LE TRAME DI ALICUDI

Una bottega tessile in mezzo al mare

Durante il lockdown primaverile, costretta tra le mura del mio appartamento milanese a guardare impotente le giornate nelle quali il sole scaldava le strade deserte, mi sono ripromessa che, uscita da lì, mi sarei fatta portare ovunque le mie gambe mi avessero portata, senza lamenti, senza sosta e sopportando qualunque fatica per recuperare tutte le occasioni perse per farlo.

Così, il giorno seguente al mio sbarco a Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, mi sono svegliata all’alba di una mattina d’estate e dopo due ore di aliscafo, sono arrivata al porto di Alicudi, dove, insieme alla guida di Nesos (ma questa è un’altra storia!) abbiamo iniziato a salire gli irti gradoni di pietra di quello scoglio piantato in mare, il cui fascino è proporzionale solo alla fatica che si fa per esplorarlo.

Superata la Chiesa del Carmine, poco sopra i trecento gradini, dove la vista sembra infinita e la fatica è già sconfitta dalla bellezza del paesaggio, incontriamo Paola Costanzo e il suo atelier di tessitura artigianale Mouloud allestito in una tipica casa arcudara.

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Paola si muove tra i meccanismi dei suoi telai, immersa tre le diverse tonalità di silenzio dell’isola, le fibre vibranti e i movimenti lenti, in una continua ricerca di geometrie e scelte cromatiche impregnate di poesia.

https://www.instagram.com/p/CF2IxqbFhYl/

Qual è la tua storia e come hai iniziato questo progetto? Cosa ti ha portato alle Eolie e come mai hai scelto di fermarti ad Alicudi?

Le mie origini solo eoliane, sono nata a Lipari, luogo in cui ho trascorso la mia infanzia e ho deciso di tornare a viverci 4 anni fa. Da questa estate il mio laboratorio è diventato itinerante tra Lipari e Alicudi che per me rappresenta, in una geografia dei sentimenti, un’isola speciale, un felice perimetro esistenziale, fonte di ispirazione per il mio lavoro. La casa che ospita il mio atelier, al gradino 345, oltre a essere stata uno dei set di Nanni Moretti per il film Caro Diario, è stata la dimora di una pittrice genovese e donna dalla straordinaria cultura che scelse Alicudi, a fine anni ’60, per dedicarsi alla pittura e alla meditazione. Gianna ‘Anandasi’ Frati è il genius loci di quella casa.

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Che fibre utilizzi per le tue creazioni e da dove provengono?

Utilizzo fibre naturali sia vegetali che animali tinte con pigmenti naturali o grezze acquistate selezionando il più possibile produttori della filiera corta che abbiano rispetto per la fauna e l’ambiente.

Tecniche, colori, intrecci, a cosa ti ispiri? Quanti telai utilizzi e di che tipo sono?

Uno dei miei obiettivi è quello di far dialogare la tradizione antica della tessitura manuale con il design contemporaneo. La produzione si caratterizza per la ricerca di geometrie, scelte cromatiche, che trovano ispirazione nella mescolanza degli elementi, luoghi, colori mediterranei ed eoliani. Il risultato è un piccola produzione di tessuti realizzati utilizzando telai a pedali a 4 e 8 licci, telaio quadro e telai a tensione, telaio a leve 8 licci.

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Quanto tempo impieghi per produrre una tessitura?

In generale non c’è un tempo standard, dipende molto dalle dimensioni del tessuto da realizzare e dal filato impiegato per la produzione.

Ho letto che hai sviluppato anche il progetto Magazzino Tessile, un laboratorio di tessitura artigianale per donne del carcere di Messina. In cosa consiste e come lo porti avanti?

E stata un’esperienza molto forte, che mi ha restituito tantissimo sia in termini umani che creativi. L’idea del laboratorio è nata con tre obiettivi principali: cercare di dare un valore tempo trascorso in carcere, luogo in cui bisogna fare i conti con un’esistenza sospesa e in cui bisogna rapportarsi con le umiliazioni e le frustrazioni che solo la galera sa produrre; cercare di creare un senso di appartenenza diverso a quei luoghi, abbandonando seppur per poche ore, grazie alla creatività, quell’universo semantico (fatto di blindi, girachiavi, sbarre, etc). Oltre alla dimensione specificatamente “tecnica”, il lavoro artigiano in generale e l’arte delle tessitura nello specifico, presuppongono uno scambio di idee che lascia posto al lato umano e ai vissuti delle singole persone; inoltre il ricavato della produzione è stato destinato alla sezione femminile del carcere. Ho di recente costituito una mia associazione proprio per collaborare con enti sia pubblici che privati con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e dare voce attraverso la tessitura alle fasce di popolazione più fragili . Ho al momento in cantiere altri progetti. Vi racconterò!

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Potete trovare le creazioni di Paola online mouloudbottegatessile.com e contattarla per chiederle su quale isola la troverete.

https://www.instagram.com/p/CECRkh5p3qU/