WALDEN MILANO

Caffè-bistrot, hub di incontri e progetti

Libreria per editori indipendenti, caffè-bistrot con menu vegetariano, hub di incontri e progetti: nasce Walden Milano.

Un grande onore è per me intervistare uno dei fondatori. Alle spalle un dottorato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, noto soprattutto per le sue teoria sugli Animal Studies. È editorialista de La Lettura, scrive saltuariamente anche sulle pagine culturali de La Sicilia e Il Manifesto, mantiene un blog su The Huffington Post. Dirige la rivista Animot: l’altra filosofia ed è opinionista di varie trasmissioni televisive, come Tagadà.

Stiamo parlando di Leonardo Caffo, noto saggista italiano.

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Che progetto si cela dietro la nascita del bistrot letterario Walden?

Walden è un caffè letterario nato dalla Contesti Srl fondata da me, Paolo Augugliaro, Antonio Inserra e Matteo Pitanza. In realtà reinterpreta radicalmente il modello di caffè letterario trasformandosi in hub di eventi e bistrot. Ognuno di noi, amici di infanzia, è un socio con competenze diverse. Io curo la direzione artistica e degli eventi, Paolo ne è il manager e la vera anima (senza lui non esisteremmo), Matteo e Antonio curano food, drink, selezione prodotti e marketing. Con noi lavora Clarissa, libraia e filosofa, Chiara giovane chef, ed Emanuele che è il nostro Bartender.

Ci ispiriamo al libro omonimo di Thoreau e ne riproduciamo il pensiero traducendolo in spazio e vita attiva: design verde e vegetale, alimentazione veg, libri in vendita di editori indipendenti, prodotti a km 0, eventi e dibattiti su arte e cultura. Il nostro obiettivo è dare a Milano uno spazio multiforme e aperto guidato dall’idea di una vita creativa.

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Quali sono le potenzialità di una città come Milano?

Molte. Milano è la nostra New York, per questo non basta aprire un posto nuovo, un oggetto, ma creare un vero e proprio concetto. Milano è la capitale del design e della editoria, della moda e dell’arte contemporanea, dell’architettura e della ricerca. Walden fa tesoro di questa eredità e si crea un suo varco in cui traduce l’eccellenza in ristorazione, vendita, offerta culturale. Io per esempio ho portato molto del mio ordinario lavoro filosofico e curatoriale all suo interno a partire dalla inaugurazione, Walden is The Present, fino al programma che curerò insieme a Clarissa che sceglie i nostri libri con cura e passione.

Cosa si può trovare di innovativo all’interno del bistrot letterario di via Vetere?

L’insieme e non le parti. Milano ha già caffè letterari straordinari come Colibri o Verso che io adoro e in cui vado spesso a presentare i miei e libri; noi non siamo in competizione ma in rete e forse faremo addirittura un festival tutti insieme. La particolarità è che tutto è tenuto insieme a partire dall’eredita de libro a cui ci ispiriamo.

Il nome è venuto quando a furia di cercarlo, stavamo impazzendo,  Paolo ha visto il mio tatuaggio sul braccio, dove appunto ho scritto “Walden” perché è il libro che ha cambiato la mia vita. In un certo senso se oggi abbiamo un’idea innovativa ed esplosiva lo dobbiamo a una bravata fatta da adolescente sul mio braccio. Scherzi a parte la cosa innovativa è che abbiamo preso una cosa esistente, il caffè letterario, e gli abbiamo dato una nuova funzione: secondo Aristotele questa è la creatività.

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Vi si può rintracciare una relazione tra l’offerta culinaria e culturale-accademica all’interno del bistrot?

Certo. La cucina è vegetariana e vegana ma non dichiarata come tale, seguendo l’intuizione di Thoreau che questa sarà semplicemente la cucina del futuro senza più ghettizzazione. Tutto si tiene, e da Walden si mangia pensando e si pensa mangiando!

Visita tutti i book cafè di Milano.

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