TINDER e le “non relazioni”

Ovvero scegli il lato oscuro della Forza

Un Post al Sole, più che una rubrica, una linea che si colloca tra elucubrazioni mentali e chiacchiere di comari. Ovviamente non ce n’era bisogno ma tant’è.

Un Post al Sole è un luogo non luogo creato da Elena Borghi (scenografa, illustratrice, paper artist, coltivatrice di parole dimenticate e comare) e da Serafina Schittino (psicologa, sessuologa, terapeuta non verbale e comare).

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Passeggio tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Mi godo i profumi della città in primavera, gli scorci che solitamente non noto in una città che, nel bene e nel male, ormai fa parte di me. Mentre cammino sento un boato: già, oggi c’è la Coppa Europa che non è un gelato metà fragola e metà cioccolato, in una coppetta di cartone simil bronzo. No, qui parliamo di giuoco del calcio e quel boato certamente è un goal anche se pare più un gigantesco esulto di matrice orgasmica, a essere onesta.

L’orgasmo. L’uomo. Il testosterone animalo che fa ridere, che trasmette quel senso di possenza seppur mitigata da occhi di bambino sognante che guarda l’Italia giuocare al giuoco del calcio. Quanto mi mancano. Tutti e tre.
“Faresti meglio a fare come tutte le tue amiche che un occhio glielo buttano a Tinder, ogni tanto. Cretina”, mi dico.

Di Tinder ho capito che ti porta nuovi like su Instagram, che ci vogliono tempo e dedizione altrimenti non succede niente ma, soprattutto, ho capito perché quando entro in un locale tutti guardano lo schermo del telefono anziché broccolare live. Le persone trovano più semplice scegliere dal catalogo online che “non relazione” avere piuttosto che rischiare di averne una vera.

Del resto guarda la tua vita: ti sei ritrovata, senza peraltro ricordare come, a dormire in una piazza e mezza che basta appena per te e la tua seconda personalità in conflitto con te stessa, hai un armadio che non ha più posto neanche per i tuoi di vestiti, figuriamoci se può accogliere quelli di un altro, hai quarant’anni e vivi ancora in condivisione anche se potresti permetterti una casa da sola perché tanto, questione di attimi e trovi quello giusto col quale andare a vivere, che tu da sola non ci sai stare ma fai finta che sia una scelta di stile.
Prese come siamo a cercare di tenere in piedi le nostre piccole certezze costruite con tanto sacrificio, abbiamo veramente spazio per la relazione?
Esiste veramente lo spazio fisico ed emotivo per una relazione nella tua vita?

Oddio, sembra una di quelle domande che ti fa Scientology e io, ne sono certa, non voglio ridurmi come Tom Cruise.
Cerco le chiavi del portone di casa e incontro la mia comare preferita, Serafina, sul pianerottolo. «Oi. Come stai? Cerchi anche tu come me le chiavi di casa in una borsa che sembra la fossa delle Marianne, mentre pensi a Tinder, all’assenza di relazioni e alla follia a cui conduce Scientology?»

«Sì Borghi, a volte. Magari non proprio ora mentre cerco anch’io le mie chiavi, però sì, a volte anch’io ci penso.»
«A me sembra che molto spesso le persone dicano di volere una relazione ma in realtà non costruiscano lo spazio necessario per averla».
«Da un lato hai ragione. Spesso non si costruisce lo spazio, ma soprattutto non si costruisce il tempo. La fretta detta la regola. Tinder rischia di essere un match di forma e non di contenuto».

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La logica è che si tratta di un gioco efficiente se ci sai giocare.

Regola 1: visto e piaciuto. Ovvero Sfogli volti, scegli quello che preferisci, chatti più o meno a lungo, ti dai appuntamento e infine esci ed entri nella vita di chi hai scelto fino a quando lo si vorrà entrambi.

Regola 2: zero aspettative. Non è un’agenzia matrimoniale, è una roulette di persone che vogliono conoscere altre persone senza la preoccupazione del primo momento in cui uno dei due deve farsi avanti con l’altro. Perciò gioca e divertiti, se ci riesci. Del resto anche nella vita vera le aspettative rovinano tutto no?

«Mi stai dicendo che se vedi una foto, leggi un paio di cosette e vedi il lavoro che fa, non ti crei delle aspettative?»
«Certo che sì! Tutto si basa su quello. Ma il punto è: poi, quando incontri il tizio che hai scelto, vedi lui o vedi la proiezione del film che ti sei fatta?»
«E qui Jung direbbe che il famoso colpo di fulmine, o, meglio ancora, l’amore a prima vista è sempre il risultato di una proiezione».
«Ma che Iddio ce l’abbia in gloria guarda! Jung dico non l’amore a prima vista».

L’attrazione che si prova altro non è che per quella nostra parte inconscia (insomma, ci si innamora di se stessi) e quindi la parte velata di sé stessi. Ne consegue che, solo conoscendo bene questo lato della propria psiche è possibile interagire in modo armonico e diviene più facile avere una sana relazione e un rapporto ricco e oserei dire sensato.

«’na cosetta semplice proprio. AKA è per questo che siamo tutti spaiati come i calzini dopo la lavatrice? Perché non conosciamo il nostro lato inconscio?»
«Esattamente, bravissima. Se vuoi posso continuare e, collegandomi con la questione dello spazio da costruire di cui parlavi, ti dico che non è facile amare perchè anche dove esistano dei sentimenti forti, rimane la fatica di quella lotta che avviene dentro di noi.»
«Parli di premestruo vero? Si vede dalle occhiaie che ce l’ho e che sta lottando dentro di me?»
«Ah certo, anche di quello brava! Vedi che non sono l’unica?! Comunque, cara Elena, oramai è risaputo che ogni uomo porta dentro di sé un lato femminile di cui non è consapevole e ogni donna un lato maschile. Entrambi proiettano nell’altro la propria parte oscura. La mancata elaborazione e quindi la lotta interna con questa parte ci porta a proiettare spesso i suoi lati negativi e quindi, ecco perchè spesso le relazioni sono disastrose. Com’è facilmente intuibile, nella proiezione, ciò che è inconscio si materializza nell’altro. Un casino insomma».

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«Però è anche vero che ogni relazione è sentimentale. Anche una notte di sesso fine a se stessa è uno scambio, anche quella persona che mai più rivedrò mi avvicina un po’ di più a ciò che non so di me e quindi alla consapevolezza di me stessa e quindi a un baricentro più saldo del mio Io, fosse anche doloroso arrivarci. Perciò non è poi così importante definire il concetto di “abbiamo una relazione” o “non abbiamo una relazione”».
«Sono d’accordo. Totalmente.»
«No, perché sai, continuo a leggere post che parlano di Tinder più o meno bene, tacciato di essere la “Sagra delle Non Relazioni”, della superficialità. Ma che significa? Dato per assodato che anche incontrare uno stronzo avvicina a se stessi, allora che ben vengano da ogni dove!»
«Anzi se quello che ho detto prima ha senso, se nell’altro vedo uno stronzo in realtà forse è la materializzazione di una parte di me.»
«O forse ci serve passare da quello stronzo lì per superare dei limiti e arrivare a un nuovo livello di evoluzione personale. Fino a quando non comprenderai il tuo valore, troverai uomini che ti disprezzano, fino a quando non amerai te stessa, troverai uomini che ti rifiutano, eccetera.»

«Io direi che il concetto comprende sia la proiezione sia lo strumento di miglioramento di noi stessi. Però io preferisco dire che fino a quando non integri le tue parti oscure (che spesso corrispondono al tuo lato peggiore) quegli incontri che inizialmente sono magici (perchè frutto della proiezione) in seguito risulteranno le peggiori scelte della tua vita (proprio perchè hai scelto te stessio nella tua accezione peggiore).
Forse ho una visione più difficile da digerire.»
«Praticamente hai fatto la sintesi della saga di “Star Wars”.»
«Ahahahahahaha, caspita non l’ho mai visto!»
«Non risponderò a questa tua dichiarazione che mi sciocca più dell’ago della mia bilancia a un mese dalle vacanze».

Comunque, sai cosa mi sembra Tinder? Un gioco d’azzardo, tipo le macchinette, un altro stratagemma per creare dipendenza. Sfogli e sfogli volti perché pensi che quello dopo sarà migliore del precedente e intanto non ti guardi attorno e magari ti perdi persone belle e per cosa? Per chattare con uno sconosciuto e diventare dipendente dalle sue notifiche ultimo accesso di WhatsApp!»
«Guarda, io credo che sicuramente crei dipendenza l’avere qualche conferma in più al giorno di quanto possiamo piacere e quindi valere, anche se solo nella forma, ahimè. Quindi forse si tratta più di sete di considerazione e stima che di dipendenza.»
«Beh, non per tutti eh? Io, per esempio, non sono una tipa che subisce le dipendenze. Infatti ora entro a casa, mi doccio ascoltando la musica di SPOTIFY, controllo le notifiche di FACEBOOK, INSTAGRAM e TWITTER, dopodiché mi guardo due puntate della mia serie preferita su NETFLIX e poi mi tolgo da TINDER ma non pirma di aver detto due o tre scemenze su SNAPCHAT. Tanto quelle mica restano.»