Abbiamo scelto di partire da Marrakech per poi spingerci verso l’interno fino al Sahara, con tappa finale a Fes. Era la mia terza volta in questa magnifica città che, con la sua spinta propulsiva, resta sempre un punto di riferimento: multiforme, intensa, stratificata, coinvolgente. Ogni volta che sono stata qui ho vissuto esperienze diverse infatti c’è chi si perde nella Medina per ore, chi esplora i suoi giardini e meravigliosi palazzi, chi cerca esperienze più autentiche o creative. E poi c’è una scena gastronomica sorprendente, un artigianato ricchissimo e una proposta culturale internazionale in crescita costante.


Se è la tua prima volta, ti consiglio i luoghi da non perdere:
La Medina
Lasciate perdere le mappe: la medina è un labirinto affascinante dove vale la pena farsi trascinare anche perchè il tesoro è dietro l’angolo! È il luogo giusto per lasciarsi guidare dall’istinto, contrattare con ironia e scovare favolosi tappeti o ceramiche che vi costringeranno a fare magie con il vostro bagaglio. Ogni lasciata è persa perchè le città marocchine hanno un’identità specifica e colori, tecniche, materiali possono cambiare, ciò che potreste trovare qui non sarà lo stesso che troverete a Fes o in altri luoghi. Se avete occhio e gusto, qui potete davvero fare scelte memorabili ma soprattutto divertitevi, parlate con le persone perchè potrebbe rivelarsi uno scambio interessante e inaspettato. Vale uno stop anche la parte dedicata al cibo, Der Semmarine, se vi piacciono le olive non potete non assaggiarle subito tutte.




Jardin Majorelle e Museo Yves Saint Laurent
Jardin Majorelle è uno dei luoghi simbolo di Marrakech, nato dalla visione dell’artista Jacques Majorelle e amato da Yves Saint Laurent, che lo salvò dal degrado e lo rese eterno. Il giardino è un trionfo di biodiversità, geometrie, colori a contrasto, cactus monumentali e palme giganti. Il museo adiacente (esiste un biglietto cumulativo) racconta il legame profondo tra YSL e il Marocco, con una collezione permanente e mostre temporanee.



Palazzo El Badi, Medersa Ali Youssef e Qubba
Non aspettatevi decorazioni sontuose: ciò che colpisce qui è la grandiosità della struttura e il senso di spazio. Costruito nel XVI secolo, oggi il Palazzo El Badi è una suggestiva rovina, ma camminare nei suoi cortili e scendere nei suoi labirinti è un esercizio di immaginazione e di rivelazione prospettica. Inoltre le cicogne che nidificano tra le mura sono un’esperienza poetica. Al contrario la Medersa Ali Youssef, nella Medina è una delle scuole coraniche più importanti e affascinanti del Marocco, che colpisce per la sua architettura raffinata: stucchi delicatissimi, legni intagliati e piastrelle zellige decorano ogni angolo. Un luogo silenzioso e suggestivo, che racconta la vita degli studenti che un tempo vi risiedevano. A solo qualche metro di distanza si trova una piccola e antichissima costruzione, uno degli ultimi esempi rimasti dell’architettura almoravide: Qubba Almoravide risalente al XII secolo. Se non riuscite a visitarla affacciatevi per osservarne la struttura!





Dove mangiare
La scena gastronomica di Marrakech è sorprendentemente variegata. Suggerisco i seguenti indirizzi da segnare:
- L’Mida è un ristorante situato nel cuore della Medina, a pochi passi dalla piazza Jemaa El Fna. Offre una cucina marocchina fusion con piatti moderni, gourmet e salutari, preparati con prodotti freschi e di qualità. La terrazza verdeggiante è uno dei punti forti del locale, ideale per pranzi soleggiati.
- Atay Café è un ristorante marocchino con opzioni veg, sempre nella Medina. Scegliete un posto sulla terrazza panoramica che offre una vista spettacolare sulla città fino alle montagne dell’Atlante.
- Café des Épices: un locale perfetto per osservare il via vai della Medina. Piatti semplici, servizio informale, una pausa comoda e buona.
- La Famille: giardino incantato, menu vegetariano con influenze mediterranee a conduzione esclusivamente femminile. Un angolo slow e verde, dall’estetica curatissima.
- Café Clock (anche a Fes): un punto d’incontro cosmopolita, amato da expat e viaggiatori curiosi nel Souq. Qui si viene per l’atmosfera artistica e i progetti culturali che animano lo spazio: corsi di cucina, calligrafia, concerti, storytelling. Ideale per una pausa diurna (anche come spazio coworking) o serale, controllate il sito per sapere quando c’è la musica live!
Se invece cercate un’esperienza autentica legata alla cucina tradizionale marocchina:
Al Fassia è una vera istituzione, si trova nel quartiere di Guéliz che potrete approfittare per visitare, è gestito da sole donne e propone piatti classici tajine, couscous, pastilla in un ambiente accogliente e curato.


Bonus: Hammam
Dopo ore di cammino e scoperte, non c’è nulla di meglio di un hammam. Noi abbiamo scelto Les Bains d’Orient: intimo, elegante, accogliente. Esistono hammam per tutte le esigenze, e le tasche, ma questo ci ha colpiti per la qualità dell’esperienza, la possibilità di farlo in coppia e la sensazione di benessere totale. Tre ore tra vapore, scrub e massaggi: un vero rito rigenerante.
Dove dormire
Abbiamo soggiornato nel quartiere del Souq, vivace ma fuori dal caos della Medina dalla quale dista circa 15 minuti a piedi, al Riad Sabah. Il riad è piccolo, curato, familiare, pulito e con una magnifica terrazza. A pochi passi da Café Clock e da altri luoghi interessanti, è un’ottima base per vivere il centro di Marrakech a piedi.
Oltre Marrakesh
ANIMA Garden si trova a circa 45 minuti da Marrakech immerso nella campagna questo parco d’arte, ideato dall’artista multimediale austriaco André Heller, è una vera oasi creativa. Un giardino rigoglioso che mescola natura e arte, con installazioni contemporanee disseminate tra piante di lavanda e rosmarino, palme e alberi da frutto. Ogni angolo stimola i sensi grazie al canto degli uccelli, ai profumi intensi e ai colori delle installazioni artistiche.
C’è un bar dove poter fare uno spuntino e un servizio di navetta che parte da Marrakech, quindi è facile da raggiungere anche senza auto. È un luogo perfetto per rallentare e perdersi, come suggerisce Heller stesso, per ritrovare la propria armonia, respirando liberamente.




Abbiamo scelto di vivere questo viaggio in libertà, affittando un’auto tutta nostra. È stata una decisione fondamentale per costruire un itinerario su misura, seguendo i nostri tempi e fermandoci dove e quando volevamo. Le strade in Marocco sono ben tenute, il traffico fuori città è scarso e i paesaggi si fanno via via più sorprendenti rendendo il viaggio mai noioso.
Ci avevano parlato dei frequenti posti di blocco della polizia, e in effetti ci sono, ma noi non siamo mai stati fermati. Un consiglio che ci era stato dato è di avere qualche contante pronto, nel caso ti venisse chiesto un contributo “informale”, ma fortunatamente non è stato necessario.
Il nostro percorso in auto è partito da Marrakech ed è arrivato fino al deserto di Merzouga, per poi risalire verso nord in direzione Fès. Le ore di guida sono tante, ma mai faticose: la varietà dei panorami distrae, accompagna, fa parte dell’esperienza. Per alleggerire la prima parte del tragitto, abbiamo spezzato il viaggio in due tappe: Marrakech – Skoura (circa 4 ore e mezza) e poi Skoura – Merzouga (altre 4 ore e mezza circa), con soste lungo la strada per scattare foto e visitare piccoli villaggi.
Aït Ben Haddou
Proseguendo verso sud, la prossima tappa è Aït Ben Haddou, una ksar, antica città fortificata in argilla, tra le più iconiche e meglio conservate del Marocco.
Sembra un castello scolpito nella sabbia: torri merlate, archi, mura spesse color ocra che si accendono al tramonto. Non a caso è stata scelta come location per tantissimi film e serie TV, tra cui Il Gladiatore e Il Trono di Spade. Ma non è solo un set cinematografico è ancora abitata, ci sono infatti alcune botteghe artigiane e piccole attività.
Vale la pena salire a piedi fino in cima per ammirare il panorama: da un lato il fiume, dall’altro il deserto che si estende fino all’orizzonte.




Skoura
Sulla vecchia via carovaniera che collegava Marrakech al deserto si trova una zona fertile costellata di palme da dattero, oggi patrimonio UNESCO. Qui il paesaggio cambia ancora: dopo le rocce e l’argilla, si apre una distesa verde che sembra impossibile da immaginare in un contesto così arido.
Una delle meraviglie architettoniche della zona è la Ksar Amridil, oggi trasformata in museo. Una struttura in terra cruda che sembra un labirinto, con stanze, corridoi e passaggi interni perfettamente pensati per mantenere una temperatura costante, anche nelle giornate più calde. Il biglietto d’ingresso include una visita libera e permette di comprendere meglio come si viveva in questi luoghi secoli fa.



Per la notte abbiamo dormito all’interno della palmeria, in un riad gestito da una coppia di francesi, Dar Lorkam. È un piccolo paradiso sostenibile, con orto, cucina a km zero, piscina e camere curate in ogni dettaglio. Si trova nella distesa di palme di Skoura e per raggiungerlo abbiamo guadando un fiume, il che lo ha reso ancora più speciale e isolato. Si percepisce ovunque un tocco francese nel gusto e nell’ospitalità ma con profondo rispetto per il luogo.
Tra Skoura e Merzouga il paesaggio si fa più montuoso, e chi ha tempo può considerare una deviazione per esplorare le Gole del Todra o altri sentieri di trekking. Noi lo abbiamo lasciato per una futura avventura.
Merzouga e il Sahara tra land art e le dune
L’ingresso nel deserto è qualcosa che non si dimentica. La strada, lentamente, si fa più secca, più rarefatta. Poi, d’un tratto, finisce. E davanti a te: sabbia. Le prime dune appaiono all’improvviso, come onde immobili. È una scena emozionante, quasi irreale.
Siamo arrivati a Merzouga al tramonto e abbiamo scelto un piccolo hotel per riposare prima dell’escursione del giorno dopo. Non era nulla di speciale, ma aveva una bella vista e tutto il necessario per una notte comoda. Abbiamo cenato lì, aspettando con curiosità la tappa successiva.
La mattina seguente, con una guida locale, siamo andati a visitare le tre incredibili installazioni dell’artista tedesco Hannsjörg Voth: La Scala Celeste, La Città di Orione e La Spirale Aurea.
Sono opere monumentali, realizzate tra gli anni ’80 e ’90, sopravvissute al tempo e alla sabbia.
Le strutture emergono come apparizioni dal nulla: la Scala Celeste si arrampica verso il cielo, con una forma triangolare solenne; la Spirale si espande in orizzontale, massiccia, costruita con la pietra della montagna; la Città di Orione riprende la disposizione della costellazione omonima, con torri e forme geometriche che si stagliano nel vuoto.
Sono opere architettoniche che si possono esplorare: salire, camminare, toccare. Un’esperienza quasi mistica nel cuore del deserto. Sono abbastanza isolate nel deserto, quasi nascoste e trovare qualcuno che ci portasse fin lì non è stato facile perchè non sono mete turistiche classiche quindi mesi prima abbiamo cercato online qualcuno che ci confermasse la visita che alla fine abbiamo organizzato con il nostro camp. Abbiamo scelto il Mouhou Desert Camp, una struttura intima e autentica che conta solo di 6 tende, lontana dal turismo di massa e dalle atmosfere da “villaggio”. La nostra tenda era spaziosa, con letto comodo, bagno privato e tutto l’occorrente per stare bene anche di notte.




La vera magia, però, è stata la passeggiata nel deserto, ci siamo regalati quattro ore a piedi, immersi nel silenzio, tra le dune. Niente cammelli, niente 4×4: solo il sibilo dei nostri passi sulla sabbia e il vento a scompigliarci i capelli. Il paesaggio cambiava continuamente, a seconda della luce e della forma delle dune. Rimanere fino al tramonto è stato indescrivibile, i colori della sabbia si tingono di oro, rosa, rosso. L’orizzonte si allunga. Tutto si ferma e per un momento senti una connessione speciale con questa natura apparentemente inospitale eppure così affascinante.
La serata si conclude con cena, musica di tamburi, canti e balli attorno al fuoco sotto ad una coperta di stelle infinite.




Verso Fes
Da Merzouga a Fès il tragitto è lungo: più di 7 ore di guida. Ma ancora una volta, il paesaggio rende tutto leggero. Si passa dal deserto roccioso alle montagne, poi a vallate verdissime. In Marocco non si costruiscono gallerie, quindi si sale e si scende lungo i rilievi, attraversando passaggi panoramici e boschi frondosi.
Uno dei luoghi più inusuali che si incontra è Ifrane, una cittadina che sembra svizzera: tetti spioventi, aria fresca, montagne innevate sullo sfondo. Un luogo completamente fuori contesto, totalmente straniante.
Arrivati a Fès, ci siamo immersi nella sua articolata Medina che, come un organismo pulsante, con oltre 600.000 abitanti, è un luogo dove si osserva la vita quotidiana tra fruttivendoli, macellai, laboratori artigiani, scuole e moschee. Basta perdersi un attimo per uscire dai percorsi più affollati di turisti per ritrovarsi tra bambini, voci, odori, situazioni reali. Il consiglio è sempre lo stesso lasciarsi trasportare, non ci sono pericoli e non è molto estesa, dopo qualche ora sarete riusciti ad orientarvi anche senza google maps.
Dalle terrazze, esistono diverse angolazioni, si vedono le celebri vasche per la conciatura delle pelli: un’esperienza forte, per alcuni, per via degli odori. È uno dei simboli dell’artigianato marocchino e della sua tradizione antichissima, ancora oggi portata avanti a mano, con tecniche ancestrali. Ne scaturisce una riflessione anche sull’atteggiamento al riuso del Paese, forse inconsapevolmente, tutto viene riutilizzato, recuperato, lavorato con materiali locali. Si sente anche nell’architettura, nei dettagli: recinzioni in canne, oggetti antichi riadattati, vasi riciclati, falegnamerie e tappezzerie recuperate. A questo proposito abbiamo scelto di fare acquisti in cooperative che sostengono donne, comunità locali e situazioni fragili, per lasciare un impatto positivo, di seguito alcuni nomi: appena fuori dalla Medina Cooperative Artisanal de Fes, Café Shop Alaoui (carino anche per un pranzo o una merenda), The Anou Cooperative nella Medina anche per corsi di tessitura. Bottino: spezie, tisane alle erbe, tappeti, ceramiche, babbucce e saponette artigianali.
Fès ci è piaciuta per la sua energia a livello culinario però siamo rimasti un po’ delusi. Abbiamo provato due ristoranti iconici situati in giardini bellissimi, The Ruined Garden e Le Jardin des Biehn, ma la cucina non ci ha convinto, forse meglio per un aperitivo o un calice di vino. In compenso, Veggie Pause è stato un pranzo sorprendente: piccolo ristorante vegano, accogliente e genuino. Ovviamente non ci siamo fatti mancare una pausa sulla terrazza di Café Clock.
Abbiamo alloggiato al riad Lune et Soleil, uno dei posti più belli di tutto il viaggio. Accoglienza impeccabile, una terrazza dove fare colazione al sole con prodotti locali e una struttura arredata come una wunderkammer: bauli, ceramiche antiche, abiti tradizionali, oggetti preziosi. Ogni angolo racconta una storia e l’insieme crea un’atmosfera calda e autentica.
Il nostro viaggio si è concluso così, con la sensazione di aver attraversato un Paese dalle mille sfaccettature. Dal caos di Marrakech al silenzio del deserto, dalle antiche ksar all’autenticità della Medina di Fès. Un Marocco che cambia e resta, che ti accoglie e ti sorprende. Alla prossima!





Foto di Marco Greco