VITRA CAMPUS

Un museo di architettura e design a cielo aperto

Oggi vogliamo raccontarvi una favola moderna che parla di una grande azienda di design, di una famiglia illuminata e di un luogo incredibile sito al confine tra Svizzera e Germania.

L’azienda è Vitra, la famiglia è la famiglia Fehlbaum, e questo luogo è il Vitra Campus che abbiamo avuto occasione di visitare in occasione dell’inaugurazione di due nuove “opere” che completano quello che è un museo di architettura e design unico nel suo genere.

Ma partiamo dal principio. C’erano una volta Willi e Erika Fehlbaum, proprietari di un negozio di mobili a Basilea, che nel 195o fondarono Vitra  a Weil am Rhein.

Negli anni successivi, i Fehlbaum acquistarono i diritti sui tuttora inconfondibili lavori di Charles e Ray Eames e Verner Panton, inaugurando una serie di collaborazioni con designer divenuti poi capisaldi della storia del mobile.

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Il figlio dei fondatori, Rolf Fehlbaum, prende le redini dell’azienda poco prima che un incendio distruggesse gli stabilimenti di Vitra (1981). Da questo sfortunato evento l’illuminato e lungimirante nuovo chairman ha tratto la spinta per iniziare una nuova era che ha reso non solo Vitra un’azienda leader nel design, ma il campus di Weil am Rheim la più grande collezione di architettura contemporanea.

Partendo dal progetto della struttura produttiva stessa affidata a l’architetto inglese Nicholas Grimshaw, seguendo l’esempio delle grandi aziende come Olivetti che iniziavano a dare valore architettonico anche ai building funzionali, Mr Fehlbaum non si è più arrestato. La sua visone moderna e la sua passione per i progetti avanguardisti e ambiziosi hanno fatto si che nel corso dei decenni, quelli che sarebbero diventati i più grandi architetti del mondo (Zaha HadidTadao AndoFrank Gehry,   Herzog & de MeuronSanaa , Alvaro SizaJean Prouvè, Renzo Piano, Carsten Höller…) si sono cimentati nella progettazione di un edificio per il campus Vitra. 

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Un mecenate dell’architettura che ha visto il talento ineguagliabile in professionisti che non avevano ancora avuto occasione di cimentarsi fuori dal proprio paese di origine e in più per una commissione libera, slegata dalla funzione di utilizzo. L’edificio di Zaha Hadid ad esempio è un progetto per una stazione di pompieri, la Fire Station, ed è stato il primo edificio realizzato dalla archistar scomparsa recententemente.

Lo stesso vale per Tadao Ando, al suo primo progetto fuori dal Giappone o per Frank Gehry, che ha progettato ben tre edifici all’interno del campus.

Una storia di un “talent scout” se così si può dire che ha inventato un parco architettonico in continua evoluzione in cui poter visitare gli edifici, le mostre temporanee, il Vitra Design Museum con più di 430 pezzi di storia del design dal 1800 ai giorni nostri, e perdersi tra i salottini della Vitra Haus. Le attività del museo comprendono mostre, workshop e pubblicazioni, il tutto orientato  verso i mobili e l’interior design.

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L’occasione che ci ha portati a visitare il campus come dicevamo all’inizio è stata la presentazione di un nuovo “edificio” che poco ha che vedere con gli altri del campus. Blockhaus, una piccola struttura in legno realizzata dall’artista tedesco Thomas Schütte è stata realizzata per volere di Rolf Fehlbaum stesso, che ne aveva visto un modellino esposto presso una galleria di Düsseldorf. Ideato come riparo con abbeveratoio, aderisce a canoni differenti rispetto agli edifici del campus progettati da architetti, ponendosi ambiguamente ai loro antipodi.

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Nella stessa occasione è stato presentato Ruisseau e Ring di Ronan ed Erwan Bouroullec: Ruisseau è un canale stretto, scavato in una base di marmo e riempito con acqua corrente. Ring è una piattaforma circolare di acciaio zincato che sembra galleggiare sopra al terreno. Circondando un ciliegio, funge da panca collettiva. Da sempre volti a indagare il rapporto con la natura nella progettazione degli spazi urbani, i fratelli Bouroullec sono autori di svariati prodotti iconici di Vitra.

Ultima, ma non in ordine di importanza, la mostra su Ron Arad “Yes to uncommon!” ha concluso in bellezza il nostro tour. Una overview con cui Vitra ha reso omaggio a uno dei designer più famosi e provocatori del mondo, provocazione messa in scena davanti ai nostri occhi attraverso la macchina Sticks and Stones  (1987) che letteralmente mangia sedie e altri pezzi di metallo per restituire cubia tratti di materiale indistinto.

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Se dovessimo consigliarvi una visita al Vitra Campus vi chiederemmo quanto siete interessati all’architettura e al design e in base alla vostra risposta vi raccomanderemmo di passarci se siete in zona o di recarvici appositamente. Come recitavano in origine le stelle Michelin (una stella merita la tappa, due stelle merita la deviazione, tre stelle merita il viaggio) deciderete quante stelle vale. Per noi è valso il viaggio ed e’ stata una piacevole scoperta!

Ph. Federico Torra

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