DEPRESSIONE NATALIZIA

ovvero quando la solitudine è una vittoria

Un Post al Sole, più che una rubrica, una linea che si colloca tra elucubrazioni mentali e chiacchiere di comari. Ovviamente non ce n’era bisogno ma tant’è.

Un Post al Sole è un luogo non luogo creato da Elena Borghi (scenografa, illustratrice, paper artist, coltivatrice di parole dimenticate e comare) e da Serafina Schittino (psicologa, sessuologa, terapeuta non verbale e comare).

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Questa storia delle luminarie natalizie che iniziano a essere accese subito dopo la festa dei morti è un fatto grave non solo per la deriva consumistica alla quale ci suggeriscono di aderire ma anche perché fanno luce su una piaga che attanaglia molte persone: la depressione da feste natalizie.

Figurati che io l’ho sempre considerata una faccenda credibile tanto quanto quella delle lenticchie che portano soldi e, certamente, ho sempre pensato d’esserne immune, che la depressione ciclica da feste di Natale fosse roba da donnette predisposte al dramma e al vittimismo.

Invece, un giorno di due anni fa, è capitato anche a me di venirne colpita. Così, senza preavviso, come un dardo avvelenato lanciato da chissà chi, capace di trafiggermi, mio malgrado. Nonostante lo scetticismo ho dovuto ammettere che, da allora, una sorta di presomalismo più o meno accentuato compare, ogni anno, puntuale.

Ma che senso ha? Ma, soprattutto, perché un individuo che vive il proprio tempo e la propria vita con centratura e consapevoli scelte, deve trovarsi con la gnugna da pre-natale?

Attenzione che i sintomi da premestruo son ben altra cosa sebbene, anche in questo caso, è come se la tua mente venisse attaccata da qualcosa di esterno e indipendente dalla tua volontà. Così accade tu ti senta scarica, una sorta di velo grigio ti abbassa lo sguardo, capita ti venga il magone anche solo guardando quell’affissione, in un angolo squallido della città, dell’offerta 2×4 sul panettone senza canditi. Pensi che sei sola, che tutti sono felici tranne te, che non farai nessun viaggio romantico a New York per pattinare sul ghiaccio, come fanno quelli che si innamorano, sotto Natale, nei film.

E allora ti sale lei, la gnugna vera e nuova, che non sapevi di avere e odi tutti, non sopporti le lucine, cioè, ti fanno proprio male gli occhi se le guardi e poi ci sono loro, le coppiette, che sgambettano felici e infreddolite guardando le vetrine. Stupidi, pensi che sono solo degli stupidi e che l’amore non esiste e… Ehi, aspetta un attimo! Ma questa non sono io! Questa roba non la voglio, non mi appartiene e la detesto!

Corro a casa, preparo una cioccolata calda e chiamo Serafina, la mia comare psicologa preferita. Serafina, chi ha deciso che a Natale non si debba stare soli? Mi pare che più che di tradizioni si parli di stereotipi… 

«Amica cara, mi metti di fronte ad una questione dilemmatica. Come sai già il Natale originario è connesso ad antichissime feste solstiziali e che per questo da sempre viene celebrato in gruppo quanto momento propiziatorio per la terra e di condivisione nella comunità. Una festa quindi di rinascita prima terrena e poi mitologica simboleggiata dalla venuta di un fanciullo semidivino, qualcosa di archetipicamente inscritto nell’inconscio collettivo di ciascuno di noi difficile da sradicare.

Diventa perciò inevitabile questa lotta continua tra Natale in famiglia e solitudine, come se essere e stare soli fosse una punizione o un delitto. Alla luce di tutto questo forse dovremmo deporre le armi in questa lotta e iniziare a guardare al Natale come una grande opportunità! Simbolo di rinascita, rinnovamento e quindi cambiamento, ma anche di speranza e fiducia che, attraverso gli inverni dell’esistenza, si rafforzino la conoscenza e il contatto con le nostre risorse e le nostre potenzialità creatrici. D’altro canto però che tu stia da solo o in compagnia, come scrive il grande Rilke: “È necessaria una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sè e per ore non incontrare nessuno, questo bisogna saper ottenere. L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano”».

A queste saggissime parole c’è ben poco da aggiungere se non forse i vividi ricordi di quando non eri single ed eri costretta a ciucciarti imbarazzanti domande di parenti insidiosi, siparietti di livori da vomitare insieme al tacchino ripieno e cattiverie gratuite da spurgare. Che le vacanze di coppia molto spesso erano condite con troppe aspettative e che quindi, quasi sempre, finivano in litigio. Che aprire i regali sotto l’albero e far foto con sorrisi smaglianti era voler esaudire uno stereotipo più che un effettivo momento di gioia da immortalare e che lo stress da giornate intere passate a tavola rendeva seducenti persino quelle pause pranzo lavorative saltate.

Ecco per dire che, a volte, rimangono vividi più i ricordi delle commedie romantiche ammirate nel tv color durante gli anni ’80 che quelli della vita vera. 

Raggiunta questa consapevolezza e quella legata alle bellissime considerazioni di Serafina e di Rilke, vedrai, passerà anche la gnugna.

Buona Natale di rinascita a te.

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