai palazzi firmati da grandi architetti ai condomini “popolari” di ringhiera, ognuno ha la sua storia e il suo fascino.

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Io che ho il vizietto di entrare nei cortili dei palazzi a curiosare non me lo sono mai tolto (facendomi imbruttire dai portinai) ritrovo ora nella libreria photo del mio iPhone molte immagini di ingressi, scale, giardinetti, pavimenti a mosaico e porte-finestre dai vetri colorati.

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Spesso ho provato invidia per certi cortili bellissimi e curati, ma la verità è che anche chi ci abita, dopo un po’, finisce per non farci più caso nella frenesia quotidiana.

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In questo periodo invece per tanti il cortile è diventato un luogo sacro, una visuale unica di osservazione del mondo, uno sfogo per un’ora d’aria o addirittura una fonte di ispirazione.

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Nel mio cortile ci sono sempre due gatti che si staranno domandando se noi umani ci siamo rimbambiti o cosa…

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Quello che era un luogo “neutro” , una terra di nessuno, un corridoio di passaggi veloci e distratti e buonasera fugaci, è diventato il teatro vivace di un’attività quotidiana (pur sempre nel rispetto delle misure di sicurezza).

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C’è chi dal suo terrazzo si prepara un posto al sole con seggiola e libro, chi stende un tappetino sul cemento tra le aiuole per il workout, chi fa svagare i bambini dopo pranzo, chi suona con le finestre aperte facendo da colonna sonora a questo scenario.

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Tutti rigorosamente a turno (senza nemmeno accordarsi) rivalutano uno spazio prima ignorato, vuoto di persone e di significato. Complici le giornate di sole che si succedono ininterrotte il cortile risplende di vita!

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Dal mio terrazzino osservo tutto, noto le crepe sulle facciate gialline, i vestiti dei vicini che asciugano all’aria, e abbino finalmente i volti ai nomi e agli appartamenti corrispondenti attraverso le finestre (notare che vivo qui da 10 anni e spesso lavoro da casa).

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Avrei preferito notare tante cose prima, per umanità o anche solo per spirito di osservazione e non perchè mi ritrovo, come tutti, a passare le mie giornate in casa con lo sguardo rivolto all’esterno.

Attendo che la signora che fa lunghe telefonate fumando lasci il campo libero per farmi quattro passi tranquilla anche io in quel triangolo di sole delle 16.00 tra la palma e l’ingresso. Noto sulla pavimentazione scalcinata i segni di una campana disegnata a gessetto e mi fa sorridere.

Forse alla “riapertura” nessuno frequenterà più il cortile o forse rimarrà un luogo di incontro… ma nella mia testa rimarrà il proposito di osservare meglio e rivalutare quello che mi circonda, senza correre sempre troppo lontano con i pensieri, senza guardare sempre in basso o allo schermo del telefono, senza perdere nemmeno uno spicchio di sole.