SENEGAL

Abitare la terra

Siamo nella laguna de la Somone, in Senegal, Africa occidentale, un continente così grande e diverso da ciò che conosciamo e che da sempre attira per la sua natura imponente, dove l’uomo forse mosse i suoi primi passi e dove molti nuovi passi cercano di tornare. 

Si parla di “mal d’Africa” a ragion dovuta perché quando si ritorna da un’esperienza in Africa si torna con un bagaglio emotivo e culturale importante.

Il Senegal racconta tante storie ma alcune sono poco conosciute come il progetto architettonico comunitario che si sta delineando nella Laguna di Somone ma per parlarne bisogna raccontare chi di questo progetto abitativo culturale ne ha fatto la sua vita rendendolo concreto in un contesto unico.

Le parole e l’esperienza sono quelle di Jordana, giovane donna italo croata che con il suo compagno senegalese Baye, lui dopo 17 anni di diáspora in Europa, ritornano con il loro figlio piccolo Lamp, proprio a Somone.

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Dana per gli amici, fa parte del progetto deadestroyingmuros, un gruppo artistico transculturale e comunitario tra amiche nato a Venezia nel 2005, il nome fa riferimento al titolo della composizione musicale di Luigi Nono “voci che distruggono muri” (1970).

Neanche due anni fa decidono di sperimentare, nel Museo del Mare di Palermo, la tecnica del SuperAdobe creando in due settimane una cupola che chiamiamo nido guidate da Davide Fraasca, esperto di terra, dando vita a quella che diventerà presto una sperimentazione abitativa. 

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Abbiamo rivolto qualche domanda a Jordana per saperne di più della sua scelta e del progetto che sta promuovendo.

Perché in Senegal? 

Non solo è la terra di origine di Baye ma provate a immaginarla.

Somone è un centro abitato su una laguna che è anche aria marina protetta, abitata dal sale, le mangrovie, gli sciacalli e i pellicani… Un luogo di mare e turismo ma che vede anche nascere progetti ecologici coraggiosi.

Il Senegal, un paese chiave nella tratta degli schiavi (Africa-Caraibi-Europa) capace di trasformare l’odio in teranga, che significa in wolof (la lingua della maggioranza, tra le lingue locali) ospitalità.

Un Paese da conoscere, con una storia spirituale e politica sotto tutti i punti di vista decisamente illuminante.

Come mai creare un villaggio green qui? 

La comunità Senegalese è accogliente e votata alla teranga e alla speranza.

Essere eco e sostenibili non è solo la scelta migliore ad oggi ma è anche la più corretta ed etica per questa terra (intesa come Senegal, ma anche come mondo).

Perché un “earth architecture”?

In Senegal l’anno è scandito cosi, da 9 mesi di stagione secca e da 3 mesi di piogge, una tecnica capace di conservare fresco e tepore è la migliore soluzione, e la Terra è sempre la migliore delle soluzioni

Trovare esempi di architettura terrestre è più comune del previsto. L’intelligenza e l’astuta capacità di osservazione dei nostri antenati hanno dato origine a diversi tipi di tecnologie edilizie basate sulla terra. 

Le ragioni per cui costruire con la terra sono sia economiche, costano meno i materiali, che sociali, spesso sono prodotti da compagnie indipendenti, locali e con manodopera locale nonché il singolo abitante è parte attiva del progetto dal design alla costruzione, e anche di salute e benessere perché i materiali sono naturali al 100% e non tossici per gli inquilini.

Aggiunge Jordana: Non avendo però ancora molta esperienza per costruire dei móduli destinati all’abitabilità contattiamo un’impresa senegalese che aveva già lavorato con questa tecnica, si chiama balemp structure. Iniziamo insieme due anni fa, diventiamo amici e seguiamo i lavori passo dopo passo… Ma il cantiere deve ancora finire perché una  keurgumak una “casa grande” (in wolof, la lingua dei senegalesi, è proprio: casa grande, la casa antica di famiglia dove tutti possono tornare) è sempre in divenire in realtà.

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Il nostro progetto è infatti proprio, una casa in cui ogni ospite sta partecipando con il suo piccolo alla futura realizzazione di questa comunità.

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La casa dove abitano Jordana, Baye e il meraviglioso Lamp è stata realizzata con la tecnica del SuperAdobe, un procedimento relativamente recente inventato dall’architetto iraniano Nader Khalili. La terra viene messa in sacchi o tubi di polipropilene o iuta. In Senegal si comprano i rotoli di sacchi di plastica destinati all’imballaggio del riso (per essere poi ancora riutilizzati in vari modi) ed è interessante sapere che l’industria locale produce questi sacchi per l’imballaggio dell’alimento ormai diventato tipico nella dieta quotidiana senegalese, il thiep, a base di riso pesce, aglio, cipolla e spezie piccanti.

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Man mano che il sacco viene riempito di terra viene adagiato e pressato. Accatastando i sacchi si crea il muro. Tra le file viene posto un filo spinato in modo da creare attrito tra i sacchi e conferire resistenza alla trazione al muro. Il sacco funge da forma flessibile consentendo al costruttore di creare pareti curve o diritte. Questa tecnica è particolarmente adatta per la realizzazione di cupole. Le cupole costruite da Nader Khalili presso il Cal-Earth Institute hanno superato del 3000% dei codici di costruzione sismici della California, rendendo queste cupole non solo antisismiche ma anche resistenti al fuoco, alle inondazioni e agli uragani.

In Italia troviamo queste strutture base realizzate in singoli moduli o strutture utili ma con funzioni soprattutto decorative, di seguito alcuni esempi.

2019 Tecnica Superadobe 

Dove: Paterno Calabro, Calabria, Italy

Uno spazio pubblico vicino alla biblioteca locale di un piccolo villaggio di montagna in Calabria. È stato creato durante un workshop di Cal-Earth & Vide Terra. Il progetto è stato promosso da Progetto Paterno e dal Comune di Paterno Calabro.

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2018

Tecnica: Superadobe + Cocciopesto

Luogo: Piemonte, Italia

Una cupola di terra di 2 m di diametro interno progettata come ricovero per le galline ovaiole. Il tetto in canniccio realizzato con materiali locali assicura protezione dalla pioggia ed un efficace isolamento termico sia estivo che invernale.

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2017, 2016, 2015, 2014

Tecnica: Superadobe + Cocciopesto

Luogo: Vignale Monferrato e Quattordio, Piemonte.

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1) Muro di terra da giardino 2) Aiuola rialzata di terra 3) Panca da giardino 4) Spirale di terra. Tutti e quattro i progetti sono realizzati in superadobe e intonacati con cocciopesto.

2016

Tecnica: Superadobe + Intonaco di calce

Luogo: Abruzzo, Italia

Una piccola cupola terrestre che ha 2 m di diametro interno e 2,20 m di altezza interna. È stato costruito durante un workshop Vide Terra durato 8 giorni. Metà di questa cupola è sotto terra ed è progettata per raffreddarsi passivamente. Può funzionare come una piccola camera da letto estiva. Oltre ad una finestra laterale, la cupola ha un lucernario che diffonde la luce all’interno.

Per vedere la sua applicazione come struttura abitativa, ad oggi non possibile in Italia, vi invitiamo a visitare, sostenere e vivere il villaggio dove abita Dana con la sua famiglia e gli altri abitanti.

Andare in queste realtà è un’occasione per conoscere una terra poco turistica e confrontarsi con un vivere differente che suscita la riflessione e il desiderio di accogliere uno stile che abbraccia maggiormente la natura e il senso comunitario.

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Il periodo primaverile potrebbe essere il tempo perfetto grazie alle condizioni climatiche ideali, immaginate grandi baobab e alberi di mango che vi circondano e la laguna che brilla nelle mille sfumature del blu, Dana & family sono pronti ad accogliervi nelle loro case magiche circondate da un ambiente e atmosfera unici, con cibo e yoga ogni mattina salutando la savana dalla loro terrazza.

Se vi abbiamo fatto sognare con questa descrizione non potete fare altro che partecipare con noi al retreat yoga dal 26 marzo al 1° aprile, tutte le info di seguito!

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